Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero
NUMERO 37 – 2012
PRODOTTI IGP E DOC, PROGETTI PER LE DONNE , SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI , AIUTI A CHI PERDE IL LAVORO
PER STARE MEGLIO COME CITTADINI EUROPEI E SAPER SFRUTTARE TUTTE LE OPPORTUNITA’ UTILI – In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – europainforma@gmail.com
Domanda: non ho capito se e come è normata la sperimentazione sugli animali per i prodotti cosmetici in Europa. Ho letto articoli discordanti sui giornali, può darmi qualche ragguaglio per favore? Rita Dattrimo
Risposta: i cosmetici sperimentati sugli animali non possono più essere commercializzati nell’Unione europea. La Commissione europea punta all’innovazione in questo settore promovendo una ricerca che rispetti al contempo il benessere degli animali e sostiene pertanto lo sviluppo di metodi alternativi per lo sviluppo e la ricerca nel settore dei prodotti cosmetici senza scendere a compromessi sulla sicurezza dei consumatori. Tuttavia non è ancora del tutto possibile sostituire la sperimentazione sugli animali con altri metodi. La Commissione europea ha quindi stanziato circa 238 milioni di euro tra il 2007 e il 2011 e anche l’industria dei cosmetici ha dato il suo contributo, ad esempio cofinanziando con 25 milioni di euro l’iniziativa di ricerca Suerat. Safety Evaluation Ultimately Replacing Animal Testing (ovvero Valutazione della sicurezza per la sostituzione della sperimentazione sugli animali). Nell’Unione europea la sperimentazione sugli animali è già vietata dal 2004 per i prodotti cosmetici e, a partire dal 2009, per gli ingredienti presenti nei prodotti cosmetici ; mentre dal marzo 2009 è vietata anche la commercializzare nell’Unione di prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati sugli animali.
Domanda: non mi pare che si possa fare a meno della plastica , però cosa viene fatto in Europa oltre ad abolire i sacchetti di plastica? Enrico Luttosi
Risposta: in effetti il mondo d’oggi non può fare a meno della plastica, materiale versatile e durabile che pone però problemi di smaltimento. La Commissione europea ha pubblicato di recente un Libro verde allo scopo di lanciare una discussione articolata su come rendere più sostenibili i prodotti di plastica nell’intero ciclo di vita e ridurre l’impatto dei rifiuti di plastica sull’ambiente. Janez Potočnik, Commissario per l’Ambiente, ha dichiarato di recente: “I rifiuti di plastica e la loro gestione rappresentano una grande sfida per la tutela dell’ambiente, ma sono anche una formidabile occasione per rendere più efficienti le nostre risorse. In un’economia circolare, in cui più si ricicla più si sopperisce alla scarsità delle materie prime, sono convinto che la plastica abbia un futuro. Invito tutti gli interessati a partecipare a questo processo di riflessione su come trasformare la plastica da problema a parte della soluzione.” I rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente, soprattutto nell’ambiente marino, possono resistere centinaia di anni. Ogni anno finiscono in mare fino a dieci milioni di tonnellate di rifiuti, perlopiù di plastica. Metà di tutti i rifiuti di plastica generati in Europa finisce in discarica, pratica che dovrebbe invece evitarsi perché la plastica, contenendo talvolta sostanze pericolose, può rilasciare sia emissioni nocive sia residui concentrati e inquinanti. Il Libro verde evidenzia l’importanza della plastica in molti processi e applicazioni industriali e i benefici economici che potrebbero derivare da tassi di riciclaggio più alti. Con l’aumento della popolazione mondiale e il concomitante assottigliarsi delle risorse naturali, riciclare la plastica si porrà come alternativa allo sfruttamento delle risorse primarie. Per accelerare questo cambiamento occorre sostenere la progettazione ecocompatibile e l’innovazione ambientale migliorando il contesto normativo entro cui si inquadrano, ad esempio facendo in modo che nella progettazione dei prodotti di plastica siano contemplati gli aspetti della prevenzione e del riciclaggio dei rifiuti. “La legislazione comunitaria vigente in materia di rifiuti” dice il dott Fabrizio Spada, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea,” non contiene norme specifiche che regolino i problemi particolari posti dai rifiuti di plastica: gli Stati membri sono sì tenuti a privilegiare la prevenzione e il riciclaggio rispetto ad altri metodi di smaltimento, e ciò per tutti i flussi di rifiuti indicati nella direttiva quadro sui rifiuti, ma è chiaro che questo approccio non è sufficiente. Con il Libro verde s’intende raccogliere dati e pareri per valutare l’impatto prodotto dai rifiuti di plastica e definire una strategia europea per mitigarlo. Si punta ad una progettazione modulare e chimica della plastica per aumentarne la riciclabilità, in modo da ridurre i rifiuti e ad