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Lo sguardo libero
Meghan e Harry conducono oltre la monarchia

L’intervista di Oprah Winfrey a Meghan e Harry, i duchi di Sussex, emigrati in California, che stanno mettendo in crisi la monarchia britannica, ha espresso contenuti inaspettati.

Meghan ha sostenuto che si sentiva sola e prigioniera a corte, che il figlio Archie è stato oggetto di sentimenti di razzismo; per parte sua Harry che i reali interpretano un ruolo (del resto è così per la maggioranza delle persone, basti osservare alcuni personaggi televisivi), che temeva si ripetesse la vicenda della madre Diana, di compatire il padre Carlo e il fratello William (d’altronde capita nelle migliori famiglie)

Al di là di tutto il contorno, la simpatia dei due, il rispetto per la nonna Elisabetta, il riferimento di lei alle principesse nei libri delle fiabe, la riflessione sull’osmosi tra tabloid inglesi (quasi un unicum) e corte, confermata da Harry, ciò che sorprende è che in UK, le cui radici democratiche sono le più antiche e consolidate d’Europa, in pochi mettano in dubbio l’esistenza della monarchia.

Il passato e la tradizione di quest’ultima non si discutono, anzi sono un esempio. Non è una questione di anarchia, ma di fede nell’individuo che eccelle per merito, intelligenza e intelletto (come noto gli aristocratici sono etimologicamente i “migliori”). E la democrazia è l’individuo (certo tutti sono uguali di fronte alla legge, quindi ai nastri di partenza… vero si prende il via da posizioni diverse… ma questo è il progresso, in Italia nel 1861 il 78% delle persone erano analfabete). Pensare che qualcuno sia a capo di uno Stato per diritto di nascita non dovrebbe far scaturire qualche dubbio in qualunque uomo libero (aristocratico)?

Così meraviglia che i sindacati d’oltremanica chiedano che sia fatta luce sul razzismo a Buckingham Palace, come vedere il primo ministro Boris Johnson (uomo evidentemente liberissimo) che si inchina e abbassa lo sguardo a terra di fronte al monarca. Ultima considerazione, formale… la forma, come insegna l’etichetta, è tutto. Spesso la verità è nell’etimologia delle parole: suddito deriva da sottomettere. Si mediti sulla differenza con cittadino.

 

 

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