di Fabio Carosi
Uccisa dal marito a bastonate. Almeno così risulta sia sul motore di ricerca Google, che sul sito del partito Fratelli d’Italia nell’area tutela delle vittime della violenza. Solo che lei è viva e sta benissimo, il marito non è mai stato arrestato e in famiglia, anche andando a cercare indietro di generazioni non ci sono mai stati precedenti penali. Figuriamoci poi per femminicidio.
E’ la storia surreale di Katharina Diepenbruck, nata in Germania ma da anni residente a Rieti. Madre di tre figli, insegnate di lingua in un’importantissima scuola internazionale di Roma, di buon mattino e spinta dalla curiosità, ha digitato il suo nome sul motore di ricerca. A sorpresa si è vista citare in un articolo sul femminicidio, ha cliccato ed è entrata quindi nel sito di Fratelli d’Italia, proprio nella pagina che elenca i nomi delle donne uccise nel 2013 ha scoperto di essere nell’elenco, deceduta precisamente il 27 febbraio 2013. E in Italia di Katharina Diepenbruck ce n’è una sola. Perdippiù a Rieti e con un compagno che ha 42 anni che, nel caso della vita reale, è il marito.
Il link utilizzato da Fdi punta al Tgcom 24 di Mediaset dove si ricostruisce la storia di un macedone di 42 che a Rieti e ucciso la compagna di 38 con un mattarello e poi si è costituito. Ma sul servizio non c’è nessun nome. Ora la signora Diepenbruck ha avuto uno shock: pensava fosse uno scherzo quindi ha letto e riletto la citazione sul sito del partito senza riuscire a dare una spiegazione logica al clamoroso errore. Come è potuto accadere che nome e cognome unici, in aggiunta all’età, siano stati inseriti tra le vittime della violenza nel dito di Fratelli d’Italia? E poi c’è il nodo del marito. Avvocato del Foro di Rieti, l’uomo ha esattamente 42 anni, gli stessi del macedone accusato e arrestato per omicidio, così come la vittima. L’unicità del cognome della Diepenbruck non lascia spazio ad omonimie, aprendo così la strada al mistero. E soprattuto alle chiacchiere che hanno fatto in un baleno il giro del Paese. Lo stupore della Diepenbruck è diventato un post su facebook, nel quale la signora ha manifestato incredulità per la vicenda che l’ha vista come protagonista.
Contattata telefonicamente da Affaritalianil.it la responsabile del Dipartimento che cura le politiche antiviolenza, Barbara Benedettelli, spiega: “Sono molto dispiaciuta per il grave errore. Non so come sia potuto accadere, il sito dell’area www.fdivittimeviolenza.it è gestito da me personalmente con l’aiuto di alcuni giovani volontari. Sono sempre stata rigorosa per quanto riguarda la giusta informazione e ho sempre fatto e preteso verifiche incrociate per evitare di dire cose non pertinenti o non vere. Cosa che da ora aumenteremo, perché è nostro dovere e interesse riportare notizie esatte. La mole di lavoro è tanta e noi siamo pochi, con questo non voglio giustificare un errore, ma ripartire da esso per migliorare il sistema di raccolta dati. Non so come sia stato possibile scambiare i nomi del delitto di Rieti del 27 febbraio tra una donna vessata dal compagno fino a morirne e un’altra che vive una vita felice, orgogliosa di essere madre al punto di vincere il concorso Miss Mamma. Me ne rammarico e mi scuso per questo brutto refuso con la signora e con la sua famiglia, assumendomi personalmente la responsabilità dell’errore che è stato immediatamente rettificato e che sarebbe stato rettificato anche se la signora ci avesse scritto direttamente. L’Area tutela Vittime della Violenza di Fratelli d’Italia è un traguardo per il quale mi sono battuta e che non deve essere offuscato da questo episodio, perché abbiamo ancora tante battaglie da fare accanto alle Vittime di ogni forma di violenza. Battaglie che personalmente porto avanti ininterrottamente da anni e che adesso sono anche politiche e vedono la partecipazione di tante persone che come me hanno a cuore la giustizia e la difesa della vita”.
Insomma, incidnente chiuso, resta il mistero di come uel nome sia finitì lì.