interventi per promuovere la plastica biodegradabile”. La consultazione on line a cui tutti i cittadini possono partecipare si articola in 26 domande e durerà fino all’inizio di giugno 2013 http://ec.europa.eu/environment/consultations/plastic_waste_en.htm Il suo esito concorrerà a definire gli interventi da attuare su questo fronte nel 2014, nell’ambito più vasto del riesame della politica in materia di rifiuti: riesame che verterà in particolare sugli attuali obiettivi per il recupero dei rifiuti e lo smaltimento in discarica, e comprenderà una valutazione ex post di cinque direttive che disciplinano vari flussi di rifiuti. Nell’arco di poco più di un secolo la plastica è divenuta un materiale indispensabile nella progettazione e nella produzione di beni di consumo di massa. Dal 1950 al 2008, in soli 50 anni, la produzione mondiale di plastica è passata da un milione e mezzo a 245 milioni di tonnellate annue, seguendo un andamento che non accenna ad arrestarsi. L’ambiente marino è particolarmente vulnerabile ai rifiuti di plastica: l’80% degli enormi agglomerati di rifiuti che galleggiano sull’oceano Atlantico e Pacifico è costituito da plastica e a farne le spese sono le specie marine, che vi restano intrappolate oppure la ingeriscono. L’attuale legislazione contiene già alcuni elementi strategici: con la direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE) vi sono il principio del ciclo di vita, la priorità alla prevenzione rispetto alle operazioni di trattamento dei rifiuti, la responsabilità estesa del produttore, l’efficienza delle risorse e la loro conservazione, mentre la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse, pubblicata nel 2011, e il Settimo programma d’azione per l’ambiente, proposto dalla Commissione nel 2012 e attualmente all’esame di Parlamento europeo e Consiglio, si spingono oltre, arrivando a considerare un obiettivo quantitativo di riduzione dei rifiuti.
Domanda: vorrei capire quali sono gli aiuti concreti europei a chi perde il lavoro. Temo che ci siano tante parole e pochi fatti, è così? Nerina Macorsi
Risposta: in verità alcuni dati positivi e concreti ci sono. Le faccio un esempio. La Commissione europea ha proposto di concedere all’Italia 3,6 milioni di euro dal Fondo di adeguamento alla globalizzazione per gli ex lavoratori di Agile S.r.l. . Il Feg è il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione che aiuterà 856 ex lavoratori della società di servizi di tecnologia dell’informazione Agile S.r.l. a trovare un nuovo posto di lavoro. Il pacchetto di misure è pensato per offrire ai lavoratori consulenza riguardo alla carriera, valutazione delle competenze, assistenza nel ricollocamento e nella ricerca di lavoro, formazione professionale, facilitazioni all’assunzione, tutoraggio dopo il reinserimento professionale, indennità per la ricerca di lavoro e contributi per le spese speciali come l’assistenza a persone non autosufficienti, contributi per le spese di pendolarismo e di trasferimento nel luogo del nuovo posto di lavoro. Il costo complessivo stimato del pacchetto è di circa 5,6 milioni di euro, 3,6 milioni dei quali saranno erogati dal Feg. Dal 2007, anno in cui è divenuto operativo, il Feg ha ricevuto 105 domande di contributo finanziario. Sono stati richiesti fondi per circa 454 milioni di euro per dare aiuto a circa 94.500 lavoratori. Attualmente sta aumentando il numero dei settori economici e degli Stati membri che presentano domande Feg per aiutare i lavoratori licenziati. Il Feg, istituito alla fine del 2006, è stato creato per dimostrare la solidarietà dei molti che beneficiano della maggiore apertura dei mercati verso i pochi che si trovano ad affrontare lo shock improvviso della perdita del lavoro. Nel giugno 2009, le norme del Feg sono state riviste per rafforzarne il ruolo come strumento di intervento tempestivo e parte integrante della risposta comunitaria alla crisi economica e finanziaria Inoltre entro il 2015 si prospettano 900 mila nuovi posti di lavoro nel settore Ict e la Commissione europea ha deciso di varare una Grande Coalizione ovvero una partnership di diversi stakeholders che opereranno per invertire la tendenza e dare ai lavoratori i mezzi necessari per inserirsi nel settore delle Tic. La Coalizione è attiva da quest’anno fino al 2015, mobilizzando le parti interessate del settore: compagnie, industrie ed associazioni TIC. Obiettivo principale è quello di agevolare le assunzioni, garantendo che i lavoratori possano detenere competenze sufficientemente elevate per i posti vacanti disponibili. Un esempio concreto dei progetti promossi è lo Startup Europe, una piattaforma che mette a disposizione dei cittadini strumenti e programmi per creare nuove start-up digitali in Europa. Un altro esempio di successo promosso dall’Unione europea nel settore è l’Academy Cube, una nuova piattaforma di apprendimento online.
