di Valeria Luzi
Inizia con quasi un’ora di ritardo per problemi tecnici la proiezione stampa della fatica cinematografica dell’ex onorevole Luca Barbareschi, dal titolo inglese Something Good che significa “qualcosa di buono”, in cui lui è produttore, regista e anche attore protagonista.
E questa solo l’ultima difficoltà che ha dovuto superare questo thriller sulla sofisticazione alimentare che arriverà in 150 sale italiane il 7 novembre grazie alla distribuzione della O1. A causa del delicato tema trattato il film è stato osteggiato dalle banche che non hanno voluto partecipare al finanziamento del film – racconta Barbareschi – e quindi ho dovuto girare con un budget ridotto di soli cinque milioni di euro”. Pare sia stato molto complicato anche trasformare in sceneggiatura il libro “Mi fido di te” di Francesco Abate e Massimo Carlotto, testo “rimbalzato” tra molti produttori, ma che poi Barbareschi è riuscito ad accaparrarsi e adattare al grande schermo grazie allo sceneggiatore Francesco Arlanch.
Lo scottante tema della contraffazione alimentare, un danno mondiale da 1700 miliardi, fa da sfondo al racconto di redenzione del protagonista Matteo e alla storia d’amore con Xiwen. Sentimento impossibile segnato anch’esso da mille difficoltà perché trattasi di due anime agli antipodi. Lui, trafficante italiano di cibo tossico su scala mondiale e lei, giovane donna cinese che perde il suo unico figlio avvelenato proprio da una bevanda adulterata. Quando il protagonista, che ricopre un ruolo importante nella multinazionale cinese Feng, verrà incastrato in un omicidio, sarà proprio la donna ad aiutarlo e a dargli l’occasione di redimersi.
“Perché – come ammette lo stesso regista – mi piaceva raccontare la storia di un uomo che si prende la responsabilità dei propri errori. Oggi tutti i criminali portano avanti giustificazioni, invece è bella l’idea che qualcuno abbia il coraggio di dire “ho sbagliato”, perché tutti siamo esseri umani e possiamo commettere errori”.
Le peripezie non sono mancate nemmeno per la talentuosa attrice protagonista cinese, Zhang Jingchu che, nonostante le urla di Barbareschi sul set, è riuscita a soddisfarlo con un’interpretazione davvero commovente. Grida giustificate dalle miriadi di difficoltà affrontate dal regista per girare il film a Hong Kong, uno dei porti più grandi al mondo. Addirittura per una delle scene più toccanti del film, ambientata in un ippodromo clandestino in mano alla terribile mafia cinese, Barbareschi racconta di aver dovuto scavalcare il recinto e girare con il rischio di essere scoperti. Dopo tante peripezie, purtroppo il film non sarà proiettato in Cina a causa della censura operata dal governo nei confronti di temi di cronaca così delicati.
E’ anche reperire un attore per protagonista maschile, sia per il piccolo budget che per qualche rifiuto, è stata una grande fatica. Quindi lo stesso Barbareschi è stato costretto a interpretare tale ruolo in cui però si è perfettamente immedesimato, rendendo davvero credibile il personaggio criminale che interpreta. Purtroppo il film Something Good non sarà presente al prossimo Festival del Cinema di Roma “perché non voluto dal comitato direttivo”, confessa con umiltà lo stesso produttore, regista e attore, che si dice comunque fiero di aver portato sul grande schermo un tema così importante per il bene dell’umanità.

