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Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero
N.5-2015
PIU’ SICUREZZA PER I CONSUMATORI, FONDI PER L’IMMIGRAZIONE E PER IL MERCATO UNICO DIGITALE
PER STARE MEGLIO COME CITTADINI EUROPEI E CONOSCERE DIRITTE E TUTTE LE OPPORTUNITA’ UTILI – In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – eurochat2013@gmail.com
Domanda: ho letto che c’è una strategia europea per il mercato unico digitale, ma di cosa si tratta nel concreto? Enrico Silva
Risposta: Sì. La tecnologia digitale è oramai parte integrante della vita quotidiana. La Commissione Juncker si è prefissa l’obiettivo prioritario di rimuovere questi ostacoli e di creare un mercato unico digitale. In tal modo le libertà del mercato unico dell’Unione Europea potranno essere estese al settore digitale, incentivando la crescita e l’occupazione nel nostro continente. Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per l’Economia e la società digitali, ha dichiarato in particolare che: “L’Europa non può essere all’avanguardia della rivoluzione digitale con un mosaico di 28 normative diverse per i servizi di telecomunicazione, il diritto d’autore, la sicurezza informatica e la protezione dei dati”. Le azioni saranno finalizzate quindi ad un migliore accesso ai beni e ai servizi digitali da parte di consumatori e imprese con la semplificazione del commercio elettronico transfrontaliero, soprattutto per le piccole e medie aziende, grazie a norme armonizzate in materia di contratti e consumatori e a una consegna dei pacchi più efficiente ed economicamente accessibile. Oggi solo il 15% dei consumatori fa acquisti online da altri Stati membri, il che non dovrebbe sorprenderci, visto che le spese di consegna finiscono per essere superiori al prezzo effettivo del prodotto. Inoltre ci sarà la lotta al geoblocco perché troppi europei non possono utilizzare i servizi online disponibili in altri paesi dell’Unione Europea, spesso senza alcuna giustificazione, o sono reindirizzati verso un negozio locale con prezzi diversi. Una tale discriminazione non è concepibile in un mercato unico. E’ prevista anche una modernizzazione delle norme in materia di diritto d’autore per garantire il giusto equilibrio tra interessi degli autori e interessi degli utenti o dei consumatori. Ci sarà anche una semplificazione del regime Iva. Secondo le stime europee, dicono alla rappresentanza a Milano della Commissione europea, i costi legati all’IVA derivanti dall’applicazione di disposizioni diverse ammontano a 80 miliardi di euro. Poi al fine di incoraggiare gli investimenti nelle infrastrutture, la Commissione rivedrà quindi le attuali norme in materia di telecomunicazioni e media, perché siano più adatte a far fronte alle nuove sfide, in particolar modo per quanto riguarda i servizi utilizzati dai consumatori. La Commissione intende aiutare tutti i settori industriali a integrare nuove tecnologie e gestire la transizione verso un sistema industriale intelligente (“Industria 4.0”) garantendo l’interoperabilità per le nuove tecnologie. Gli europei dovrebbero inoltre poter beneficiare pienamente di servizi elettronici interoperabili, dall’e-government all’e-health, e sviluppare le proprie competenze digitali per cogliere le opportunità offerte da internet e aumentare le probabilità di successo nella ricerca di un lavoro.
Domanda: cosa sta facendo l’Unione europea per il settore asilo e immigrazione? Luana Butero
Risposta: la Commissione europea ha approvato 22 nuovi programmi nazionali pluriennali nell’ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (FAMI) e del Fondo per la sicurezza interna (ISF) per il periodo 2014-2020, per un valore complessivo di circa 1,8 miliardi di euro. Altri 36 programmi nazionali saranno approvati nel corso dell’anno. Queste due linee di azione per i finanziamenti dell’UE sostengono gli sforzi degli Stati membri nei settori Asilo, migrazione e integrazione e Sicurezza interna. Il Fondo Asilo, migrazione e integrazione finanzia le azioni nazionali volte a rafforzare le capacità di accoglienza, migliorare la qualità delle procedure di asilo in linea con le norme dell’Unione, integrare gli immigrati a livello locale e regionale e aumentare la sostenibilità dei programmi di rimpatrio. Il Fondo Sicurezza interna finanzia le azioni nazionali volte a migliorare la gestione delle frontiere degli Stati membri (in particolare grazie all’uso di tecnologie interoperabili moderne), intensificare la cooperazione transfrontaliera nel settore del contrasto e rafforzare la capacità degli Stati membri di gestire efficacemente i rischi per la sicurezza, quali il terrorismo e la radicalizzazione violenta, il traffico di stupefacenti, la criminalità informatica e la sicurezza informatica, la tratta di esseri umani e altre forme di criminalità organizzata. Altri finanziamenti aggiuntivi nel quadro di alcuni programmi del Fondo Sicurezza interna saranno usati per acquistare attrezzature su larga scala da mettere a disposizione delle operazioni congiunte di Frontex ogniqualvolta sia necessario. Il Fondo Sicurezza interna (formato dalle due componenti Frontiere e visti e Strumento di sostegno per la cooperazione di polizia e la gestione delle crisi) contribuisce a garantire un livello elevato di sicurezza e di prevenzione della criminalità nell’Unione, rendendo al contempo possibile viaggiare in modo legittimo e garantendo una gestione efficace delle frontiere esterne dell’Unione europea. L’85% dei finanziamenti è erogato attraverso i programmi nazionali, documenti strategici pluriennali per il periodo 2014-20. Questi programmi sono elaborati, attuati, monitorati e valutati dalle autorità competenti degli Stati membri, in collaborazione con le parti interessate del settore, compresa la società civile, e approvati dalla Commissione. Sono stati approvati dalla Commissione 22 programmi nazionali (in gestione concorrente): 17 nell’ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovenia e Ungheria) e 5 nell’ambito del Fondo sicurezza interna (Belgio, Danimarca, Francia, Germania e Repubblica ceca). Altri 36 programmi nazionali saranno approvati nel corso del 2015.
