di Valentina Renzopaoli
In aula Vittorio Occorsio si scatena la “battaglia sulle intercettazioni”: la quinta udienza riaccende il processo sulla gestione dei rifiuti di Roma che si stava imbambolando. Il pm Alberto Galanti chiede la trascrizione delle telefonate intercettate e inserite negli atti e spunta fuori la sorpresa: per acquisire i quattrocento cd che contengono verbali, trascrizioni, file audio contenenti sei anni di intercettazioni ci vogliono 65mila euro. Ogni imputato dovrebbe spendere una cifra gigantesca per poter avere a disposizione e analizzare la mole di documentazione necessaria per costruire il proprio impianto difensivo.
Ma è giovedì 1 ottobre che il Collegio il giudicante guidato dalla neopresidente Stefania Rocchi, con un colpo di reni chiude dunque la fase delle questioni preliminari e apre il dibattimento del processo che vede imputati oltre al patron di Malagrotta Manlio Cerroni, anche Francesco Rando, Giuseppe Sicignano, Bruno Landi, Luca Fegatelli, Raniero De Filippis e Piero Giovi. Uno scossone a sorpresa dopo i ritardi accumulati per la morte del Presidente Piero De Crescenzo che aveva imposto la cancellazione di alcune udienze determinando un momento di stallo.
Rigettate le eccezioni presentate dalle difese degli imputati, tra cui quella che sollevava una questione di incostituzionalità sulla scelta del giudizio immediato così come la richiesta di revocare l’ordinanza che stabiliva l’esclusione del responsabile civile dal processo. Dunque, si va avanti. Ma, appena girato l’angolo, ecco il primo grosso intoppo: il giudice Rocchi non fa in tempo nemmeno a chiedere di formulare le richieste probatorie che in aula scoppia la disputa sulle intercettazioni.
Il dottor Galanti formula la sua richiesta di trascrivere le telefonate registrate dalla polizia giudiziaria, sei anni di conversazioni corse lungo i telefoni cellulari e quelli aziendali, una mole di parole e chiacchiere di dimensioni impressionanti e di fondamentale importanza per l’intero sistema accusatorio. E gli avvocati della difesa saltano sulle sedie. “I brogliacci non ci sono, così come non stati depositati tutti gli atti a corredo della intercettazioni telefoniche”. Le copie dei verbali delle conversazioni non sarebbero mai state messe a disposizione, nonostante l’istanza già presentata dall’avvocato Roberto Fiore, legale di Bruno Landi, a nome di tutti. E per scoprire cosa e chi sia finito negli atti del pm il conto è parecchio salato. Poiché verbali, brogliacci, intercettazioni e trascrizioni sono stati salvati tutti insieme sulla memoria di ben quattrocento cd, senza alcuna catalogazione, senza alcun elenco dei personaggi intercettati e delle date di riferimento, e gli imputati per acquisire tutto il materiale dovrebbero spendere 65mila euro. Immediata la richiesta: sospendere fino a quando la difesa non sarà stata in grado di esaminare gli atti e capire se contengono elementi che possano essere utili anche all’impianto difensivo.
Richiesta soddisfatta dalla dottoressa Rocchi che stoppa tutto e rinvia ogni decisione alla prossima udienza, fissata per il 22 ottobre.
