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“Ciao Roma, me ne vado all’estero”. Senza lavoro, chi lascia e chi inventa

L’INCHIESTA. Stanchi e delusi cambiano vita. Le storie di Cristiano, tecnico audiovisivo di Monteverde ora a Berlino e Francesco, architetto a 600 euro al mese pronto per partire con destinazione la Svizzera. Federico, precario geometra in uno studio sulla Colombo fa le valige per l’Australia. Chi resiste si affida alla creatività e inventa attività un po’ bizzarre come il “community manager”, il “declutter”, “l’home stager” o il “cake decorator”

Il primato di Arianna Spagnolo, una giovane che va “contromano”. Torna dall’Argentina e si trasforma in “personal chef”: ammessa nella rosa dei 25 finalisti tra i talenti del gusto mondiale. Quasi 6 mila romani hanno salutato la loro città… Intanto la Coldiretti consiglia: diventate falconieri

di Silvia Brigida

Stanchi e delusi se ne vanno. Lasciano Roma e l’Italia perché non c’è lavoro, un problema che non può più essere liquidato solo come “una fuga di cervelli”.
Cristiano lo spiega benissimo “Berlino sicuramente non è il paradiso e l’Italia mi manca, soprattutto la famiglia ma, francamente, ciò che mi manca viene compensato da ciò che ho trovato qui”. Cristiano C. ha 37 anni e circa un anno fa, con moglie e figlio di 1 anno, è volato da Roma a Berlino. Lei maestra elementare, lui per 12 anni attivo nell’ambito della post produzione e degli effetti visivi, tra il mondo del cinema e quello della pubblicità, nonostante abbia lavorato a progetti importanti, diversi spot televisivi per l’Eni o per la Kinder Ferrero e produzioni della Rai, anche per la messa in onda dei concerti del Conservatorio di Santa Cecilia o dell’Auditorium Parco della Musica, il problema più grande ce l’ha sempre avuto con la riscossione dei pagamenti delle fatture: “A Roma noi stavamo a Monteverde, posso dire che si campava! Vivere è una parola grossa. In qualche modo, a volte con un piccolo aiuto dei genitori, si riusciva ad andare avanti ma tante cose spesso sfumavano a causa di cattivi pagatori e di lavori troppo impegnativi e pagati comunque troppo poco. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un lavoro molto grande che prometteva molti soldi, che ci avrebbero sicuramente permesso di sistemare un po’ di cose ma che alla fine non è stato pagato. A quel punto mi sono fermato e mi sono chiesto se veramente volevo questo per mio figlio, ovvero un posto dove le soddisfazioni sono mere chimere, i pagamenti ancor peggio”.
Ora a Berlino Cristiano fa sempre il suo lavoro per una delle compagnie più grandi nel mondo per gli effetti visivi, dopo aver fatto il freelance per 2 mesi è stato assunto perché temevano che se ne andasse in altre compagnie. E di tornare in Italia non se ne parla proprio.

Di storie come quella di Cristiano ce ne sono tante, esperienze di vita diverse ma che in comune hanno la delusione e la rabbia di chi si sente tradito e costretto ad andarsene perché tanto non ha nulla da perdere. Si sente così Francesco S., architetto romano di 29 anni, a partita Iva in uno studio di Rignano Flaminio, guadagna in un mese 600 euro circa a lordo e anche cercando altro, il meglio che ha trovato è stato di 800 mensili, senza contratto, s’intende, molto poco, troppo, anche solo per campare e adesso sta pianificando il suo trasferimento in Svizzera: “Ho deciso di partire perché ormai in Italia per noi giovani non c’è più prospettiva per il futuro e la possibilità di un lavoro che ti permetta di vivere in modo dignitoso. Partirò per la Svizzera tra settembre e ottobre, non ho conoscenze dirette però già sto mandando dei curriculum vitae per trovare un lavoro così da non perdere troppo tempo quando sarò lì”
Anche Federico, geometra di 25 anni, dopo 2 anni di tirocinio e tante promesse in uno studio professionale sulla Cristoforo Colombo, inizia a vedere i primi soldi, 700 euro al mese ma di contratto non se ne parla. Lui continua a lavorare ma quando vede che anche il mensile inizia ad arrivare in ritardo, prima un mese, poi due e anche tre, decide di dire basta e abbandona lo studio. Raccolte informazioni all’Associazione dei geometri per lavorare all’estero, ora è in procinto di partire per l’Australia, armato solo di bagagli ma con tanta speranza e voglia di sognare ancora: “Purtroppo l’Italia è caduta talmente tanto in crisi che ti costringe a dover guardare fuori. Molti non partono per voglia di farlo ma per necessità. Ora io sono uno di quelli”.
L’incapacità del nostro Paese a trattenere cervelli e braccia qualificate e ad offrire orizzonti di crescita personale e professionale è confermata da numeri e dati di non certo difficile interpretazione: l’Aire, l’Anagrafe della popolazione Italiana Residente all’Estero, registra il 2012, l’anno nero della crisi, come anche l’anno del boom degli espatri, con 4.341.156 italiani residenti all’estero, un aumento del 30% rispetto al 2011. Ad abbandonare l’Italia in crisi sono più gli uomini che le donne, il 56% contro il 44%, con un’età media di 33 anni e i laureati sono più del 27%. Tra le mete degli italiani che emigrano, in testa c’è la Germania, ma anche la Svizzera, la Gran Bretagna, l’Argentina, gli USA e l’Australia. Osservando, poi, i flussi migratori dalle regioni, è evidente che i lombardi sono i primi a fare i bagagli, ben 13.156, seguiti dai veneti, 7.456, i siciliani 7.003, i piemontesi, 6.134 e i laziali 5.952.
Ma con i venti di crisi che tirano, i tassi di disoccupazione ai massimi storici, la precarietà e l’incertezza, c’è ora una nuova tendenza: quella di farsi venire un’idea, una vera novità per il mercato del lavoro, creare una propria attività e buttarsi nell’impresa e chissà che non si riesca anche a sfondare. In poche parole, se il lavoro non ce l’hai, te lo inventi.