Domanda: quali sono i dati in Europa sugli incidenti stradali? Maria Nespore
Risposta: in Europa il numero di decessi sulle strade è diminuito dell’1 per cento circa rispetto al 2013, mentre nel 2012 e 2013 la riduzione era stata dell’8 per cento. Dai dati emerge che nei 28 Stati membri dell’Unione Europea vi è stato un totale di 25.700 morti su strada nel 2014; si tratta di 5.700 casi in meno rispetto al 2010. La Commissaria Violeta Bulc per i trasporti ha affermato: “Nei prossimi anni dobbiamo intensificare gli sforzi per raggiungere l’obiettivo prefissato dell’UE di ridurre del 50% il numero dei decessi per incidenti stradali entro il 2020.” A Malta, nei Paesi Bassi, in Svezia e nel Regno Unito si continuano a constatare i tassi più bassi di mortalità su strada, con meno di 30 decessi per milione di abitanti. In quattro paesi si riscontrano tuttora tassi di mortalità al di sopra di 90 morti per milione di abitanti: Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania. in altri paesi, come Danimarca, Croazia, Malta, Cipro, Romania, Italia, Slovenia e Repubblica ceca, si riscontra una riduzione delle vittime della strada superiore alla media dell’UE per il periodo 2010-2014. Le prossime iniziative della Commissione europea riguardano una politica dell’Unione Europea in materia di sicurezza stradale che faccia il punto della situazione e definisca un programma per i prossimi cinque anni; la relazione dovrebbe essere pubblicata nel maggio 2015; proseguire il lavoro sui nuovi studi sulle lesioni gravi causate da incidenti stradali, nell’autunno del 2015 sarà avviato uno studio per valutare eventuali interventi volti a ridurre tali lesioni; riesaminare le norme in materia di formazione e qualificazione dei conducenti professionali; entro la fine del 2016 la Commissione dovrebbe adottare una proposta; rivedere il quadro comune dell’Unione Europea per la gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali. Entro la fine del 2016 la Commissione dovrebbe adottare una proposta.
Domanda: per la sicurezza dei prodotti cosa fa l’Unione europea? Rita Bracca
Risposta: nel 2014 è stato impedito l’ingresso nell’Unione Europea o è stata disposta la rimozione dal mercato comunitario, di quasi 2.500 prodotti – dai giocattoli agli autoveicoli – in quanto pericolosi per i consumatori. Con il sistema Rapex la Commissione e gli Stati membri collaborano per garantire che i beni di consumo immessi sul mercato europeo siano sicuri. E’ un sistema di allarme rapido per i prodotti pericolosi non alimentari che garantisce che le informazioni sui prodotti pericolosi non alimentari ritirati dal mercato e/o richiamati ovunque in Europa siano trasmesse rapidamente tra gli Stati membri e la Commissione. Ciò permette di adottare i conseguenti provvedimenti opportuni (divieto/blocco delle vendite, ritiro, richiamo o rifiuto all’importazione da parte delle autorità doganali) in tutta l’UE e di informare i consumatori. Nel 2014 sono stati registrati nel sistema 2.755 provvedimenti di questo tipo. Sempre nel 2014 il sito web del sistema di allarme rapido è stato visitato da quasi 2 milioni di persone. Attualmente al sistema partecipano trentuno paesi (gli Stati membri dell’UE, l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia). Nel 2014 i giocattoli (28%) e gli indumenti, i prodotti tessili e gli articoli di moda (23%) sono state le due principali categorie di prodotti oggetto di provvedimenti correttivi. I rischi chimici, di lesioni e di soffocamento sono stati tra i rischi segnalati più frequentemente per questi prodotti. I rischi chimici più comuni segnalati nel 2014 riguardano prodotti quali scarpe e articoli in cuoio (ad esempio il cromo VI, una sostanza che irrita la pelle), i giocattoli e gli articoli di puericultura (ad esempio gli addolcitori della plastica, che possono causare problemi di fertilità), e la bigiotteria (ad esempio metalli pesanti nocivi). La Cina rimane il principale paese di origine dei prodotti pericolosi notificati nel sistema di allarme rapido. Nel 2014, come nel 2013, il 64% del totale delle notifiche riguardava prodotti provenienti dalla Cina. La Commissione collabora strettamente con la Cina attraverso il “sistema di allarme rapido – Cina” per garantire che le autorità cinesi affrontino tutte le questioni di sicurezza dei prodotti in loco.

