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Lo sguardo libero
Intervista ad Alberto Pellegatta: “Ecco la nuova casa editrice Taut”

Alberto Pellegatta, poeta della storica collana dello Specchio Mondadori (Ipotesi di felicità nel 2017 e L’ombra della salute nel 2011), critico letterario, già responsabile della collana «Poesia di ricerca» di Edb Edizioni e segretario di redazione dell’Almanacco dello Specchio, è il direttore editoriale della neonata casa editrice milanese Taut Editori. Dietro al marchio, che rievoca uno degli architetti più visionari e meno conosciuti della storia, c’è un comitato scientifico internazionale composto da poeti, scrittori e filosofi, tra cui Carlo Sini e Jack Underwood, inglese del ‘86 pubblicato da Faber&Faber.

Come è arrivato a Taut e quali sono i vostri progetti?

Non c’era altra soluzione, si sentiva l’esigenza di una casa editrice che indagasse le nuove voci inserendo tale ricerca in un contesto storicizzato. Che recuperasse titoli introvabili e proponesse idee nuove. Questa è una piattaforma moderna e indipendente. Vogliamo cercare nuove voci con serietà e senza preclusioni, il nostro è un interesse genuino. Per ribadirlo partiamo con la poesia. A Taut non interessa la scrittura commerciale, vogliamo cercare i lettori forti, non rincorrere quelli che cercano i succedanei culturali o la lingua piana e sempre uguale dei soliti romanzi. Qualità della scrittura e ricerca sulle nuove narrazioni. Saggistica d’alta quota. Queste le prossime tappe. 

Come ci si sente a iniziare da zero?

Taut è appena nata, è vero, ma siamo già tanti. Il primo libro, lo dico qui in anteprima, sarà un’antologia di nuove voci da tutto il mondo. Quasi trenta ragazzi giovanissimi. Taut nasce da una visione chiara della qualità letteraria. Si appoggia a un comitato scientifico di alto profilo, composto da professionisti con esperienze decennali nell’editoria - grande, media e piccola.  Sappiamo come funzionano i meccanismi, e siamo qui per offrire spazio alle nuove generazioni, certi di proporre il meglio grazie a un’accurata ricerca che ci porta in contatto con i dipartimenti universitari e le redazioni più vivaci del mondo - le università di Goldsmith, Barcellona, Lisbona, Milano, Genova, le riviste Quimera, Poetry London ecc.

Ci sarà un laboratorio online. Di che cosa si tratta?

Grazie. Ne approfitto per lanciare il nostro laboratorio online, «Doppia esposizione», che si occuperà di scannerizzare le uscite più interessanti e di proporre anche online nuove voci o approfondimenti. La nostra non è un’operazione editoriale ma culturale. Con un preciso profilo internazionale e una cura grafica di alto livello, di volta in volta affidata a nuove proposte artistiche - l’essere curatore di mostre (anche di giovani artisti) mi aiuta nella ricerca. Siamo determinati, lo ribadisco, a far emergere le voci migliori, tra quelle di autori riconosciuti e inediti, seguendo una ricerca originale, indipendente e immediatamente riconoscibile.

Si può dire che è una casa editrice per esordienti?

Non solo, le uscite dei giovani saranno sempre affiancate a volumi di maestri contemporanei o del passato, per sostenere un’idea di letteratura come cammino collettivo.

Quali eventi di presentazione del progetto avete programmato?

Presenteremo il progetto editoriale e l’antologia in diversi contesti a partire da febbraio: Milano, Roma, Genova, Bologna e Firenze le tappe principali. Saremo al prossimo Bookcity e ci faremo conoscere all’estero. Per questo pubblicheremo pochi titoli l’anno, per poterli seguire come si deve.

Come averrà la distribuzione? 

Avremo una distribuzione artigianale ma anche capillare, efficiente e empatica, saremo sui canali online e sui social ma puntiamo tutto sulla forza dei nostri libri e sui lettori, sugli eroici librai. Pochi titoli l’anno, tiratura sostenuta e cura del testo anche dopo il lancio - con presentazioni sparse sul territorio europeo e collaborazioni con librerie interessate e centri culturali. Infine, sempre tra poco, come abbiamo detto, inizierà il lancio della piattaforma digitale, che si arricchirà a poco a poco, non solo di contenuti, ma anche di attività multimediali. Ma non posso anticipare troppo.

(Foto: Dino Ignani.)

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