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Berlinguer e quel goccio di whisky allungato. Alberto Menichelli, una storia di fedeltà

LA RECENSIONE. Riappare in libreria “In auto con Berlinguer”, la vicenda umana dell’operaio che, da attivista di periferia, diventa autista e guardia del corpo del leader del Pc. “… il caposcorta di Moro ci invidiava l’auto blindata… se l’avesse avuta non sarebbe mai successo….”

di Patrizio J. Macci

Alberto Menichelli classe 1928, è stato per quindici anni l’angelo custode di Enrico Berlinguer. Dove c’era lui trovavi Alberto, dal 1969 fino al fatale comizio di Padova del 1984. Una storia di dedizione umana e fedeltà al leader. Ha deciso di riavvolgere il nastro del tempo con l’aiuto di Valentina Brinis in un libro che rappresenta un documento prezioso, già apparso sulla scena editoriale ma da tempo introvabile.
Riappare in libreria “In auto con Berlinguer” per i tipi di Wingsbert editore. Dal pane nero masticato in tempo di guerra, fino alla casa alla Borgata Breda vicino alla fabbrica dove il padre trova un lavoro. Nello stabilimento si assemblano componenti militari. È l’inizio della vicenda umana di Menichelli semplice operaio che, partendo da una sezione di periferia del Pci come attivista, riesce nel 1964 a mettere piede a Botteghe Oscure con la qualifica di addetto alla vigilanza. Il caso vuole che un giorno l’autista di Umberto Terracini, membro del Partito, relatore e firmatario della Costituzione, ha un incidente per il quale gli viene revocata la patente di guida. Menichelli si ritrova promosso sul campo al ruolo di autista e guardia del corpo.
I tempi si fanno duri e la minaccia di attentati ai leader politici incombe come una sottile inquietudine, Menichelli viene assegnato alla scorta di Berlinguer; dovrà seguire il leader durante l’attività di lavoro e in vacanza. Diventa una presenza costante, per i figli del leader una persona di famiglia.
In quegli anni i membri del Partito uscivano di casa la mattina per andare a lavorare in sezione, oppure se eletti andavano puntualmente alla Camera o al Senato. Il resto del tempo lo passavano in giro per l’Italia a fare comizi, oppure a visitare le sedi del partito. Il segretario del più grande partito comunista d’Occidente che in quegli anni arriva a contare un milione e ottocentomila tessere, viene dipinto come un uomo scherzoso, timido e riservato che ha bisogno di una goccia di whisky allungata in un bicchiere d’acqua per darsi coraggio prima di affrontare il pubblico e che scherza con gli uomini della sua scorta in continuazione. Un uomo attento alla famiglia, che tutte le sere prima di rientrare a casa si ferma a comprare un litro di latte perché ha paura di trovare il frigorifero vuoto. Anche i terroristi delle Brigate Rosse sono a conoscenza di questa usanza; solo per un caso non riescono a tendergli un agguato mentre esce dal bar. Anni dopo verrà ritrovato il fascicolo nel quale si suggeriva di colpire proprio in quella circostanza. Sono parecchi gli episodi nel volume da gustare come una madeleine che ha il sapore della storia: Berlinguer sdraiato sul pavimento che fruga tra le pagine dei volumi della sua biblioteca, ha smarrito cinquantamila lire. Non ricorda più in quale volume le ha nascoste.
Menichelli racconta la volta che si mette a giocare a pallone sul piazzale della Farnesina con il figlio Marco e i suoi amici, a un certo punto inchioda una Fiat 130, si abbassa il finestrino: è Aldo Moro, che rimane incuriosito a guardare Berlinguer che nel frattempo si è tolto la giacca e in maniche di camicia batte un calcio d’angolo senza risparmiarsi. “Quello che è accaduto a Moro -afferma Menichelli- non sarebbe mai potuto accadere a noi, innanzitutto perché avevamo un’automobile blindata oltre alla scorta della Polizia. Il Maresciallo Leonardi caposcorta dell’onorevole Dc ci invidiava moltissimo la vettura blindata. Il percorso che il Segretario seguiva a piedi o in macchina veniva sempre bonificato dalla vigilanza del Partito. Anche se fossero riusciti a rapire Berlinguer noi lo avremmo ritrovato, i compagni avrebbero frugato in ogni appartamento della Capitale”.
Il volume è sprovvisto di un indice dei nomi, motivo per il quale va bevuto tutto d’un fiato come un ininterrotto racconto orale, ma è arricchito da preziose foto d’epoca che catturano volti, abbigliamenti e forme di quegli anni. I protagonisti ci sono tutti, Craxi, D’Alema, Veltroni, Tatò e molti altri.
Si arriva all’ultima pagina maturando una certezza: Berlinguer non era per nulla un uomo triste, come alcuni hanno affermato, ma una persona seria e dal volto umano.