I nostri connazionali residenti all’estero che, causa pandemia, sono rientrati in Italia e che per età o per fragilità fisica hanno diritto al vaccino, si ritrovano, in un vero e proprio vicolo cieco vittime, ancor una volta, di quella burocrazia che affligge da troppo tempo il nostro Paese. Fuori dal nostro Piano nazionale di vaccinazione e senza la possibilità di tornare per sottoporsi al vaccino nel Paese dove risiedono. Una situazione asfissiante quella della burocrazia in Italia. Dal lavoro, alla salute. In tutti i campi.
Una quotidianità gravata di scartoffie e permessi mentre gli italiani nel frattempo cadono agonizzanti nell’indifferenza della classe politica. Una foresta pietrificata di paletti, permessi, e varie assurdità ad ogni livello che risucchiano come un vortice l’esistenza dei cittadini mentre la vita sfugge via. Una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Una vera ingiustizia, in questo caso, perché colpisce chi è più fragile e mette sotto la lente d’ingrandimento le questioni relative al diritto alla salute di tutti cittadini che dovrebbero essere garantite senza distinzioni. Proprio mentre il premier Draghi sollecita con forza la la sacrosanta priorità di vaccinare gli over 70 con patologie, come troppo spesso accade, la burocrazia si infila negli ingranaggi del sistema e crea assurdità e grattacapi ai cittadini.
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In questo caso specifico, per coloro che sono sulla carta cittadini italiani ma che, pur volendo, non possono tornare nel loro Paese di residenza in quanto bloccati dall’emergenza sanitaria in corso in tutto il mondo. Parliamo di centinaia di persone che, nonostante l’iscrizione all’Aire, l’anagrafe dei cittadini residenti all’estero, non avendo né codice fiscale, né un medico di base, per come è organizzata la campagna vaccinale non hanno, di fatto, la possibilità di registrarsi e prenotarsi per la vaccinazione.
In Italia la legge riconosce, infatti, a titolo gratuito, solo le prestazioni ospedaliere urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni l’anno per i residenti all’estero. La proposta per la soluzione, sarebbe quella di far rientrare in questi 90 giorni l’emergenza sanitaria, previa iscrizione temporanea alla Asl che allungherebbe, e non di poco, i tempi di accesso alla vaccinazione per coloro che, invece, andrebbero vaccinati immediatamente.
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In questo momento, poi, tutte le Asl sono in smart working e per fare un documento tutto va a rilento perché i dipendenti pubblici non lavorano a pieno ritmo mentre ci troviamo in una situazione di emergenza. E voglio dire di più. Se bisogna andare in una direzione che le persone a rischio devono essere vaccinate subito, se sono italiane e hanno la carta d’identità dovrebbe bastare. Chi ha patologie a rischio e l’età avanzata non può aspettare. Non c’è tempo per aspettare la creazione di un codice per la Asl provvisoria per permettere di incastrarsi nel sistema. Basta il documento di identità. Eventualmente, il numero della Asl temporanea gli venga assegnato dopo. E non che si rischi di procrastinare la vaccinazione di mesi.
La burocrazia rallenta la salute. E siccome qui è tutto una burocrazia in tutte le cose se non si va con l’accetta a tagliare questa selva asfissiante moriremo seppelliti dalle carte. Il virus ha dimostrato di andare velocissimo rispetto alla burocrazia che invece di risolvere, rallenta fino al punto di distruggere per soffocamento. Il Governo dia effettività alle semplificazioni e tramite il ministro della Salute e il ministro degli degli Esteri, dimostri la sua prontezza sulla questione dei vaccini per i residenti all’estero. Si può fare con le autocertificazioni. Ma poi si facciano delle norme eccezionali e si applichino questi tagli definitivi e non temporanei. Insomma, con sistemi che semplifichino la vita, per sempre.

