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Il “maligno Cerroni” all’attacco. Rifiuti: “Vi dico io la verità”

Il “maligno Cerroni” all’attacco. Rifiuti: “Vi dico io la verità”
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In un incontro pubblico, il “re di Malagrotta”, prossimo al processo per associazione a delinquere e frode in pubbliche forniture, affronta i giornalisti e consegna un libro-dossier. Dentro c’è la storia della “monnezza romana” e le sue ragioni. Si apre così il processo a 40 anni di rifiuti
Il “maligno Cerroni” all’attacco. Rifiuti: “Vi dico io la verità”

di Fabio Carosi

La Procura di Roma è avvisata: il leone di Pisoniano, il re dei rifiuti, il supremo, il maligno, il vecchio Manlio Cerroni, insomma, è deciso a vendere cara la pelle. Soprattutto perché anche se prossimo alla sbarra, è sempre seduto su circa 200 milioni di debiti che i Comuni e l’Ama prima o poi dovranno pagare.
Per sfidare i piemme che lo scorso 9 gennaio lo hanno prima spedito ai domiciliari e poi “esiliato” fuori dal Comune di Roma con l’accusa di essere a capo di un’associazione a delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture e di aver per decenni “comandato a distanza” intere generazioni di politici, l’ultra ottantasettenne ex sindaco di Pisoniano sceglie una linea creativa. Convoca i giornalisti nell’esilio di Fiumicino e con l’aiuto del giornalista tv Antonello Piroso, in veste di moderatore, mette in scena un faccia a faccia nel corso del quale risponde puntualmente a tutte le domande, evitando con l’elusività lo schiaffo. Insomma, per ciascun capo d’accusa c’è una documentazione ricca, che viene narrata, presentata e spiegata, senza rinunciare al suo stile di uomo d’altri tempi, con l’uso del latino e l’aneddotica spinta. Insomma, se è vero che è partito da Adamo ed Eva (Cerroni è nato nel 1926) per spiegare le ragioni del suo monopolio al contrario, è altrettanto vero che ha fornito una copiosa documentazione già consegnata i giudici nel corso del primo interrogatorio di garanzia.
E per gli appassionati di quello che sarà il processo del secolo, la cui prima udienza è fissata al prossimo 5 giugno, riunisce tutti i documenti in un corposo volume. Lo chiama libro, in realtà è un compendio sulla monnezza, ricco di ritagli di giornale e scambio di lettere ufficiali e personali. La sintesi è materia difficile, come capire se il “grande vecchio” è colpevole di aver salvato Roma dall’ignavia della politica, oppure è il furbetto di Pisoniano che non vuol scendere dalla sella. Neanche se i piemme gliel’hanno tolta confiscando in barba alla proprietà privata le aziende, pur di evitare che Roma sia sommersa totalmente e non in parte come avviene tutti i giorni dalla terribile “monnezza”
LA FRODE.
Oltre le chiacchiere alla domanda secca di Affaritaliani.it sul vantaggio iniquo che avrebbe ricavato sopravvalutando il prezzo pagato dai Comuni per conferire nella discarica di Albano, la risposta è eloquente: “Abbiamo presentato alla Regione Lazio diverse ipotesi revisionali delle tariffe. Dovevano risponderci entro 180 giorni per legge, ma non l’hanno mai fatto. E quando i soldi saranno ridefiniti i Comuni dovranno integrare”.
IL COMPLOTTO. É il teorema con cui Cerroni sfida il teorema della Procura. Secondo lui è in atto un complotto per eliminare il suo monopolio e dividersi il business intramontabile dei rifiuti: Ancora ad affaritaliani.it che ha osservato come l’inizio dei guai sia temporalmente legato all’abbandono della discarica a Corcolle-Villa Adriana e alle successive dimissioni del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro da commissario straordinario per l’emergenza: “Legge il libro e troverete le risposte, io sò che nel 1976 avevamo già abbandonato Corcolle per Malagrotta perché lì non c’erano le condizioni”.  Insomma, chi vuol capire, capisca.
IL PASTICCIO DEL COEMA. Se è vero che il consorzio tra Acea, Ama e Cerroni attraverso il Colari è la chiave per capire il “grande imbroglio” sostenuto dalla Procura per autorizzare il gassificatore di Albano, Cerroni ricorda che l’annuncio del via libera della Regione Lazio, aveva provocato un rialzo delle azioni Acea del 4% e che lui in quel consorzio era al 33% e che quindi i veri vantaggi di un soggetto per la chiusura del ciclo dei rifiuti, li avrebbe avuto la parte pubblica. Perché brigare tanto se chi guadagnava erano Acea e Ama?
Il resto è il consueto Cerroni show, con la richiesta di cittadinanza onoraria per “aver salvato Roma” e la carrozza al posto dei ceppi. Infine, un messaggio diretto alla Procura di Roma: “E’ dal 2008 che mi intercettano e mi pedinano; hanno uno stanzone pieno di documenti e registrazioni che non hanno mai sbobinato. Lo facessero”.
A proposito: la corrispondenza con gli avvocati difensori, pubblicata in originale nel libro, evidenzia un approccio processuale atipico: Cerroni è pronto a rispondere alle accuse, addirittura chiedendo ai suoi legali se all’interno del carteggio da 400 volumi a disposizione della Procura ci siano altre accuse: “Io sono pronto a rispondere su tutto”.