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Così Blaise Pascal “cambiò il mondo”: tutti i segreti in un libro. L’intervista

Così Blaise Pascal “cambiò il mondo”: tutti i segreti in un libro. L’intervista
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In pochi sanno che concepì e costruì la prima calcolatrice meccanica della storia  (e si prodigò per venderla), che prendendo spunto dal gioco d’azzardo avviò le ricerche sul calcolo delle probabilità e che organizzò il primo servizio di trasporto pubblico a Parigi. A Blaise Pascal, genio scientifico e massimo scrittore in prosa del Seicento francese, è dedicata una meditazione biografica che lo segue, giorno per giorno, negli ultimi quattro anni e mezzo della sua vita. Attraverso lettere e documenti interni al piccolo mondo di Port-Royal, il filosofo Bruno Nacci nel libro “La quarta vigilia. Gli ultimi anni di Blaise Pascal” (La scuola di Pitagora editrice) racconta la figura di un uomo di cui si sa ben poco, spesso descritto dalla critica agiografica quasi come un santo o un bigotto e non come l’intraprendente borghese e avveduto capitalista che pure fu. Consapevole di trovarsi davanti a una frattura epocale della storia europea, che vedrà affermarsi con la classe borghese il mito scientifico e lo stato moderno, interprete egli stesso e protagonista di questa svolta, sarà forse il solo a scorgervi in anticipo le conseguenze.

L’INTERVISTA

Pascal fu solo un pensatore appartato dal mondo del suo tempo?

L’immagine di Blaise Pascal come un santo laico, o un bigotto, uno studioso ripiegato su temi tanto profondi quanto avulsi dalla società, è profondamente ingannevole. Figlio del Presidente Étienne Pascal, alto funzionario della corona, uomo di potere, colto, notevole matematico e studioso di musica, fu educato dal padre  secondo i principi pedagogici del Rinascimento e, giovanissimo, dette prova del suo genio scientifico. Fu sempre attento però allo sviluppo tecnologico, come diremmo noi, delle sue ricerche, come quando, per aiutare il padre nei complessi calcoli che richiedeva il suo lavoro, concepì e costruì la prima calcolatrice meccanica della storia in grado di eseguire le quattro operazioni (e si prodigò per venderla); s’ingegnò a far costruire da mastri vetrai complicati tubi per verificare le ipotesi di Torricelli sul vuoto; prendendo spunto dal gioco d’azzardo avviò le ricerche sul calcolo delle probabilità; mise a punto un metodo per insegnare a leggere ai bambini; si gettò in una furiosa campagna pubblica contro i Gesuiti; organizzò, sia dal punto di vista finanziario che dei regolamenti, orari, percorsi e perfino delle divise, il primo servizio di trasporto pubblico a Parigi. Queste sono solo una parte delle attività scientifiche e pratiche in cui s’impegnò nel corso della sua breve vita.

Per molti aspetti del suo pensiero è attuale, quali?

L’attualità di un pensatore non si misura con le assonanze tra lui e le epoche successive, ma, credo, dalla sua capacità di interpretare la storia che gli è dato vivere alla luce di una superiore percezione e lucidità che, inevitabilmente, lo pone sia dentro che fuori dal suo tempo, riuscendo a far sentire la propria voce anche a distanza di secoli. In questo Pascal è unico, perché sia le sue opere scientifiche, che lo collocano nel vasto movimento di nascita della scienza moderna, sia quelle più legate ai problemi dell’esistenza e del pensiero religioso, lo inseriscono in una linea di grandi pensatori che va da Galilei a Leibnitz, da Agostino a Kierkegaard,  che noi sentiamo sempre vicini per la sensibilità e la penetrazione della loro riflessione.

Tanti lati del pensiero e della storia di Pascal sono meno noti di altri, alcuni proprio sconosciuti, ce ne racconta qualcuno tra quelli di cui si parla nel libro?
 
Trovare fatti o aspetti della sua vita sconosciuti è impresa, penso, impossibile o molto ardua, soprattutto dopo l’esercito di ricercatori che tra Otto e Novecento hanno passato al setaccio documenti e testimonianze. Ciascuno però si accosta a lui, nella sua molteplice e sfaccettata complessità, con intenzioni e aspettative diverse. Per quanto riguarda il mio lavoro, ho privilegiato il nesso, oggi poco di moda dopo la stagione strutturalistica e l’esclusiva attenzione ai testi, che lega la vita e l’opera di Pascal. Non solo nel senso, compendiato nella tradizionale formula francese L’homme et l’Oeuvre,  ma cercando le suture, i risvolti corali tra la sua vita e la famiglia, i colleghi scienziati, e soprattutto il mondo delle religiose di Port-Royal, una comunità di spiriti femminili indomiti e liberi, a cui non appartenne mai veramente, ma che rappresentò per lui un modello di virtù cristiana. Sul finire della sua vita questi rapporti si fecero drammatici, anche per la presenza a Port-Royal della sorella Jacqueline, straordinaria figura di donna, intellettuale e ribelle.

Che cosa pensava della società moderna?

Pascal rappresenta il caso raro del protagonista di una società che al tempo stesso sa coglierne non solo i limiti ma, spingendosi molto più in avanti, scorge il baratro a cui è destinata. Finissimo ricercatore, aveva intuito che la moderna scienza sperimentale, volta a produrre strumenti tecnologici utili e a servirsene per indagare la realtà, avrebbe annientato non solo il pensiero religioso e la società tradizionale, ma anche la possibilità di una vita orientata, cioè dotata di senso.

E della politica, della morale?

Aveva indagato con occhi privi di pregiudizio sia il potere, nelle sue svariate manifestazioni, sia i cosiddetti valori morali. Per quanto riguarda il potere, ne aveva tratto la convinzione che fosse, da una parte il frutto dell’immaginazione e della propaganda (i risibili apparati del potere di ieri e di oggi, che però intimoriscono e s’impongono), dall’altra di una necessità di conferire alle leggi la forza senza di cui risulterebbero vani, aprendo la strada all’arbitrio e al dominio di chi è privo di scrupoli. Proprio per questo però sceglieva una strada opposta a quella che avrebbe intrapreso l’Illuminismo, ritenendo che non fosse auspicabile rendere il popolo cosciente della forma illusoria del potere, perché in questo modo non avrebbe più potuto obbedire alle leggi rette dal principio gerarchico. Presentiva quello che sarebbe accaduto con la Rivoluzione francese e il crollo dell’Ancien régime. Anche sulla morale aveva idee radicali (per questo piacerà tanto a Nietzsche), e più volte torna nelle sue pagine l’osservazione che nascere da una parte o dall’altra di un fiume, o in un certo periodo storico invece di un altro, determina la bontà o meno di un comportamento. Da ciò traeva la convinzione che l’unico modo per non perdersi fosse l’abbandono completo e senza remore alla volontà di Dio. Questo spiega perché, rivoluzionario nelle questioni scientifiche, fu tradizionalissimo in quelle religiose.

Che cosa direbbe dell’Italia dei nostri giorni?

Troverebbe piena conferma  del motto da lui citato, oltretutto di origine italiana: L’opinione è regina del mondo…

Virginia Perini