Il Presidente sembra un uomo dolce, mite quasi infastidito dalla notorietà che l’ha colpito dal primo di giugno di quest’anno, ha modi delicati e sguardo sognante, un accademico senza particolari ambizioni, indifferente all’avidità del potere. Ordinary people.
Ordinario, di sinistra pare (e chi non lo è stato, almeno da ragazzo?), devoto del Santo di Pietralcina, salentino, elegante nel vestire senza particolari tendenze al narcisismo scivoloso che la politica impone, attento al linguaggio ma timido nell’espressione.
Nessun paragone col suo maestro di cattedra e di politica l’ineffabile Aldo Moro, massima espressione dell’equilibrismo magico democristiano, capace di coniugare gli opposti estremismi e le convergenze parallele, raffinatezze ormai inarrivabili nell’oceano semantico semplificato della contemporaneità.
Il Presidente sorride poco cammina lentamente e parla piano, ”tanto gentile e tanto onesto pare” e non ci sembra interessato alla rissa perenne tra presunti squali telecomandati della videocrazia. Una vera novità antropologica, una mutazione genetica dell’homo italicus,perché non urla,non insulta e non calunnia,ama le opposizioni,e rispetta le istituzioni.
Attraversa i meeting internazionali come se avesse vinto il premio che consente al fan di incontrare la rockstar preferita, e se lo salutano quasi si gira per capire se sono rivolti a lui, ma anche questo lo rende simpatico, perché non eravamo più abituati a figure istituzionali umili, riservate, appartate, diciamo l’esatto opposto del ex Gallo Cedrone, ora Cappone Reale di Risignano.
Gli italiani lo conoscono poco ma sembrano fidarsi, lo osservano con circospezione perché probabilmente è l’unico che non sbraita al telefonino al ristorante, e addirittura ricambia il saluto di quanti incontra sui percorsi pubblici, Renzi aveva bisogno dell’aereo presidenziale per esistere, a lui basta il taxi.
Non è populismo tutto questo, come direbbero i Tetrarchi della Repubblica delle Derive, solo buon senso, e siccome non siamo più abituati alla normalità, se il Presidente non si abbandona alle solite scorribande nascono i sospetti, le indagini fiscali, accademiche e sentimentali, che neppure l’esperto Generale De Lorenzo avrebbe apprezzato.
Non è uno di noi disincantati, è uno dei tanti bravi che sono rimasti a combattere contro il surrealismo di questo paese, è forse un pochino secchione, non troppo glam, ma rispetto a quelli di prima anche in questo senso è un Bardem, un Farrell, ”ecchisenefrega” se ci permettiamo valutazioni estetiche, è pur sempre il portabandiera del made in Italy, e noi siamo stati rappresentati da Dini o da Monti, quindi va bene chiunque, anche per sorteggio, come ad Atene qualche secolo fa.
Non ha niente da dimostrare, da recuperare, perché parte avvantaggiato dall’Apocalisse creata allegramente dai sui predecessori e dal livore autodistruttivo dei dinosauri che non riescono a scalfire la sua serafica pacatezza. Ha qualche buona idea? Vedremo E’ un re travicello? Vedremo. Non è adatto (e la Boschi? e la Fedeli?), è il servo sciocco di ben altri poteri? A lui dimostrare il contrario.
Ha solo dovuto respingere lievemente una campagna stampa violenta e dunque inefficace, perché più che il presidente del consiglio italiano, sembra essere nato il governo del Reich del Cancelliere Adolf Hitler, quindi, dopo non c’è altro, se non Bokassa, Gengis Khan, Stalin, e Pol Pot, tutti dittatori sanguinari come il Presidente.
Mi sembra di scorgerlo mentre legge queste spassose ricostruzioni della nuova Dittatura Italica in corso, e sono convinto che ci sorprenderà, perché rispetto alle “poche idee ma confuse”, dei Democratici, potrebbe rappresentare il nuovo argine alla retorica spocchiosa che da troppi anni viene scambiata per politica riformista, con l’obbligo dell’attestato di sinistra: da una parte Righetti, Giachetti, Rosato e Madia e tutto il resto è fascismo brutto, sporco e cattivo (forse addirittura, povero).
Il Presidente, lo sa, fategli fare il riposino pomeridiano, leggere qualche buona pagina rimasta indietro, e due o tre telefonate, non di più, e poi sarà disponibile a bere una birra, a parlare con Al Asisi, o Trump, dopo, con calma, perché a Palazzo Chigi i tempi non li detta più il palinsesto delle televisioni, qualcuno ha ricominciato a pensare, o almeno così sembra, senza dichiarare l’appartenenza al Partito.
Auguri Presidente, buon lavoro e non dimentichi Marco Aurelio (e il Marc’Aurelio).

