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Bagnini, una rete WhatsApp che salva i bambini. Ma spesso la paga è da fame

Lazio, i bagnini garantiscono la sicurezza, ritrovano 40 bambini e salvano vite. Ma esplode il caso stipendi: “Paghe da 5 euro l’ora”. L’Associazione Nazionale assistenti bagnanti (Anab) denuncia il mancato rispetto del contratto collettivo

Bagnini, una rete WhatsApp che salva i bambini. Ma spesso la paga è da fame

Un network di oltre 120 assistenti ai bagnanti attivo da Minturno fino a Tarquinia per garantire la sicurezza del litorale laziale. La rete, coordinata tramite la chat WhatsApp “Bagnini di salvataggio Lazio-Gruppo ufficiale regionale”, ha permesso di raggiungere risultati fondamentali durante la stagione estiva, a partire dal ritrovamento di circa quaranta bambini smarriti sugli arenili.

«Abbiamo formato una rete di assistenti ai bagnanti che comprende oltre 120 persone, da Minturno a Tarquinia. In pratica copriamo tutta la costa laziale e siamo in collegamento costante con una chat», ha spiegato Cvetomir Simeonov Hristov, noto come «Mimmo», rappresentante del gruppo e membro dell’Associazione nazionale assistenti bagnanti (Anab) al Corriere della Sera.

Il meccanismo dei soccorsi

Il sistema garantisce interventi tempestivi: quando un genitore lancia l’allarme, scatta subito una segnalazione orizzontale che coinvolge i primi otto stabilimenti a destra e a sinistra rispetto al punto dell’ultimo avvistamento. Un’organizzazione efficace messa in campo in contesti ad alto afflusso, come la spiaggia libera attrezzata «Samaka» nel consorzio Lido di Lollia a Tor San Lorenzo (Ardea), presidiata dallo stesso Hristov e frequentata da circa mille persone al giorno.

I bagnini del litorale hanno affrontato numerosi soccorsi in mare in una stagione complessa dal punto di vista meteo. Un impegno testimoniato anche dall’episodio avvenuto alla «Spiaggetta» di Torvaianica, dove a luglio il diciassettenne Danis Sguera ha tratto in salvo otto persone in difficoltà per il mare mosso. Nonostante le condizioni critiche e la bandiera rossa, molti bagnanti continuano infatti a ignorare i consigli e a spingersi fino a 200 metri dalla riva, mettendo a rischio la propria vita e quella dei soccorritori.

La denuncia sui compensi

Accanto all’attività quotidiana di salvataggio, resta irrisolta la questione delle retribuzioni per i «baywatch» laziali. Hristov evidenzia una situazione contrattuale critica per diversi operatori del settore: «C’è chi prende anche meno di cinque euro l’ora. Spesso sono colleghi molto giovani ai quali noi più anziani diciamo sempre di non accettare compromessi, ma di richiedere sempre il rispetto del contratto collettivo nazionale firmato dalle associazioni di categoria e dai sindacati che prevede 10 euro l’ora per 40 ore settimanali, con orario 9-19, senza contare gli straordinari e il giorno e mezzo di riposo. In tutti i casi, anche con il contratto regolare, è bene verificare sempre cosa si trova in busta paga alla fine del mese».