Una meravigliosa lezione di filosofia pop arriva dalla Francia. Autore del libro Rap’n Philo, il professore di filosofia Francis Métivier è convinto che i giovani possano appassionarsi alla filosofia attraverso il rap, un genere che nel Paese di Sartre si è sviluppato in maniera complessa e profonda. Il professore si dedica infatti al confronto tra i testi del rapper Booba e le opere di Heidegger oppure alle tematiche del gruppo hip hop francese Sexion d’Assaut che, a suo parere, ha parecchi punti di contatto con il pensiero di Bergson.
Già nel 2011 aveva pubblicato Rock’n Philo (Le Passeur – collection Open Philo), nel tentativo di coniugare le sue due passioni, ovvero la musica rock e la filosofia.
Perché oggi passare al rap? “Il rap è un’arte, questo è il mio pensiero di partenza. E i rapper non fanno filosofia, ma condividono con i filosofi le stesse preoccupazioni e la stessa voglia di dare risposte sulle questioni dell’esistenza” commenta Francis Métivier. “Parlano e cantano di tutti quegli argomenti su cui riflettevano i filosofi greci: lo scorrere del tempo, la libertà, le ricchezze materiali…”. Nel libro il filosofo spiega anche come, per una questione di linguaggi, quello del rap riesca a colpire più da vicino i giovani, portandoli ad appassionarsi a temi verso i quali, in altre condizioni sarebbero diffidenti.
Nelle pagine del saggio si passa poi ad analizzare i testi delle canzoni di Booba, Stromae, Sexion d’Assaut, dimostrando come in ogni singola frase sia rintracciabile uno dei grandi concetti del pensiero e come, nella loro completezza espressiva, questi artisti riescano a problematicizzare la società contemporanea.








