Per 7 piccole e medie imprese su 10 la corruzione nelle pubbliche amministrazioni è la normalità. A dirlo è una indagine realizzata dalla Cna di Roma e del Lazio ma la conferma arriva da chi in Campidoglio è arrivato come un alieno: non usa mezze parole Alfonso Sabella, il magistrato prestato alla Comune di Roma che, chiamato da Marino per tenere in piede la sua Giunta dopo lo scandalo di Mafia Capitale, apre il vaso di Pandora dei mali della Città Eterna.
“Mi dispiace dover essere d’accordo con le imprese sul fatto che la corruzione è un fenomeno abbastanza normale all’interno delle pubbliche amministrazioni. Da quando sono a Roma – prosegue l’assessore alla legalità – ho notato che la stragrande maggioranza delle procedure presenta irregolarità formali. Qua le carte non sono quasi mai a posto”.
L’intervento durante la presentazione dello stato delle piccole e medie imprese attive sul territorio regionale, relativamente al secondo semestre del 2014 nel corso di una conferenza nella sede Cna della Garbatella. Dall’indagine emerge che il 42,7% delle imprese intervistate è totalmente d’accordo con l’affermazione secondo cui i fenomeni di corruzione e/o collusione costituisce una realtà “normale” all’interno delle pubbliche amministrazioni, percentuale a cui si aggiunge un ulteriore 30,9% che si dichiara abbastanza d’accordo con tale affermazione.
I dati resi noti da CNA dicono inoltre che il 39,3% delle imprese intervistate ha dichiarato di aver ravvisato nei propri concorrenti azioni tali da influenzare in modo improprio la procedura di affidamento negli appalti ai quali le imprese hanno partecipato, mentre una percentuale pari al 31,3% ha dichiarato di non ravvisare alcun segnale di irregolarità.
“Ci sono pochissime decine di procedure di evidenza pubblica, è vero che si tratta di procedure lente, ma sicuramente questo dato un valore ce l’ha – ha evidenziato Sabella – Ho notato moltissime procedure in cui l’interesse pubblico viene messo alla base, bisognerebbe capire quale altro interesse ci sia dietro”. L’assessore, che venerdì scorso è stato insignito anche della delega al litorale per fronteggiare la crisi di legalità ad Ostia che ha provvocato anche le dimissioni del presidente del municipio Tassone, ha rivelato come fosse sua intenzione lasciare il proprio incarico “a tempo”: “Pensavo di tornare a casa dopo l’estate, adesso forse non sarà possibile”.
Come ha sempre ribadito il magistrato, fin dalla sua nomina ad assessore, il suo è un incarico che rappresenta una anomalia: “Io non dovrei esistere. Che a Roma ci sia un’assessore alla legalità che è anche un magistrato è una gravissima anomalia”. Una anomalia quanto mai necessaria nella rifondazione di una città scossa fin nelle sue fondamenta.
