Affascinata dall’ora di cena: “L’approccio al cibo che in Italia è un qualcosa di culturale, di elevato, perfino spirituale. Moltissimi italiani vengono ogni anno in Kenya, circa 70 mila e i residenti fissi sono circa 2500, per la maggior parte turisti che una volta conosciuto il nostro Paese non lo lasciano più e diventano imprenditori”. LA GALLERY
di Marcello Aranci
Nel conoscere la diplomazia internazionale presente a Roma scopriamo anche come cambia la geografia della città. Infatti, se in passato le ambasciate erano concentrate tutte indeterminati quartieri, oggi invece hanno collocazioni che sono al di fuori dei rigidi schemi a cui facevano riferimento. Ed ecco, quindi, lo scoperta che l’ambasciata del Kenya ha il suo quartier generale a pochi metri dalla fermata della metro Laurentina, un’area che fino a 10 anni fa si poteva considerare periferica e che invece ha conquistato in questi anni una centralità strategica. Qui incontriamo Josephine Wangari Gaita ambasciatrice della Repubblica del Kenya in Italia, una donna con alle spalle una grande esperienza diplomatica che in Italia ha anche un ruolo cruciale per il suo paese come rappresentante presso la Fao. L’ambasciatrice racconta quanto il segmento dell’agricoltura sia importante per il suo Paese che è molto orientato a Progetti Green e come abbia trovato a Roma una città straordinariamente verde, pur adagiata su un letto di storia e di cultura.
“Un filo forte lega Roma al Kenya ed è un cattolicesimo che ha legami antichi. Un terzo della popolazione è Cattolica, un altro terzo Protestante e solo poco più di un 10% è di religione islamica. Un dato molto significativo considerato che questo è il Paese dove anche geograficamente poggia tutto il corno d’Africa con una presenza islamica che arriva pure al 99 % della popolazione, come ad esempio nella confinante Somalia. In Kenya la libertà religiosa è un diritto fondamentale ed è anche un opportunità, ad esempio in molte scuole cattoliche si insegna il latino, che per i nostri giovani è assai utile per imparare rapidamente le lingue europee. Sono moltissimi gli scambi culturali tra i nostri Paesi, specie in campo medico sanitario e nel settore delle infrastrutture”.
Poi l’ambasciatrice Gaita, che è la prima donna incontrata in questo percorso alla scoperta della rete diplomatica presente a Roma, ci confessa: “Sono a Roma da due anni e parte fondamentale del mio lavoro in questa città è anche presso la Fao, perché per noi l’agricoltura è strategica, anche in virtù del fatto che i prodotti agricoli sono il cuore delle nostre esportazioni”.
Il Kenya sta indirizzando lo sviluppo su 3 fronti specifici: quello industriale attraverso numerosi contatti con imprenditori italiani, soprattutto per valorizzare aspetti produttivi, quello del turismo, con infrastrutture e servizi, e quello agricolo per migliorare e rendere più proficua la propria produzione, specie quella di settori di nicchia come il Piretro, (una pianta utilizzata per insetticidi e prodotti antiparassitari) di cui il Kenya è il maggiore esportatore mondiale con circa 8.000 tonnellate l’anno.
Ma a Roma l’ambasciatrice ha il suo centro organizzativo e verso la città mostra un amore che lei stessa dice essere ricambiato: “La cosa più bella di Roma sono le persone: accoglienti, disponibili, straordinariamente cordiali e devo dire che per me che vengo da un Paese dove negli anni precedenti ha conosciuto conflitti interni molto aspri, la serenità di Roma è affascinante. Una serenità che vedo anche nella ritualità dei gesti dei romani, come ad esempio, l’approccio al cibo che in Italia è un qualcosa di culturale, di elevato, perfino spirituale, non a caso anche nella religione cristiana è presente il rito della cena. Ecco, la ritualità dei pasti è qualcosa di meraviglioso della cultura europea e che i romani hanno innalzato all’ennesima potenza. In più con l’opportunità di passeggiare per la città dopo un buon pranzo o una buona cena, coccolati dalla storia di Roma”.
