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Corruzione, choc a Marino. In manette il sindaco

Permessi in cambio di assunzioni e autorizzazioni rilasciate in cambio di sponsorizzazioni per sagre e attività comunali. Un sistema scoperto dai Carabinieri e che ha portato all’arresto di Fabio Silvagni, sindaco di Marino. Insieme al primo cittadino del comune dei Castelli Romani sono finiti in manette un dipendente comunale e tre imprenditori, tra cui un agente di Polizia in aspettativa, ritenuti responsabili dei reati di corruzione e peculato. Al centro dello scandalo la realizzazione di un punto vendita di una nota catena commerciale da 3 milioni di euro

Terremoto a Marino: in manette con l’accusa di corruzione è finito il sindaco del noto centro dei Castelli Romani, Fabio Silvagni, eletto il 25 Maggio 2014 grazie alla vittoria della Coalizione dei Moderati con il 54,1% dei voti, prendendo il posto del consigliere regionale Adriano Palozzi. Silvagni, consigliere comunale dal 2000 ed ex capogruppo di Forza Italia e coordinatore del Popolo della Libertà. Alle elezioni comunali del 2011 ha segnato un personale record cittadino ottenendo oltre mille voti di preferenza nella lista del Pdl.

Tutto ha inizio alle prime ore del mattino quando cento Carabinieri del Gruppo di Frascati hanno dato  esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Velletri a carico, oltre che del Sindaco del Comune di Marino, di un dipendente comunale e tre imprenditori, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di corruzione e peculato.

Le indagini iniziate nello scorso mese di giugno – dirette dal Procuratore della Repubblica di Velletri Francesco Prete – hanno, tra l’altro, riguardato la realizzazione di un punto vendita di una nota catena commerciale, del valore di circa 3.000.000 di euro, per il quale il primo cittadino avrebbe rilasciato illecitamente le necessarie autorizzazioni in cambio dell’assunzione di persone da lui indicate per garantirsi cosi’ un ritorno politico ed elettorale.  L’immobile, con annesso parco giochi, dagli accertamenti condotti dall’Autorità giudiziaria con l’ausilio dei periti, non è risultato conforme al piano regolatore ed è stato sequestrato.
Silvagni, con la complicità di un dipendente comunale, B.S. di anni 56, avrebbe favorito l’iniziativa imprenditoriali di una società operante a livello nazionale nel settore dei servizi per lo spettacolo e della ristorazione, concedendo in maniera illecita l’autorizzazione al cambio di destinazione d’uso, da artigianale a commerciale, di un immobile sito nel comune di Marino, per la realizzazione di un punto vendita di una nota catena commerciale di ristorazione.
A fronte dei permessi necessari per avviare l’attività commerciale gli imprenditori, D.B. di anni 43 e G.T. di anni 40 – quest’ultimo appartenente alla Sottosezione della Polizia Stradale di Albano Laziale e in aspettativa per malattia da circa un anno – avrebbero  assunto una ventina di persone segnalate dal sindaco, garantendogli così un indubbio ritorno in termini di peso politico ed elettorale.
Le utilità non si sarebbero limitate ai posti di lavoro, ma avrebbero avuto ad oggetto somme di denaro sotto forma di sponsorizzazione di eventi organizzati dal Comune.

Sempre al sindaco viene contestata dalla Procura  l’induzione indebita a corrispondere utilità a pubblico ufficiale sollecitando i vari imprenditori locali interessati a ottenere permessi di  costruire, a versare all’Amministrazione Comunale la somma di euro 1.200 da utilizzare per finanziare le iniziative del Comune, in particolare feste e sagre, prospettando loro il diniego dei permessi in caso di mancata adesione alla richiesta. Anche in questo caso lo scopo del sindaco, come emergente dalle indagini, sarebbe quello di accrescere il proprio consenso elettorale.

Al sindaco viene infine contestato il reato di peculato poiché accusato di essersi, in più occasioni, appropriato per usi personali e con la complicità di alcuni dipendenti di una società del Comune di Marino, di carburante per la sua autovettura personale