Domanda: ho letto che per i prodotti farmaceutici entra in vigore un nuovo simbolo per identificare i medicinali soggetti a monitoraggio addizionale, di cosa si tratta nello specifico? Marco Nucemi
Risposta: A seguito di un atto giuridico adottato in data odierna dalla Commissione europea, nel foglietto illustrativo interno di determinati medicinali in vendita sul mercato dell’Unione Europea farà a breve la sua apparizione un triangolo capovolto. Tale simbolo consentirà a pazienti e operatori sanitari di identificare facilmente i medicinali che sono sottoposti a monitoraggio addizionale, mentre il testo di accompagnamento li inviterà a segnalare gli effetti collaterali inattesi mediante sistemi nazionali di segnalazione. Tonio Borg, Commissario europeo responsabile per la Salute e la politica dei consumatori, ha dichiarato: “Il simbolo è facilmente riconoscibile tanto dai pazienti che dagli operatori sanitari. Esso contribuirà a fornire loro informazioni più esaustive e più precise sugli eventuali effetti secondari di un medicinale, che potranno quindi essere esaminati attentamente. Il maggiore coinvolgimento dei pazienti nella segnalazione degli effetti collaterali è parte integrante del sistema europeo di farmacovigilanza. Una volta introdotto, il nuovo simbolo contribuirà a potenziare un sistema che è già ora fra i più avanzati al mondo.” Il simbolo sarà utilizzato a partire dal settembre 2013 per segnalare tutti i medicinali autorizzati dopo il primo gennaio 2011 che contengono una nuova sostanza attiva;i medicinali di origine biologica, quali i vaccini o i prodotti derivati dal plasma, autorizzati dopo il primo gennaio 2011; ed i prodotti per i quali sono necessarie determinate informazioni supplementari nella fase successiva all’autorizzazione o la cui autorizzazione è subordinata al rispetto di determinate condizioni o restrizioni per un impiego sicuro ed efficace. Ogni medicinale autorizzato nell’Unione e immesso sul mercato, è monitorato in merito alla sua sicurezza per l’intero arco di vita del prodotto e può essere ritirato dal mercato in caso di effetti collaterali che presentino un livello di rischio inaccettabile in condizioni d’uso normali. Il sistema comunitario di farmacovigilanza è uno dei sistemi più avanzati e completi a livello mondiale e garantisce un elevato livello di tutela della salute pubblica in tutta l’Unione.
Domanda: a parte le celebrazioni per la festa della donna e il flash mob che si è realizzato in diverse capitali europee ci sono dei progetti specifici e concreti per noi donne? Rosa Minoli
Risposta: l’uguaglianza di genere ovvero la parità tra donne e uomini è uno dei valori fondanti dell’Unione europea. La Commissione europea è impegnata attivamente nell’attuazione della parità di genere. Tre esempi sono le proposte legislative, e, tra le più recenti, quella di porre più donne nei CdA delle aziende quotate in borsa; la campagna europea sull’uguaglianza di salario. Inoltre è in vigore il programma europeo Progress per le donne ed è in atto un monitoraggio costante dei progressi attraverso l’Eurobarometro e le relazioni annuali sull’uguaglianza di genere nell’Unione Europea. Attualmente, in applicazione alle politiche sull’uguaglianza di genere, più del 53 per cento della forza lavoro è costituita da donne in Europa e la percentuale di donne in ruoli di responsabilità è triplicata, passando dal 15 per cento del 1995 a più del 44 per cento nel 2009. Certo molto ancora resta da fare. Per questo l’ufficio di Milano del Parlamento europeo ha dedicato al tema delle donne il mese di marzo con un fitto calendario di incontri aperti alle associazioni e alle realtà al femminile. Il ciclo di eventi intitolato “L’Europa è per le Donne”, è stato organizzato dall’Ufficio d’Informazione a Milano del Parlamento europeo “Quest’anno l’iniziativa è stata incentrata sul tema scelto dalla Commissione donne del Parlamento europeo per il 2013 ovvero ‘L’impatto della crisi economica sulla parità di genere e i diritti delle donne’, “ spiega il dott Bruno Marasà, Direttore dell’Ufficio di Milano del Parlamento europeo”,il Parlamento europeo è da sempre impegnato sul tema delle pari opportunità, della tutela delle donne e sul divieto di discriminazione di genere alla luce dei Trattati e dei principi sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea. Di questi temi si è discusso in vista dell’adozione