“E poi ho scoperto che la città non è solo il centro. Io vivo in un’area che forse nemmeno i romani conoscono bene, perché l’Eur, noto solo per la zona degli uffici, in realtà è uno splendido quartiere residenziale che coniuga la facilità di spostarsi verso il centro, una rete di trasporto pubblico efficiente, un verde pubblico rigoglioso con un urbanizzazione efficace. Io stessa ne sono rimasta affascinata da come si sia riusciti a rispettare ambiente e sviluppo. Poi per me è anche una questione logistica, abbiamo l’ambasciata vicino, e siamo perfettamente collegate con le varie agenzie dell’Onu, dalla Fao, all’Ifad e al Wfp. Insomma cerco di non disperdere le energie”
Poi ci descrive con un’ enfasi coinvolgente il proprio Paese raccontandoci di quanto gli italiani amino l’Africa: “Moltissimi italiani vengono ogni anno in Kenya, circa 70 mila e i residenti fissi sono circa 2500, per la maggior parte turisti che una volta conosciuto il nostro Paese non lo lasciano più e diventano imprenditori, per le numerose opportunità che il Kenya offre. Un altro dato importante del nostro flusso turistico è che molti decidono di tornare in Kenya per apprezzarne le meraviglie della natura, ma anche per l’ umanità profondissima che contraddistingue il nostro popolo. Siamo una democrazia di riferimento non soltanto per una zona complicatissima come il Corno d’Africa, ma per l’intero continente. Con punte d’eccellenza come Konza City, che è la nostra Silicon Valley e che chiamiamo appunto Silicon Savannah. Siamo un Paese che punta fortemente sulla ricerca e l’innovazione, dove l’information technology è diventato uno dei primari settori d’impiego per in nostri giovani. Siamo un paese in via di sviluppo, ma oggi è profondamente diverso rispetto a diversi anni fa perché lo stesso sviluppo avviene molto più velocemente.”
In effetti l’ambasciatrice Gaita racconta un Paese che rapidamente si sta attestando come interlocutore internazionale e punto di riferimento dell’Africa Centro Orientale e prosegue: “La nostra collocazione geografica è risolutiva per l’Africa tutta, ma anche per l’oriente. Solo pochi anni fa avevamo gli aiuti umanitari, oggi abbiamo scambi commerciali importantissimi con la Cina e con l’India che sono anche importanti investitori per il nostro Paese. La nostra posizione strategica, ad esempio con il Porto di Mombasa, ci rende il corridoio privilegiato per l’ingresso ed il trasporto merci in tutto il continente. Per questo lavoriamo costantemente per una pace stabile nell’intera area. Siamo immediatamente sotto il golfo di Aden e quasi di fronte all’India. Una posizione ideale supportata anche con la costruzione di infrastrutture di altissimo livello.”
L’ambasciatrice sottolinea pure il rapporto con l’Italia che ha radici antiche: “Dobbiamo molto al vostro Paese, dagli anni degli aiuti umanitari fino ai giorni nostri. Le modalità di interazione a partire dal 1963 ad oggi sono cambiate profondamente, per esempio adesso ospitiamo una sede dell’Agenzia Spaziale Italiana e abbiamo cooperazioni nel campo medico sanitario, come quella con il ”San Matteo” di Pavia, e nel campo della sicurezza e dello sviluppo industriale, come con Confindustria. Eppure, nonostante tutto, la domanda che mi fanno più frequentemente è come si possono adottare i bambini del nostro Paese”.
“Questo per dire che in realtà fatichiamo non poco a trasmettere alle persone l’idea di un Paese che cresce quasi al ritmo del 6% annuo, che è ricco di risorse naturali, che sta implementando la sua industria e le sue infrastrutture, il tutto rispettando un paesaggio ed una natura che regalano grandissime emozioni.”
Così conclude l’ambasciatrice Gaita, raccontando un Paese che è il cuore dell’Africa ma che ha l’Europa nella mente. La riprova sono le elezioni di queste ore che, nonostante plausibili difficoltà e contrasti interni molto accesi, si stanno svolgendo con un rigore degno di una grande democrazia, conclusione tutt’altro che scontata nell’intera regione.
Ambasciata Kenya a Roma
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Ambasciatore S.E. JOSEPHINE WANGARI GAITA.

