All’interno della stessa categoria c’è molta confusione
Il fatto che Matteo Renzi sia diventato il nuovo direttore del Riformista, prendendo il posto di Piero Sansonetti che passa all’Unità – entrambi i giornali sono di proprietà dell’imprenditore Alfredo Romeo – poteva essere l’occasione per riflettere su una funzione così essenziale per la democrazia. Non sembra essere così.
I quotidiani in edicola arrancano. Alcune testate storiche chiudono. Come distinguere l’informazione online di qualità da quella che non lo è, oltre le fake news? La professione è in crisi, mette tanti colleghi ai margini, spesso sottopagati. C’è tanta confusione dentro la categoria: giornalisti che si cancellano dall’albo per fare pubblicità e continuano a fare interviste in tv; giornalisti che urlano in studio – quando regole deontologiche fondamentali sono la credibilità, la capacità di instaurare fiducia tra pubblico e stampa e il sostegno tra colleghi (il giornalista poco credibile indebolisce i colleghi, soprattutto i più deboli… “Perché dovrei pagarti bene?” è l’osservazione ricorrente); trasmissioni televisive che fanno inchieste con una redazione e conduttori non giornalisti. La gente non capisce: chi è il vero giornalista? È anche sicuro – si accolga la battuta (serietà e credibilità non escludono ironia e umorismo) – che in Italia ci sono 60 milioni di giornalisti e allenatori di calcio.

