IL RICONOSCIMENTO/ “Io ho visto” di Pier Vittorio Buffa, pubblicato da Nutrimenti, ha vinto la la XIV edizione del Premio Sandro Onofri…
su Twitter: @PrudenzanoAnton
Nonostante la crisi che colpisce da ormai due anni l’intera filiera del libro, e l’editoria indipendente in particolare, per il marchio romano Nutrimenti il 2013 è stato un anno importante, soprattutto grazie all’attenzione riservata da pubblico e critica nei confronti del romanzo d’esordio di Giovanni Cocco, “La Caduta”, finalista al premio Campiello. Cocco, che nei prossimi mesi tornerà in libreria per Feltrinelli, a settembre 2014 sarà nuovamente protagonista, per Nutrimenti, con la seconda parte della sua trilogia. Al di là del seguito de “La Caduta”, saranno molte le novità del 2014 della casa editrice del direttore editoriale Andrea Palombi. A gennaio uscirà “Un pasto in inverno”, l’ultimo romanzo di Hubert Mingarelli, che nel 2003 ha vinto il Prix Médicis. Il libro racconta la storia di tre soldati, sullo sfondo della barbarie nazista. Ci sarà poi spazio per il debutto di Claudio Grattacaso, classe ’62, insegnante, che con “La linea di fondo” è stato segnalato all’ultima edizione del Premio Calvino. Nei primi mesi del 2014 di Nutrimenti non mancheranno la saggistica, con “Cosa resta della democrazia” di Remo Bassetti, e un “recupero” d’autore: è il caso di “Giorni perduti” di Charles Jackson, nella nuova traduzione di Simone Barillari; si tratta del romanzo che Billy Wilder portò sullo schermo vincendo quattro premi Oscar nel 1946 e la Palma d’oro a Cannes nel 1945. Restiamo nell’ambito della narrativa straniera: in “Nella terra di nessuno” (in libreria a marzo) Emma McEvoy affronta il tema del conflitto arabo-israeliano e delle sue conseguenze sulla vita delle persone, in una storia di amicizia, perdita e riscatto. E sempre a marzo Nutrimenti proporrà il ritorno di Giovanni Greco, con “L’ultima madre”, in cui una donna scava nel passato della sua famiglia e di un intero paese, l’Argentina. Con il suo romanzo d’esordio, “Malacrianza”, Greco ha vinto il Premio Calvino ed è stato finalista allo Strega e al Viareggio. Ci sarà anche spazio per l’antologia “Martini Eden”, a cura di Carolina Cutolo, in cui autori italiani come Filippo Bologna, Gianfranco Calligarich, Sapo Matteucci, Massimo Morasso e Filippo Tuena celebreranno il mito di un drink senza tempo…
Andrea Palombi, come chiuderete il vostro bilancio quest’anno?
“Abbastanza bene, e lo dico sottovoce, in un momento così difficile. Mentre si registra l’ennesimo calo del mercato editoriale (-6,5% l’ultimo dato Nielsen presentato a ‘Più libri più liberi’) siamo soddisfatti di chiudere un altro anno con un aumento di fatturato che dovrebbe aggirarsi alla fine intorno al 20%. Ma, al di là del bilancio, la cosa di cui siamo davvero contenti è la crescita di credibilità del marchio Nutrimenti in particolare per la narrativa di qualità, e non solo per lo straordinario risultato di essere entrati con Giovanni Cocco nella cinquina del Campiello. Lo percepiamo nettamente dall’attenzione della stampa, degli operatori (agenti, editori, distributori) ma anche e soprattutto da quella fetta di lettori che ormai ci conosce, ci segue e ci è fedele, che ci ringrazia per la pubblicazione di un titolo o ci chiede quando uscirà il prossimo libro di questo o quell’autore”.
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IL PREMIO “Io ho visto” di Pier Vittorio Buffa, pubblicato da Nutrimenti, ha vinto la la XIV edizione del Premio Sandro Onofri. Stasera, alle ore 18, presso la Casa delle Letterature si svolgerà la cerimonia di premiazione alla presenza di Flavia Barca, Assessore alla Cultura di Roma e dei membri della giuria: Nicola Fano, Maria Ida Gaeta, Filippo La Porta, Antonio Pascale, Vito Teti. Alberto Arbasino riceve il Premio alla carriera. |
Lei è tra i responsabili di Odei, l’Osservatorio degli editori indipendenti costuitosi a fine 2012. A che punto è la vostra battaglia? Quali risultati avete ottenuto finora?
“Odei da pochi giorni si è costituito formalmente in associazione e in questi giorni eleggeremo il consiglio direttivo (domenica 15 dicembre i risultati, ndr). Si tratta infatti di un’aggregazione di editori indipendenti nata del tutto spontaneamente, dal basso, sulla spinta di esigenze comuni e di una sempre più difficile situazione di mercato, viziata dalle concentrazioni, che tende a strangolare proprio editori e librerie indipendenti. Per quanto riguarda i risultati, possiamo dire di averne raggiunti di significativi nei rapporti con singoli distributori e con le istituzioni. La principale novità del prossimo Salone del libro di Torino, tanto per dire, sarà proprio lo spazio dato al lavoro dell’editoria indipendente. E questo anche grazie all’attività e alle richieste di Odei. Ma stiamo lavorando a diversi progetti molto impegnativi, in qualche caso rivoluzionari, di cui è troppo presto per parlare, ma che speriamo possano partire già nel 2014. E poi lavoriamo all’idea di allargare gli orizzonti, dato che la globalizzazione lo impone, e già il prossimo anno vorremmo organizzare un convegno degli editori indipendenti europei proprio a Roma per discutere e mettere a punto iniziative comuni contro i grandi giganti prendi-tutto mondiali. Il nostro obiettivo primario è sempre lo stesso: difendere la differenza, il pluralismo editoriale e quindi culturale, garantire a tutti le condizioni minime per competere”.
Visto il contesto difficile e le prospettive poco entusiasmanti, quali “strategie di resistenza” deve adottare l’editoria indipendente per resistere?
“Io lo ripeto spesso, fino alla noia: non conosco scorciatoie. Fin dall’inizio abbiamo pensato che l’unica stella polare utilizzabile, in particolare per un piccolo editore, non può che essere quella della qualità. A tutti i livelli: nella narrativa di ricerca, come, nel nostro caso, nel settore dei libri di mare e di vela o nella saggistica di attualità. Altre strade, magari il singolo titolo commercialmente appetibile, ma del tutto estraneo al proprio progetto, danno un sollievo passeggero, ma in prospettiva non portano da nessuna parte. In questi anni abbiamo tentato di costruire qualcosa che abbia un suo fondo, un progetto riconoscibile, capace di durare. Non sempre abbiamo fatto il meglio, abbiamo commesso errori come tutti, ma la direzione di marcia resta la stessa. Poi, naturalmente, c’è da tenere gli occhi ben aperti. Viviamo una gigantesca fase di transizione nell’editoria che nessuno sa ancora bene dove e cosa ci porterà. Bisogna essere quindi pronti e reattivi, a livello tecnologico, ma non solo. Resto però convinto che la differenza che conta, su carta, in digitale o in streaming, sarà sempre quella fra un buon libro e un cattivo libro”.
