di Patrizio J. Macci
Massimo Carminati soprannominato “Il guercio”, classe 1958 militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari è l’anello di congiunzione tra la destra romana e la Banda della Magliana.
Negli Anni Settanta diventa un personaggio carismatico militando nel Fuan e in Avanguardia Nazionale (organizzazioni di estrema destra), distinguendosi sopratutto per la sua capacità di stringere rapporti e tessere trame criminali. Esce indenne nei processi che hanno riguardato alcune delle le vicende più controverse della Prima Repubblica; viene assolto per l’omicidio Pecorelli e per la strage della stazione di Bologna ma vanta ugualmente un curriculum criminale che brilla come una stella di prima classe. Violento, spregiudicato e senza scrupoli quando si occupa di denaro.
Amico per la pelle e compagno di scuola del nero Valerio Fioravanti, frequenta insieme a lui assiduamente uno dei luoghi storici di aggregazione degli appartenenti alla Banda della Magliana: il Fungo dell’Eur, sotto la sua ombra sigillano un sinistro matrimonio a tre, finanza criminalità e politica. Dice di lui Giusva: “Uno che non voleva porsi limiti nella sua vita spericolata, pronto a sequestrare, uccidere, rapinare, partecipare a giri di droga, scommesse, usura”.
È il profilo di un mercenario disposto a tutto per finanziare la propria attività eversiva. Nel tempo si specializza in recupero crediti, danneggiamenti e azioni violente nei confronti di alcuni personaggi entrati in conflitto con gli affari della “banda”. Carminati entra in contatto con i boss Franco Giuseppucci e Danilo Abbruciati che lo assoldano per coinvolgerlo nelle proprie attività criminali, comincia uno scambio di favori. Inizialmente alla base di questa società ci sono alcune attività di reinvestimento del bottino proveniente da rapine di autofinanziamento che gli estremisti effettuano con Fioravanti e soci, in modo da poterli investire in altre operazioni illecite quali lo “strozzinaggio” o lo spaccio di droga.
Alla sua figura e alle sue gesta è ispirato il personaggio del Nero in “Romanzo Criminale”. Le rare foto che lo ritraggono non più ragazzo, lo immortalano con una vistosa benda che copre l’occhio sinistro. Come se fosse il cattivo dei film di James Bond. Come tutti gli eroi, perché con la rappresentazione cinematografica è diventato un mito del male urbano, si è guadagnato i gradi sul campo cioè nella sua personale guerra contro lo Stato. La menomazione all’occhio è il risultato di un colpo di pistola esploso da un carabiniere durante un conflitto a fuoco per catturarlo. Massimo Carminati è sempre riuscito a uscire indenne dai tanti processi che lo accusavano di reati pesantissimi. Nonostante molti pentiti di mafia lo abbiano indicato tra gli autori di attentati e agguati mortali, i riscontri delle accuse non sono stati mai trovati. Ora, per la prima volta, viene arrestato in una indagine dove la connessione è con una certa area politica che ha governato la Capitale.
