Com’è fatto il mondo? Il tempo è una grandezza? Che cos’è un esperimento? Il genetista Edoardo Boncinelli, nel nuovo libro Alla ricerca delle leggi di Dio (Rizzoli) risponde a tutte le domande cruciali della fisica sulla bellezza dell’universo e sulla trama profonda che ne regola ogni più piccolo evento materiale. Il mondo in cui viviamo e che comprendiamo meglio è quello misurato dal metro e dall’ora, che possiede quei precisi confini spaziali e temporali in cui siamo cresciuti e ci siamo evoluti. Oggi è chiaro però che c’è dell’altro, sopra e sotto. Sotto ci sono le molecole, gli atomi, le particelle elementari e altro ancora fino al limite di grandezza rappresentato da una frazione di metro con un denominatore di 35 cifre intere.
Sopra ci sono i pianeti, le stelle e le galassie in un universo che ha un diametro in metri rappresentabile con una cifra a 27 zeri. Più o meno in mezzo ci stiamo noi con il nostro metro. Anzi, per essere più precisi, scrive Edoardo Boncinelli, ci sta lo spessore di un capello o, se volete, il diametro di una cellula-uovo umana. Più in generale ci stanno le nostre cellule ovvero gli elementi costitutivi della vita. Con il suo stile semplice e chiaro, Boncinelli conduce un’affascinante esplorazione della fisica classica e di quella dei neutrini superveloci per raccontare le grandi avventure intellettuali che hanno portato al disvelamento della trama nascosta di cui è fatta la realtà. Alla ricerca delle leggi di Dio parla di tutta la fisica che è necessario conoscere, vecchia, nuova e nuovissima, senza fare ricorso a formule, figure, e neppure esercizi, ma accompagnando il lettore in un viaggio nel mondo dell’infinitamente piccolo e dell’immensamente grande che noi, “strani animali curiosi a cui è cresciuto un po’ troppo il cervello”, riusciamo ad avvicinare in uno sforzo continuo di interpretazione e comprensione del reale.
NON SOLO GENETISTA, SCOPRI IL BONCINELLI POETA
di Angelo Maria Perrino
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L’AUDIO 1/ ASCOLTA LA RELAZIONE DI BONCINELLI: QUI L’AUDIO 2/ ASCOLTA LE DOMANDE FATTE A BONCINELLI AL TERMINE DELLA RELAZIONE, COMPRESA QUELLA DEL DIRETTORE DI AFFARI PERRINO: QUI Il direttore di Affari Angelo Maria Perrino racconta Filosofia sui Navigli, la colazione con dibattito della domenica mattina milanese: QUI |
Edoardo Boncinelli, professore di ‘Fondamenti biologici della conoscenza’ nella Facoltà di Filosofia Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, protagonista di un intervento a Filosofia sui Navigli dal titolo “Io e la coscienza”, ha regalato ai presenti un vero e proprio colpo di scena, annunciando di aver scritto un centinaio di poesie, dedicate anche all’amata moglie. In anteprima, ne regala una ai lettori di Affaritaliani.it (leggila sotto, ndr). Genetista di fama mondiale (si è laureato in fisica presso l’Università di Firenze con una tesi sperimentale di elettronica quantistica), Boncinelli si rende quindi protagonista di un’interessante contraddizione. Sì perché apparentemente poesia e cultura scientista sono inconciliabili. Eppure, l’autore di testi come “L’anima della tecnica” e “Perché non possiamo non dirci darwinisti” (che tra l’altro, come ci ha rivelato, è in procinto di pubblicare la propria autobiografia, per la piccola casa editrice Liguori) riesce nell’impresa.
IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT UNA POESIA INEDITA DI BONCINELLI:
Un anno di poesie
Poco più di un anno di poesie
ritmate sui giorni della mia esistenza,
da un giugno al successivo,
attraverso le stagioni e le occasioni,
i canti e i suoni, i tanti volti
di un anno vissuto, senza scosse
o scompigli, nei luoghi usati
del tempo o nei suoi nascondigli. Schizzi
e riflessioni, vale a dire
la vita e il suo doppio, l’immediato
sensibile e il suo possibile
significato, se il significato sta nelle cose
e nella mente: nelle rose,
nei gelsomini e nelle domande sul senso
che rendono grande
anche il più piccolo granello d’incenso.
Ho vissuto aderente
al quotidiano, toccandone con mano
ogni più riposto anfratto
sicuro di aver fatto quello che ci si attendeva
da me. Ho vissuto osservando
tutto quanto come se fosse il primo giorno e tutto
fosse nuovo, ed era nuovo,
mai vissuto prima, intatto, fragrante di mistero,
più vero del vero.
Ho vissuto come so vivere io, vicino a qualcosa
e lontano da qualcos’altro,
insensibile a molte sirene, sensibilissimo a certe
piccole seduzioni, vere
o presunte soluzioni di dilemmi esistenziali.
Ho apprezzato il bello
e il fenomenale osservando con attenzione,
e ho riferito quanto più potevo
alle idee e alle ragioni del mio vivere quaggiù,
senza trascurare i perché,
gli innumerevoli perché che ci riguardano
e che attraversano la vita
come le vene il corpo e portano linfa e sostanza
a quella che non vuole essere
tracotanza, ma una milizia e una missione:
capire per vivere, ma anche
capire per essere vivi, in comunione stretta
con il creato e i suoi dilemmi.
Se ho fallito è per difetto di vigore, non certo
di passione: per me la vita
è una tranquilla devozione, una missione
a futura memoria. La storia
è una successione di giorni. La mia è
una successione di istanti,
sia che ce l’abbia dietro che davanti. Sono
felice di averli respirati
nell’aria del mattino e della sera, d’inverno
e in primavera, quando
tutto crolla o quando la gioia impera.
Ma forse non avevo scelta,
non potevo evitare gli scogli affioranti
o quelli sommersi, diversi
e sempre uguali, strategicamente distribuiti,
occasionalmente insoliti,
che punteggiano la mia esistenza e i flutti
vi incontrano poca resistenza.
Li ho incontrati uno per uno e ne ho fatto
una ricognizione, con il cuore
e la ragione, sempre annotandone la posizione
e il significato nascosto:
in nessun posto ci si può rifugiare. Occorre
affrontare a viso aperto
l’incerto e l’appannato, il palese e il rimpiattato
il celato e lo scoperto.
Ma questo gioco ha anche il suo bello, vi si trovano
gioielli e pietre preziose,
mischiati e confusi tra le cose. Al punto di non saper
più distinguere, e vivere
ogni cosa come magica e a suo modo portentosa.
