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Donne tra famiglia e lavoro lavoro. “Così la crisi cancella i diritti”

L’INTERVENTO. La direttrice dell’Osservatorio sulla Famiglia dell’Eurispes, Andrea Catizone, sceglie affaritaliani.it per il punto sulla situazione femmimile: “E’ un malessere che va ascoltato e curato”

di Andrea Catizone *

Il ruolo delle donne nella famiglie richiama necessariamente il tema del ruolo della donna nel mondo del lavoro poiché la marcata dicotomia tuttora esistente tra la costruzione di una dimensione professionale ed una familiare è fortemente sentita tra le donne del nostro paese.
Ed infatti i legami tra donne, lavoro, carriera e famiglia mettono in luce l’esistenza di percorsi tutt’altro che lineari e scelte fortemente sbilanciate a favore di un ruolo a discapito dell’altro, spesso quello professionale, come se le due condizioni non potessero vivere in maniera armonica nella stessa epoca nella stessa donna.
Grazie al lavoro dell’Osservatorio sulle Famiglie dell’Eurispes abbiamo realizzato un approfondito sondaggio interrogando le donne stesse per comprendere il loro livello di soddisfazione lavorativa e quanto sia possibile in uno Stato come il nostro poter conciliare lavoro e famiglia, anche alla luce delle difficilissime condizioni economiche degli ultimi anni. Il quadro che ne emerso non è affatto dei più confortanti e forse sfuggono ad alcuni osservatori dei dati interessanti che mettono in luce un malessere diffuso tra la popolazione femminile che dovrebbe essere non solo ascoltato, ma anche in un certo senso curato.
La crisi che sta attraversando il nostro Paese, incide in maniera preponderante e negativa  su tutti gli aspetti del mondo femminile, sia in ambito lavorativo sia in quello familiare. Tutto questo si traduce, in termini di applicazione e realizzazione dei diritti umani in una evidente ed ingiusta privazione di quei fondamentali diritti che misurano lo stato effettivo di sviluppo civile di una nazione.
Se l’occupazione negli anni 1993-2011 ha visto una forte diminuizione del livello di occupati tra gli uomini a favore di un aumento di quello femminile, soprattutto nel terzo settore (1 milione e mezzo nel Centro-Nord, mentre nel Sud solo 196mila unità), tuttavia la possibilità perdere il lavoro, negli anni successivi, è 40 volte superiore per una donna rispetto all’uomo. I dati dimostrano poi che la maggior parte di questo evento nefasto coincide con la nascita del primo figlio e pertanto, ancora una volta si priviegiano le scelte familiari a quelle individuali e professionali.
Rispetto a quanto accade nel resto dell’Eu in Italia cresce il numero delle donne che non sono più alla ricerca di occupazione pur essendosi formate ed avento risultati scolastici superiori a quelli maschili. Alcune tra queste, inoltre, non ricercano neppure un impiego perchè utilizzano la maggior parte del tempo nelle cure familiari, spesso una donna supporta sulle proprie spalle le tre generazioni della famiglia: i propri genitori anziani e non autonomi, se stessa ed i propri figli.
L’Ocse rimarca che negli ultimi 30 anni è cresciuto il divario tra ricchi e poveri in molti Paesi avanzati e per quanto attiene il nostro Paese le principali cause di diseguaglianze derivano dalla minore opportunintà di impiego delle donne e dalla loro più bassa retribuzione a parità di condizioni con il mondo maschile.
Questa situazione si riversa inevitabilmente sul ruolo della donna nel mondo della famiglia. Le possibilità di una madre di trovare lavoro sono molto inferiori rispetto ai padri: 9 volte in meno al Nordo, 10 al Centro e 14 nel Sud del Paese.
Le donne, inoltre, guadagnano meno degli uomini, ma ciò che è più assurdo è che il contributo prettamente economico della donna all’interno della coppia spinge l’Italia al fondo della classifdica europea: il 33,7% delle donne tra il 25-54 anni non percepisce redditi.
In una coppia su 3 la donna non guadagna e si occupa solo della gestione della casa e dei figlio o genitori o suoceri o parenti, mentre 1 su 4 guadagna meno dell’uomo e impiega il resto del proprio tempo nella cura della casa. Ciò si ripercuote sull’esercizio del diritto di libertà e autodeterminazione della donna. Questi dati vanno poi confrontati con le donne che hanno migliorato in italia il loro livello di istruzione e formazione che non corrisponde poi ad uno sbocco professionale adeguato al livello di conoscenze acquisite nel corso del tempo. Secondo i più recenti dati prodotti dall’Eurispes: il 63,2% delle donne non è affatto soddisfatta delle possibilità di carriera, mentre il 43,1% svolge una professone che non è attinente agli interessi e alle aspirazioni personali; la metà delle laoratrici non svolge invece un lavoro pertinente con il proprio titolo di studio.
Il nostro lavoro, dunque, mostra un quadro tutt’altro che esaltante della situzione italiana delle donne sul piano dell’applicazione di diritti fondamentali riconosciuti agli esseri umani. Le donne italiane sono sempre più costrette a rientrare nelle case sprecando anni di formazione e di studio, sono scoraggiate nel cercare lavoro e spesso impiegano il loro tempo in toto, o in gran parte, alle cure della casa e della famiglia o dei parenti; sono poco convinte che la formazione professionale sia determinante per condizionare il proprio futuro, la maggior parte non percepisce un reddito e, se lo percepisce, il più delle volte è inferiore a quello del compagno o coniuge.
C’è dunque un forte dislivello tra le legittime aspirazioni delle donne e la situazione reale del Paese, in termini di opportunità professionale e lavorativa.

* Direttrice Osservatorio Famiglie Eurispes