Molti mestieri sorti da poco sono in realtà una rivisitazione in chiave moderna di vecchie figure: il mediatore civile, l’organizzatore di eventi o la tata professionista. Altri sono conseguenza dello sviluppo del web, dal blogger di professione al community manager. Ma alcuni sono così nuovi e strani da non poter neanche essere tradotti in italiano, come il declutter, ovvero l’addetto ad organizzare gli spazi, casa o ufficio, in modo efficiente, eliminando tutto quel superfluo che comporta perdite di tempo e denaro. Oppure l’home stager, che aiuta il proprietario a valorizzare una casa per favorirne la vendita, in pratica una forma raffinata di marketing immobiliare. Fino al cake decorator, una via di mezzo tra un pasticciere e un food stylist, perché le sue torte devono essere un piacere per gli occhi e per il palato.
Certo, in questi tempi di magra pagare un cake decorator può sembrare un insulto ma è anche vero che un mercato di nicchia esiste. Forse, più utile e pratico può essere il falconiere: nelle antiche corti medievali l’addestramento dei falchi veniva considerato un passatempo ma oggi, come lo definisce la Coldiretti, è tra i nuovi mestieri scaccia crisi. Il falconiere aiuta a garantire la sicurezza degli aeroporti, messa a rischio dagli animali pericolosi per il volo che fuggono alla vista dell’imponente rapace.
Insomma, se l’intenzione è di non abbandonare la nave che affonda, allora l’unica alternativa è darsi da fare. Come ha fatto Arianna Spagnolo, romana di 30 anni che in Italia, lei, c’è pure tornata. Laureata in Economia, master in Rapporti Internazionali in Argentina, dopo un paio di anni ha deciso di tornare nella sua “bella Roma”, dove eredita la casa del nonno a San Giovanni, qui, però, le prime delusioni: lavoretti di 6 mesi, 1 anno al massimo, prima come consulente per progetti europei per la società RSO S.p.A., ora fallita, vittima della crisi, poi come traduttrice al Patronato ACLI e nel settore del marketing collabora all’apertura del negozio La Città del Sole di piazza San Cosimato, poca roba, però, senza alcuna possibilità di proseguire un progetto. “Quando vedi che ti va male dappertutto e capisci che non sei tu che sei sbagliata ma è il sistema, l’unica cosa che puoi fare è rimboccarti le maniche e ricominciare da capo. La mia vita è sempre ruotata intorno al cibo, da sempre mi diverto a cucinare per gli amici, cene particolari e selettive. Allora mi sono rimessa a studiare, ho fatto scuola di cucina e dopo qualche esperienza nei ristoranti mi sono dedicata all’attività di professione”.
Così Arianna è diventata Personal Chef, un cuoco privato che offre un servizio personalizzato direttamente al domicilio del cliente. La rete il suo giro di contatti, in più ha un blog, “La casa del pueblo”, arrivano anche le prime soddisfazioni ma la vera gioia Arianna la prova quando, quasi per gioco, partecipa con un video di presentazione al concorso del ministero del Turismo in Australia, “best job in the world”, “miglior lavoro del mondo”: la possibilità per lei di diventare Taste Master, maestra di gusto, esibendo il suo lavoro nel Pease dei Canguri. La notizia che è stata ammessa nella rosa dei 25 finalisti tra i talenti del gusto mondiali, l’unica italiana, la lascia incredula e speranzosa poi, però, nella selezione finale degli ultimi tre, Arianna non rientra. Delusa? “Un po’, in fin dei conti il mio obiettivo è aprire un ristorante qui a Roma…”
Probabilmente, per avere almeno la possibilità di potercela fare nel nostro Belpaese, dove molto è diventato ormai una “emergenza”, bisogna perseguire con tenacia e coraggio le proprie passioni e trasformarle in talento. Ma alla domanda “se avessi vinto saresti andata in Australia?” Arianna non esita: “Al volo, mica sono scema, qui il ristorante non so neanche se riuscirò mai ad aprirlo…”.