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I veilleurs arrivano in Italia. Razzismo o democrazia? E’ caos

I veilleurs arrivano in Italia. Razzismo o democrazia? E’ caos
piazza lumini 500

I Veilleurs (vigilanti, dal verbo veiller: vigilare) sono un gruppo di giovani ragazzi che, davanti alle violenze nate dopo alcune delle manifestazioni nei giorni dell’approvazione della legge sui matrimoni omosessuali in Francia, hanno voluto esprimere la loro disapprovazione in modo pacifico. Il loro slogan è la frase di Dostoevskij: la bellezza salverà il mondo. Si siedono per terra davanti a candele, indifferenti a pioggia e freddo, e ascoltano poesie, riflessioni di autori, canti lirici, brani di musica (il tutto dal vivo), intercalati da canti sottovoce e momenti di silenzio, o riflessioni scritte da loro o fatte da invitati sulla situazione attuale e la legge. Attualmente, si danno il turno e sono qualche centinaio ogni sera a Parigi, ma anche in tante altre città del paese, e all’estero (compreso Milano, dove c’è stata una veglia).

Gli autori a cui si ispirano? Hugo, Aragon, Eluard, Desnos, Péguy, Rostand, Racine, Sofocle, Toqueville, Camus, Ronchi, Popieluszko, Dostoiesvki, Jaurès, Mac Arthur, Saint Exupéry, Gramsci, Havel, Solgenitsin, Hannah Arendt, Cristiadas…

Madeleine, 24enne studentessa stagista, insieme ad altri quattro giovani come lei, nell’aprile scorso ha fondato i Veilleurs, l’esperienza di impegno civile gemmata dal tronco della Manif pour tous (Lmpt), il movimento popolare contrario all’introduzione del matrimonio fra persone dello stesso sesso in Francia. Molti italiani anche al raduno organizzato nel grande parco di Vincennes, alle porte di Parigi, il secondo week-end di settembre. Mille e cento partecipanti, 70 relatori, quattro sedute plenarie e 48 forum. “Convivialità e formazione di alto profilo” ha spiegato la presidente Ludovine De la Rochère.