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Il coup de théâtre di Renzi. L’analisi della filosofa Recchia Luciani

Quello che è apparso a tanti come un colpo di mano (qualcuno ha addirittura gridato al colpo di Stato) è in realtà un coup de théâtre. Ciò che sta accadendo nel paese è che la politica spettacolo si è trasformata in spettacolo politico, vale a dire che un giovane, roboante e frettoloso capocomico ha deciso, per scopi più o meno confessabili, di agire sulla scena della lacerata e disorientata politica italiana con una mossa imprevista e imprevedibile, al fine di scioccare gli altri personaggi e il pubblico annoiato dei loro elettori con un improvviso cambio di passo che nell’attuale stagnazione ha il vantaggio di apparire ai suoi sostenitori come gesto decisionistico o persino rivoluzionario. Renzi, l’ex enfant prodige di un PD allo sbando, divenuto dopo le primarie maturo e indiscusso protagonista di una peculiare modalità d’azione politica che oggi, con buona pace di Max Weber, si concepisce e si autopromuove solo attraverso politici di professione, ha dato il suo definitivo scatto di reni, cioè ha compiuto il solo gesto che nell’attuale debordante e onnipervasiva “società dello spettacolo”, diagnosticata con profetica lucidità da Guy Debord già nel 1967, e ormai perfettamente coincidente con la sfera pubblica tout court, assume un significato compiuto e comprensibile a tutti. La sua spallata a Letta (che pure nella sua inconcludenza non suscitava entusiasmi né di sicuro alimenterà nostalgie), la sua mossa a sorpresa, con tutto il necessario corredo ornamentale e puramente esornativo di intellettuali da prima pagina e giovani uomini e (soprattutto) donne, meglio se avvenenti, è la quintessenza della vacuità pneumatica della cultura politica contemporanea, luogo del più alto tradimento dell’idea di polis che Hannah Arendt, insuperata analista della politica del Novecento, concepiva come “spazio dell’infra”, dello stare insieme in una comunità, della convivenza e della condivisione, di un agire collettivo spontaneamente volto al bene di tutti. Tutto ciò è ormai solo un fastidioso e incomprensibile rumore di fondo nell’assordante frastuono di quell’osceno show business che è divenuta oggi in Italia la politica, che dalla sua botola sussurra instancabilmente al pubblico dormiente degli spettatori “state buoni se potete, the show must go on”.

Francesca R. Recchia Luciani
Filosofa (Università di Bari “Aldo Moro”)