di una relazione d’iniziativa su ‘l’Eliminazione degli stereotipi di genere’. Questo testo, adottato in plenaria nei prossimi mesi, offrirà ampio spazio di dibattito e riflessione sul tema, indagando in particolare il mondo dei media, del lavoro, dell’educazione e delle dinamiche decisionali in materia economico-politica. E’ importante favorire il dibattito e la conoscenza presso il pubblico delle attività promosse dalle associazioni attive in Italia e in Europa che si occupano della tutela delle donne e della promozione dell’uguaglianza di genere”. Le donne europee sono colpite da una crisi silenziosa. Gli effetti si sono fatti sentire più lentamente rispetto agli uomini, ma sono comunque presenti perché le donne sono particolarmente colpite dalla disoccupazione, dal lavoro precario e dai bassi salari. Per le donne che conservano il posto di lavoro, il lavoro è molto spesso sottoqualificato rispetto alla formazione ricevuta e al livello del titolo di studio ed esse pagano il prezzo di un rischio di dequalificazione. Per le donne che lavorano si pone la questione di conciliare vita professionale e vita privata, in quanto esse devono farsi carico delle attività domestiche, il sostegno per persone a carico (figli, genitori, persone malate o persone affette da disabilità). Le riduzioni delle prestazioni e dei fondi per le infrastrutture sociali, l’istruzione, la custodia dei bambini, la sanità e la cura delle persone dipendenti comportano il trasferimento di queste responsabilità alle famiglie, nella maggior parte dei casi alle donne, spesso spingendole a lasciare il posto di lavoro o a ridurre l’attività lavorativa. È indispensabile integrare la prospettiva della parità di genere nelle soluzioni che le istituzioni definiranno per affrontare la crisi. Tra gli incontri uno era organizzato dal Ministero dello sviluppo economic sul tema ‘Imprese che resistono: strumenti e finanza per l’imprenditoria al femminile’ e recenti analisi evidenziano come le imprenditrici italiane paghino di più per scoperti di conto corrente rispetto agli uomini e comunque come le imprese femminili resistano alla crisi. E’ emerso però che sono urgenti e necessarie misure per stabilire modalità e comportamenti che siano di supporto alla nascita e al consolidamento delle imprese. La dott.ssa Isa Maggi della rete BIC (Business Innovation Centre) voluta dalla Commissione europea all’interno della EBN (European Business and Innovation Centre Network) cha sottolineato come occorra un maggior impegno da parte delle banche a favore delle imprese; il dott Marzotto della rete italiana ed europea Business Angels ha evidenziato il ruolo centrale di un necessario supporto di qualità al rischio d’impresa. Il Ministero dello sviluppo economico, in linea con la normativa europea, ha annunciato due iniziative: la costituzione di un Tavolo a supporto dell ‘internazionalizzazione delle imprese femminili e quella di un Osservatorio di genere su tutte le politiche di sviluppo, a testimonianza della necessità di implementare gli strumenti di conoscenza e di analisi e di attivare ulteriori canali di dialogo e di trasmissione delle esigenze che vengono dal mondo produttivo femminile. Anche a Brescia si è svolto di recente un corso intitolato “Donne nei C.d.A.: una risorsa e una opportunità” organizzato dalla dott.ssa Anna Maria Gandolfi, consigliera di parità provinciale, giunto alla seconda edizione, in cui si sono confrontate diverse associazioni femminili tra cui il Network europeo per lo sviluppo della professionalità femminile (EWMD -European Professional Women’s Network) di cui fa parte la PWA – Professional Women’s Association che vuole contribuire al progresso della leadership al femminile; il Network europeo per lo sviluppo della professionalità femminile (EWMD); l’associazione Sys (Social Innovation Society) che ha illustrato l’applicabilità di un manifesto del bilinguismo di genere della governante societaria , l’associazione Idee (donne del credito cooperativo) promossa da Federcasse che punta alla affermazione di una banca differente a responsabilità sociale; e la rete Armida che vuole più donne di qualità ai vertici della pubblica amministrazione. Ne è emerso che le donne si stanno muovendo per progetti concreti di tutoring, di formazione, aggiornamento, di microcredito e partecipano anche ai bandi aperti relativi ai contratti di rete per lo sviluppo. Sulle reti di impresa al femminile si è svolto di recente anche un convegno della Confindustria di Bergamo in collaborazione con AIDDA (Associazione Donne Imprenditrici e Dirigenti d’azienda)
