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“Caro Babbo Natale, dacci un futuro”. Gli studenti si affidano alla leggenda

“Caro Babbo Natale, dacci un futuro”. Gli studenti si affidano alla leggenda
studenti scuola 500
I ragazzi del Vittoria Colonna alla fine dell’occupazione: “Non dobbiamo smettere di sperare, in questi giorni di occupazione abbiamo cercato una soluzione ma non siamo ancora riusciti a trovare del tutto, non per questo però smetteremo di lottare”
“Caro Babbo Natale, dacci un futuro”. Gli studenti si affidano alla leggenda

Dall’occupazione, alla lettera a Babbo Natale a cui gli studenti del Liceo Vittoria Colonna, chiedono un  futuro, una scuola sicura e che tuteli il diritto fondamentale allo studio. Non un comunicato o una fredda nota ma una vera e propria lettera a Babbo Natale ritenuto dai ragazzi una figura ”più alto di  tutti noi”. I ragazzi chiedono una soluzione, “perché non dobbiamo smettere di sperare, in questi giorni di occupazione abbiamo cercato una soluzione ma non siamo ancora riusciti a trovare del tutto, non per questo però smetteremo di lottare”.
“Quello che ci interessa ora più di tutto è il nostro futuro, – scrivono i ragazzi – un futuro che noi riusciamo a vedere solo grigio, caratterizzato da ignoranza e precarietà, un futuro che ci vede costretti a pagare per delle colpe che non sono le nostre, un futuro che noi vogliamo cambiare ma non riusciremo a farlo fino a quando  saremo da soli a lottare”. I ragazzi poi chiedono “una mano per  costruire, insieme a chi può e deve insegnarci, un futuro nel quale non vige la regola del più forte ma si ha la capacità di ascoltare, dialogare e trovare una sintesi assieme”.
“Non ci fermeremo neanche davanti ai muri che ci vengono costruiti da chi, giorno dopo giorno, dovrebbe formarci e trasmetterci quella consapevolezza che è necessaria a crescere. In questi giorni di occupazione – proseguono gli studenti del Vittoria Colonna – abbiamo dimostrato che siamo in grado di autogestirci, che ci piace studiare e viverci la scuola sempre anche dopo le 6 ore che passiamo qui a  seguire materie di routine, che siamo dei ragazzi come si dice ‘con la testa sulle spalle’, in grado di pensare e creare”.