Beatrice Merz
Beatrice Merz nasce in Svizzera nel 1960.
Accanto a numerose esperienze curatoriali, nel 1986 fonda la casa editrice hopefulmonster, specializzata in saggistica e cataloghi monografici d’arte contemporanea.
Dal 2005 al 2009 è Presidente e Direttore della Fondazione Merz, centro espositivo nella restaurata ex-centrale termica Lancia in Torino, progetto da lei ideato insieme al padre e destinato, oltre che ad ospitare il fondo di opere di Mario Merz, a promuovere progetti di artisti contemporanei.
Dal 2010 al 2015 è direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.
Dal 2012 al 2015 presiede AMACI – Associazione musei di arte contemporanea italiani.
Ricopre la carica di Presidente della gemella Fondazione Merz elvetica e del Mario Merz Prize, Premio Internazionale per l’arte e la Musica.
Yair Hochner è nato a Kfar Saba, in Israele. Debutta nel 2005 con il lungometraggio Yeladim Tovim, da lui scritto, diretto e prodotto, che ottiene riconoscimenti nei festival di tutto il mondo. Nel 2006 fonda il TLVFest – Tel Aviv LGBT International Film Festival, di cui è il direttore artistico. L’anno successivo scrive e dirige Antarctica e, nel 2008, partecipa al progetto collettivo Fucking Different Tel Aviv, presentato alla Berlinale 2009. Giornalista e critico cinematografico, ha collaborato con il “Cinémathèque Magazine” e “Camera Obscura”; attualmente scrive per la rivista “Seret”
La rassegna di cortometraggi animati è diventata ormai un appuntamento fisso del festival. Grazie a software alla portata di tutti e soprattutto grazie alla possibile diffusione tramite canali internet quali Youtube e Vimeo, la produzione di animazione a livello globale sta crescendo a ritmo velocissimo. E non si parla solo dei lungometraggi di grossa produzione, ma di un coro di piccole voci autoriali che riescono a creare lavori davvero personali e sorprendenti e anche ad accostare tematiche gay al medium comunicativo del cartone animato.
La varietà dei lavori qui proposti è un inno celebrativo della diversità. In particolare, quest’anno traspare una forte tendenza al volersi riappropriare di formule e formati di animazione classici in chiave LGBT, creando una significativa contaminazione di generi.
Si va dal tradizionale musical disneyano di Lady of the Night alla storia di mostro e bambino in perfetta chiave Pixar con Bendik and the Monster; dalla reinterpretazione del vecchio cartone in bianco e nero alla Betty Boop o Felix the Cat riprodotto con sapiente minuzia tecnica in Happy & Gay, al linguaggio poetico dell’acquarello giapponese tipico dello studio Ghibli che ritroviamo in Bird and Fish, fino alla visione gotica di gusto “timburtoniano” che traspare in O Coração do Principe.
Questi, a fianco al resto dei lavori in genere più brevi e dai toni spesso leggeri, mettono in luce uno spaccato molto interessante della panoramica dell’animazione internazionale.




