di Fabio Carosi
La voglia di legalità ha mandato in crisi Ostia per un paio di corridoiucci al mare; ha buttato al vento il patrimonio di servizi di Castelporziano che ora saranno affidati all’Ama e, infine, mette a rischio anche l’unica oasi di legalità e rispetto dell’ambiente che è Capocotta.
E’ il terzo atto della grande paura di “mafia Capitale” e delle cooperative di Salvatore Buzzi che ha costretto il sindaco Marino e l’assessore Sabella, sospinti dal Pd locale, a generare quello che passerà alla storia come il “grande pasticcio dell’estate 2015”.
Il prossimo 31 maggio scade l’ultima delle grandi gare pubbliche, quella dei cinque lotti che i romani conoscono come Dar Zagaia, Mediterranea, Settimo Cielo, Oasi Naturista, Porto di Enea e Mecs Village e che quindi anni fa presero il posto di 17 chioschi dove regnava lo spaccio della droga, la prostituzione e dove le norme igienico sanitarie erano come il manuale dello sbarco sulla luna.
In piena Riserva del Litorale, quei pochi chilometri di spiaggia che vive in piena armonia con l’ecosistema dunale è a rischio perché i burocrati non sono mai riusciti a redigere un Piano di fruibilità di della riserva e si sono seduti comodi sulla gara del 1995 che dal 2000 ha garantito 10 anni più cinque di gestione coerente con l’ambiente di una spiaggia più che libera, liberissima.
A un mese di distanza dalla scadenza, nessuno degli imprenditori che ha lavorato aprendo i servizi per 365 giorni l’anno (e giustamente guadagnato) su un tratto di natura incontaminata dove quel poco che c’è e di legno e dove convivono realtà sociali ortogonali (come le classiche famiglie pure cattoliche e una comunità lgbt), conosce il proprio futuro. Spaventati dall’eco delle ruspe, perché chi non ha messo un metro quadro in più di passerella di legno, alzi la mano, e dall’incertezza che riguarda oltree 150 lavoratori tutti in regola con le leggi, hanno alzato la bandioera rossa del mare mosso e hanno lanciato il grido d’allarme. Spiega il presidente del Consorzio Capocotta cinque Spiagge, Claudio Presutti. “La nostra gestione ha consentito di scardinare una situazione di generalizzato abusivismo che insisteva sulle dune e sul litorale di Capocotta, rispettando puntualmente le norme contenute nel contratto in essere con il Comune di Roma e raggiungendo tutti gli obiettivi che vi erano contenuti. Ciò ha significato nella pratica: rendere accessibile la spiaggia 365 giorni all’anno, assumere lavoratori in regola e retribuiti secondo il Contratto Collettivo Nazionale, presenziare la spiaggia con assistenti al salvamento a mare nel rispetto delle ordinanze della Capitaneria di Porto di Roma, curare la sorveglianza di tutta l’area dunale, ostaggio in passato di delinquenza e malavita organizzata. La spiaggia, inoltre, grazie all’intervento del Consorzio, ha visto occorrere negli anni anche un netto miglioramento da un punto di vista ambientale grazie ad investimenti mirati che hanno consentito di eliminare i gruppi elettrogeni sostituiti da cabine elettriche dell’Acea, di eliminare le punte abissine, di installare un sistema di decantazione e smaltimento delle acque reflue, oggi riutilizzate per sub-irrigazione della macchia mediterranea e di realizzare periodicamente attività con associazioni e forze dell’ordine, tese all’educazione ambientale e alla sicurezza delle dune”.
Quatri chilometri scarsi di duna litoranea, con servizi anche low cost da fare invidia a tutta Italia, c’è tutto tranne l’ammnistrazione della cosa pubblica. Il tempo stabilito dalla gara finisce tra poco più di un mese e i gestori chiedono certezza. Come sempre succede sul litorale di Roma le crisi si aprono a stagione balneare iniziata. Come se il primo maggio non arrivasse ogni anno. Lo sanno tutti tranne il Campidoglio.
