Al Mausoleo Ardeatino le più alte cariche istituzionali e autorità militari hanno ricordato i 335 italiani, tra civili e militari, fucilati il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesca, agli ordini del tenente colonnello delle SS Herbert Kappler. Il 70 anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il primo senza Erich Priebke è iniziato con la deposizione di una corona d’alloro sulla lapide commemorativa da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accompagnato dal ministro della difesa Roberta Pinotti ed il capo di Stato maggiore della difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.
“Questa giornata assume il significato di un ricordo terribile e incancellabile – ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – Bisogna sempre saper ricordare che la pace non è un regalo o addirittura un dato scontato e per quel che riguarda il nostro e gli altri Paesi europei è una conquista dovuta a quella unità europea, a quel progetto europeo che oggi da varie parti si cerca di screditare”.
“Gli eccidi nascono quando si perde il senso di cosa sia l’uomo – ha commentato Monsignor Marcianò – la memoria di quanto accaduto sia speranza di invocazione al padre affinché nella storia non si ripeta nulla di simile”.
Il massacro venne compiuto dalle truppe della Germania nazista come atto di rappresaglia in seguito all’attacco compiuto da membri dei GAP romani contro truppe germaniche in transito in via Rasella. Per la sua efferatezza è diventato l’evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell’occupazione.
Il capitano delle SS Erich Priebke, condannato all’ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio, non si era mai pentito ne aveva mai chiesto perdono ai familiari delle sue vittime. In un video girato nella sua abitazione romana poco prima della morte Erich Priebke parla delle Fosse Ardeatine, intervistato dall’avvocato Paolo Giachini.