Domanda: sono una insegnante , mi sa indicare se ci sono dei progetti europei per le scuole? Mariella Botti
Risposta: c’è il programma Comenius per la scuola dell’infanzia fino al termine degli studi secondari superiori che incentiva la mobilità e gli scambi tra docenti; allievi e personale scolastico nei vari Stati membri ; punta a migliorare la qualità ed aumentare il volume dei partenariati tra istituti scolastici di vari Stati membri, in modo da coinvolgere in attività educative congiunte almeno tre milioni di allievi nel corso della durata del programma; incoraggia l’apprendimento delle lingue straniere moderne; promuove lo sviluppo, nel campo dell’apprendimento permanente, di contenuti, servizi, soluzioni pedagogiche e prassi innovative basati sulle Tic; migliora la qualità e la dimensione europea della formazione degli insegnanti ; favorisce lo sviluppo di metodologie pedagogiche e la gestione scolastica. Le segnalo anche la rete eTwinning Plus, rete di aule virtuali per le scuole che incoraggia oltre centomila scuole di 33 Paesi europei a dialogare via Internet e che sarà estesa alle scuole di Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldova e Ucraina con l’avvio di progetti interattivi, ad esempio sull’apprendimento delle lingue o sulla matematica e per consentire di scoprire culture e tradizioni diverse. Ci sono poi concorsi quali I giovani e le scienze che si svolge ogni anno e premia ragazzi di età compresa tra i 14 e i 21 anni che realizzino ricerche, studi o prototipi su tutte le discipline (dalla matematica alla chimica, alle materie umanistiche) dando borse e viaggi di studio, oltre che premi da settemila euro (www.fast.mi.it) e dal . 3 al 6 maggio 2013 ci sarà a Milano in p.le Morandi 2 l’esposizione dei progetti finalisti con stand e invenzioni , realizzate dai ragazzi provenienti da tutta Italia, tra cui verranno selezionati i vincitori dei premi della selezione nazionale. I migliori poi parteciperanno alla selezione europea.
Domanda : ho saputo che il salame felino e la mela rossa di Cuneo sono due nuovi IGP italiani riconosciuti dalla Commissione Europea, ma in pratica cosa significa? Luigi Nocero
Risposta: anche il Ficodindia di San Cono ha di recente ottenuto per l’Italia una nuova Denominazione d’origine protetta (DOP). Il nostro paese arriva a contare 249 prodotti DOP e IGP, a conferma della leadership consolidata che l’Italia detiene in Europa. Per meglio comprendere l’importanza dell’Indicazione Geografica del prodotto e il valore che essa assume per l’economia europea è fondamentale riferirsi allo studio pubblicato dalla Commissione Europea Il 4 marzo 2013. Innanzitutto, cos’è e cosa prevede lo schema di Indicazione Geografica del prodotto? In semplici parole, il marchio rilasciato dall’Unione europea che certifica la qualità e la sicurezza del processo produttivo dal quale nasce il prodotto stesso. Nel dettaglio, le due certificazioni sono DOP (Denominazione di origine protetta) e IGP (indicazione geografica protetta) e sono dei marchi di tutela giuridica e di origine attribuiti dall’Ue a quegli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono stati prodotti. L’ambiente geografico comprende sia fattori naturali (clima, caratteristiche ambientali), sia fattori umani (tecniche di produzione tramandate nel tempo, artigianalità,) che, combinati insieme, consentono di ottenere un prodotto inimitabile al di fuori di una determinata zona produttiva. Le indicazioni geografiche di qualità valgono 54,3 miliardi di euro in tutto il mondo e rappresentano il 15 per cento delle esportazioni totali di alimenti e bevande. Ciò dimostra la loro importanza per l’economia dell’Unione Europea. “Oltre al valore aggiunto che i prodotti con indicazione geografica assumono per l’economia e il suo sviluppo,” dice il dott. Fabrizio Spada, Direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea,”è importante sottolineare che essi apportano benefici fondamentali sia a consumatori che produttori. Infatti, i cittadini possono acquistare con maggior consapevolezza un prodotto genuino e di qualità certificata, allo stesso tempo, i produttori commerciano all’interno di un mercato aperto con regole di competizione leale”.
