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Lo sguardo libero
Lite Gruber-Mentana, la puntualità è un valore, ma tra colleghi ci si aiuta
Lilli Gruber (67 anni) ed Enrico Mentana (69).

Il sistema autoreferenziale di La7 a rischio cortocircuito

Enrico Mentana dice “Sottoscrivo”, Lilli Gruber: “Condivido la linea e le regole dell’azienda”. Si è concluso, qualche ora fa, lo scontro Mentana-Gruber, facilitato dal – tardivo – comunicato dell’azienda: “E’ fondamentale che non venga mai a mancare il rispetto reciproco, così come quello verso l’azienda che ha nei suoi valori la libertà di espressione e l'autonomia responsabile dei suoi conduttori e giornalisti.”

Tutto nasce dal ritardo con cui l’altro ieri sera era iniziato “Otto e mezzo”, a causa di quello del Tg7. Gruber aveva polemicamente debuttato: “Benvenuti a Otto e Mezzo alle 20:46, non alle otto e trenta. L’incontinenza è una brutta cosa”. Mentana aveva replicato: “Un giudizio gravemente sprezzante nei miei confronti, da cui finora nessuno tra i vertici di La7 ha sentito il bisogno di prendere le distanze, che a questo punto, come è doveroso, prendo io, dai maleducati e dagli ignavi". Mentana ieri sera aveva anche fatto pensare alle dimissioni: “Domani vedremo se c'è stato qualcosa, sennò trarrò le conclusioni e le dovute conseguenze.”

Come dice il proverbio, “la puntualità è la virtù dei re”. Come sanno tutti gli esperti di cerimoniale, la puntualità è un valore sotto tutti i punti di vista: organizzativo, sociale, economico, persino morale. Gruber, giornalista formata alla Rai, conosce cosa significa, come e quando si entra nelle case degli italiani. È anche vero che Mentana ha parlato di sforamento concordato con la rete, a causa dei numerosi fatti importanti da presentare durante il giornale.

Di più, come noto a tutti gli uomini d’azienda (ma vale generalmente parlando): 1 – mai permettere che qualcuno minimizzi il tuo ruolo; 2 – tratta male chi ti tratta male. Dall’altra parte, come prescrive la deontologia professionale dei giornalisti, tra colleghi ci si aiuta. E come dice un altro proverbio: “I panni sporchi si lavano in famiglia”. L’impressione è che il sistema del gruppo di Urbano Cairo, in cui i giornalisti di La7 e quelli del “Corriere della Sera” si  invitano tra loro e si parlano addosso è a rischio corto circuito – oltre che di noia e di una sensazione di anti-meritocrazia. 






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