Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » “Cucchi fu picchiato, nuove indagini”. La sentenza getta ombre sui Carabinieri

“Cucchi fu picchiato, nuove indagini”. La sentenza getta ombre sui Carabinieri

“Cucchi fu picchiato, nuove indagini”. La sentenza getta ombre sui Carabinieri
stefano cucchi stadio
Atti al pubblico ministero per riaprire il caso sulla morte del geometra romano morto sei giorni dopo il suo arresto. Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise d’Appello nella motivazione della sentenza, con la quale nell’ottobre scorso sono stati assolti tutti gli imputati
“Cucchi fu picchiato, nuove indagini”. La sentenza getta ombre sui Carabinieri

Stefano Cucchi fu sottoposto senza dubbio “ad una azione di percosse” e “non puo’ essere definita una ‘astratta congettura’ l’ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l’azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che lo hanno avuto in custodia nella fase successiva alla perquisizione domiciliare”. Lo sostiene la corte d’appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui il 31 ottobre scorso sono stati assolti dal reato di lesioni tre agenti della polizia penitenziaria e da quello di omicidio colposo nove tra medici e paramedici dell’ospedale Sandro Pertini, dove Cucchi mori’ il 22 ottobre del 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per droga. Per i giudici Cucchi è stato picchiato ma non si conoscono le cause della morte.
Il collegio, presieduto da Mario Lucio D’Andria, trasmetterà le 67 pagine di motivazioni alla procura di Roma perchè “valuti la possibilita’ di svolgere ulteriori indagini al fine di accertare eventuali responsabilita’ di persone diverse” dai poliziotti della penitenziaria gia’ giudicati. Gli atti del processo saranno valutati dal pubblico ministero che potrà riaprire il caso sulla morte del giovane geometra romano.

Medici ed infermieri del Perini furono assolto dalla corte d’appello perchè “Stefano Cucchi non fu abbandonato al suo destino quando fini’ nelle mani del personale medico e paramedico dell’ospedale Sandro Pertini. Anzi, chi lo ebbe in cura, al di la’ della “complessita’ e oscurita’ del suo quadro patologico” e dell’atteggiamento oppositivo tenuto dal ragazzo, fece tutto il possibile”. Queste le conclusioni della sentenza che scagionò lo staff sanitario del nosocomio dal reato di omicidio colposo, rispetto all’originaria contestazione di abbandono di persona incapace. La Corte ha spiegato che in mancanza di una causa certa del decesso “non e’ possibile individuare le condotte corrette che gli imputati avrebbero dovuto tenere”.
Non solo, ma dagli atti del processo e’ emerso come “l’attivita’ svolta sia dai medici che dagli infermieri non sia stata di apparente cura del paziente ma di concreta attenzione nei suoi riguardi”. Per la corte d’appello, “Cucchi, durante il suo ricovero, non era in effetti nelle condizioni di provvedere a se stesso, perche’ limitato nei propri movimenti a causa della lesione sacrale della quale era portatore, ma sulla base dei dati emergenti dalla cartella clinica, dalla cartella infermieristica e dal foglio di terapia nonche’ delle dichiarazioni rese in dibattimento, oltre che dagli imputati, da diversi testimoni, puo’ escludersi che si sia trattato di un reale abbandono”.
E ancora: “Le quattro diverse ipotesi avanzate da parte dei periti d’ufficio (morte per sindrome da inanizione), dai consulenti del pubblico ministero (morte per insufficienza cardio-circolatoria acuta per brachicardia), delle parti civili (morte per esiti di vescica neurologica) e degli imputati (morte cardiaca improvvisa), tutti esperti di chiara fama – e’ scritto nelle motivazioni – non hanno fornito una spiegazione esaustiva e convincente del decesso di Stefano. E dalla mancanza di certezze non puo’ che derivare il dubbio sulla sussistenza di un nesso di causalita’ tra le condotte degli imputati e l’evento”.