Roma, 1978. Un uomo, un signore molto anziano, si presenta presso il laboratorio artigianale di un corniciaio con un portafoto della moglie scomparsa ed il cui vetrino era stato accidentalmente rotto dalla domestica. Il corniciaio, vista la semplicità dell’intervento, esegue la riparazione gratuitamente e l’anziano signore, rimasto anonimo, decise di pagare tanta generosità presentandosi due giorni dopo con la tela in dono. L’artigiano, ignorando completamente la vera natura del dipinto, lo conservava in modo approssimativo e senza particolari cautele per circa 36 anni. Poi casualmente scopre che si tratta di una tela di Pablo Picasso, il dipinto ad olio “Violin e boutille de bass” datato 1912.
L’artigiano, ora pensionato, decide di affidare l’opera alla famosa casa d’aste Sotheby’s, per ottenere il rilascio dell’attestato di libera circolazione. Ma al personale dell’Ufficio Esportazioni di Venezia qualcosa non torna: la quotazione del dipinto, 1,4 milioni di euro, appariva troppo bassa per un’opera del celebre maestro spagnolo, suscitando il sospetto di falsità della stessa ed il conseguente interesse degli investigatori. Le indagini intraprese dalla Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea del Reparto Operativo e gli accertamenti tecnici svolti dal C.N.R. hanno permesso di stabilire che l’opera è effettivamente attribuibile a Pablo Picasso e che la stessa è presente nel catalogo Zervos, edizione del 1961, priva di indicazioni sulla collocazione dell’epoca.
Una storia incredibile ma non l’unica portata alla luce dai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale. In un furgone bloccato e controllato dai militari all’altezza del Museo delle Navi di Fiumicino, tra le piante, sotto il telone, veniva rinvenuta una scultura marmorea raffigurante una figura maschile nell’atto di abbattere un toro circondato da altri piccoli animali, tipica iconografia del Dio Mitra. Il gruppo scultoreo, visionato da Funzionario della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, è stato riconosciuto quale opera di straordinario interesse storico ed archeologico provienente da scavo clandestino nell’area archeologica di Tarquinia.
La ricostruzione investigativa ha consentito di ricostruire come il “Mitra” fosse in viaggio per la Svizzera. L’operazione ha portato all’arresto, per ricettazione, dell’autista del furgone, mentre alcuni uomini che costituivano una vera e propria “staffetta” di scorta al veicolo si sono dati alla fuga.
Ritrovato sempre dai militari anche l’olio su tela del XVII Secolo, raffigurante “Veduta di Piazza San Marco dall’attracco delle gondole” dell’artista Luca Carlevarijs (1655-1731), trafugato a Roma nel 1984 da una collezione privata. Nel settembre 2014, a Milano, durante la perquisizione dell’abitazione di un mediatore d’arte, indiziato di ricettazione ed esportazione illecita di un importante dipinto individuato negli Stati Uniti, vennero rinvenute 190 foto di opere pittoriche, tra cui una raffigurante la veduta di Piazza San Marco di Venezia.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno permesso di accertare che il dipinto era stato consegnato da un collezionista al predetto mediatore affinché ne curasse la vendita. Quest’ultimo, dopo il sequestro dell’opera, oramai consapevole delle sue responsabilità, ha collaborato fornendo il nominativo del collezionista, il quale è stato conseguentemente indagato per ricettazione. Nel corso della perquisizione, sono state acquisite inoltre le prove di un vasto traffico illecito di opere d’arte con la Svizzera, per essere poi da qui destinate ad amanti d’arte americani.
