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Lo sguardo libero
Anniversario di Tienanmen, il volto della Cina è la repressione di Hong Kong

Proteste a Hong Kong per l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa della legge che prevede fino a tre anni di carcere per chi insulta l’inno nazionale cinese e per il divieto di ricordare l’eccidio di Tienanmen. Nella notte tra il 3 e 4 giugno 1989 i carri armati e l’esercito cinese spararono sulla folla che reclamava democrazia e libertà nella immensa piazza di Pechino. Non si conosce ancora il numero esatto dei morti, ma è entrata nella storia la foto di quello studente, solo e disarmato, in piedi davanti al carro amato per fermarlo, che fu poi ucciso.

Nel 31esimo anniversario di quella strage, le autorità di Hong Kong fedeli al regime e al potere comunisti, concentrati in un unico uomo, Xi Jinping (capo dello Stato, segretario del Pcc, capo della Commissione militare, incarichi che potrà mantenere a vita se vorrà), hanno impedito, per la prima volta, di celebrare la ricorrenza di quello scempio. Ciò a pochi giorni dal sì dell’Assemblea nazionale del popolo di Pechino alla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, che rappresenta il viatico alla fine dell’autonomia del ex colonia britannica, sintetizzata nella formula “un Paese due sistemi”.

Molti Stati hanno reagito. “Hong Kong – ha affermato Mike Pompeo, segretario di Stato Usa - non è più autonoma. Gli toglieremo lo statuto speciale”. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha evocato la possibilità di concedere visti facilitati per il Regno Unito ai tre milioni di cittadini della ex colonia. Per alcuni osservatori  manca ancora la presa di posizione da parte di Papa Francesco,  in quanto il Vaticano è impegnato a risolvere la questione tra le due Chiese cattoliche, quella patriottica che risponde a Pechino, e quella clandestina, fedele alla Santa Sede.

Il comunismo cinese ha come obiettivo primario la sua sopravvivenza. La repressione interna dei diritti civili e la sua politica economica espansiva verso l’esterno sono essenziali al suo restare in vita (come quel mostro di un film di fantascienza che ingloba ogni essere che gli capita vicino). Non deve sorprendere che il regime cinese rinneghi l’impegno preso,  nel 1984 quando la Gran Bretagna, il cui Governo era guidato da Margaret Thatcher, consentì di trasferire Hong Kong alla Cina, dall’allora leader Deng Xiaoping che sarebbero stati conservati i diritti civili, come la libertà di espressione, di riunione, di protestare e anche della magistratura. Tuttavia gran parte del popolo cinese e quello di Hong Kong sa bene, come tutti i popoli, di essere degno della democrazia, di cui prima o poi trarrà beneficio. Ai giovani coraggiosi studenti di Hong Kong, che protestano col rischio di essere arrestati, non può che andare il sostegno morale di tutti coloro che amano la democrazia e la libertà.

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