di Emma Evangelista
Alle 9.40 sorvoleranno l’altare della Patria lasciando che il Tricolore copra Roma in ricordo dell’Unità nazionale. Una tradizione acrobatica collettiva e tutta italiana, frutto di oltre 50 anni di tecniche di volo e di addestramenti, che per Affaritaliani.it viene raccontata dal Comandante Jan Slangen.
Piloti e specialisti dell’Aeronautica Militare solcano il cielo come ‘il Cavallino Rampante’ della Brigata da cui nacquero nel ’61 facendo alzare la testa a grandi e piccini. Oggi anche un’ App per seguire gli eventi. Riscuotono successi e radunano sempre grandi folle ad applaudire le loro acrobazie. Hanno cercato di abolirli e denigrarli, ma sono un simbolo dell’Italia migliore, dell’eccellenza e soprattutto un mito per grandi e piccoli che aspettano le evoluzioni delle frecce e dei loro fumi nei cieli d’Italia. Da Leonardo a D’Annunzio il volo è sempre stato un traguardo, per i migliori c’è la PAN che fin dalla sua costituzione si è dotata di uno staff per la promozione e le pubbliche relazioni. Infatti una delle figure cardini delle manifestazioni è lo speaker della pattuglia, il maggiore Andrea Soro, che racconta al pubblico le manovre audaci del team tricolore accompagnando.
Ma come si diventa comandante della pattuglia tricolore e soprattutto Lei cosa prova a comandare le Frecce?
“Il mio percorso per arrivare a ricoprire questo prestigioso incarico ha avuto inizio con il concorso per diventare pilota dell’Aeronautica Militare, con l’ingresso in Accademia Aeronautica nel 1994 con il Corso Rostro III e successivamente, dopo aver conseguito il brevetto di pilotaggio, sono stato assegnato al 32° Stormo di Amendola. Nel 2004 ho partecipato alla selezione per entrare a far parte delle Frecce Tricolori, ricoprendo diverse posizioni all’interno della formazione fino a divenirne, nel 2010 Capoformazione e nel 2012 Comandante. Rappresentiamo, in maniera visibile al pubblico, l’operato, spesso impercettibile, di tanti professionisti: piloti, tecnici, specialisti, ingegneri, meteorologi, i cittadini in divisa dell’Arma Azzurra che operano ogni giorno per la sicurezza del Paese in Italia e all’estero, laddove le Forze Armate italiane sono presenti per le missioni internazionali”.
Non tutti possono essere piloti e soprattutto è un incarico permanente?
“Purtroppo la permanenza nelle frecce è a termine e dopo un periodo che tutti definiscono ‘entusiasmante’ si fa rientro nei reparti operativi dell’Aeronautica militare, sempre attenti e all’avanguardia con mezzi e tecnologie per la salvaguardia e la sicurezza dei nostri cieli”.
Come sono nate le Frecce?
“Il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico dell’Aeronautica Militare nasce sull’aeroporto di Rivolto il 1 marzo 1961, con il compito di rappresentare i valori, la professionalità e le capacità dei piloti e degli specialisti dell’intera Forza Armata. Precedentemente l’Italia veniva rappresentata nelle varie manifestazioni nazionali ed internazionali da Pattuglie che si formavano annualmente presso i vari Reparti da caccia. Ma nel 1961 lo Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare decise di costituire una Pattuglia Acrobatica Nazionale con sede stabile nell’aeroporto di Rivolto, in Friuli Venezia Giulia. Nacquero così le “Frecce Tricolori”.
17 marzo, 2 giugno quale importanza per la nostra Patria. cosa significa tingere il cielo con il tricolore?
“Rappresentare l’Aeronautica Militare e l’Italia è sicuramente motivo di grande orgoglio, stendere nei cieli di tutto il mondo il tricolore italiano è un’emozione fortissima che si rinnova manifestazione dopo manifestazione, accompagnati dal calore e la passione di un folto pubblico di appassionati che in Italia come all’estero si riconosce nei valori di professionalità e impegno che cerchiamo di rappresentare”.
Quali sono le figure più amate dal pubblico e quelle più difficili?
“Non esistono manovre più facili o più difficili, tutte richiedono un addestramento costante. È per questo motivo che ci addestriamo tutti i giorni nel periodo da ottobre ad aprile per poi essere pronti per la stagione acrobatica che inizia a maggio e termina a settembre. Il calendario delle nostre esibizioni è pubblicato sul sito dell’Aeronautica Militare nelle prossime settimane e ci vedrà volare in numerose regioni italiane ed in alcune tappe all’estero”.
Ogni pilota che si rispetti ha un ‘nome di battaglia’, i vostri?
“I piloti delle Frecce tricolori si chiamano “PONY” perché la pattuglia da cui si creò l’ossatura del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico era quella della 4ª Aerobrigata di Grosseto del “Cavallino Rampante”. Da questo derivano i nostri nomi, io come comandante sono Pony 0, mentre il solista è il Pony10 in coda alla formazione”.
Ci racconti un episodio particolare che ricorda con particolare affetto
“Più che un’attività, ciò che ricordo con più affetto è una manovra: l’“ALONA”, l’ultima figura del programma acrobatico delle Frecce Tricolori. Sono particolarmente affezionato ad essa perché quando ero capo-formazione mi consentiva di osservare tutto il pubblico presente alle manifestazioni ed ora che dirigo il volo da terra mi emoziona vedere “il tricolore più lungo del mondo”.
