Tra i progetti in corso quello contro i reati sessuali: “Combattere la violenza sulle donne nei teatri dei conflitti è una sfida che le potenze del mondo devono ingaggiare”. E sul futuro del paese: “Abbiamo investitori pronti a scommettere sull’Italia e ad avviare collaborazioni fruttuose ma è evidente che il mercato del lavoro in Italia è tuttora ancorato a modelli che molti Paesi europei hanno superato”. LA GALLERY
di Marcello Aranci
L’occasione per incontrare l’Ambasciatore britannico Christopher Prentice è la conferenza stampa per la conclusione della campagna dell’iniziativa lanciata dal Ministro degli esteri britannico William Hague che ha l’obiettivo di prevenire i reati sessuali commessi nei teatri di guerra e combattere la cultura dell’impunità. Ce la racconta insieme a tante altre cose l’Ambasciatore britannico Christopher Prentice, un inglese a Roma con un legame italiano di famiglia.
Spiega l’Ambasciatore: “È un progetto internazionale condiviso anche dall’Italia che ha aderito al gruppo di lavoro costituito dall’Ambasciata Britannica a Roma con il coinvolgimento di Roma Capitale , dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, dell’associazione Se Non Ora Quando e di Avvocati Senza Frontiere. L’obiettivo più a breve termine del gruppo di lavoro è una serie di raccomandazioni da far pervenire all’attenzione dei ministri degli esteri del G8 che si riuniranno a Londra i prossimi 10 e 11 aprile”.
Una campagna di respiro internazionale…
“Il Regno Unito è da sempre uno dei protagonisti indiscussi della crescita culturale del pianeta attraverso iniziative che hanno segnato il passo, dalla campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo alle modernissime paraolimpiadi. Iniziative volte a promuovere cambiamenti epocali verso i quali anche l’Italia ha sempre mostrato una grande attenzione. Non è un caso che siamo partner e condividiamo forti interessi all’interno dell’Unione Europea e del G8. Da tempo ormai lavoriamo insieme nei forum più importanti del mondo. La nostra è un’amicizia forte e consolidata che stiamo rafforzando soprattutto in questo momento di grande difficoltà per tutto il mondo, anche attraverso un progetto di politiche economiche e non solo che identifichiamo come Prosperity agenda. Si tratta di una partnership che vuole favorire la crescita e la stabilità nell’intera regione europea, di cui l’Italia è indubbia protagonista come ci ha confermato la leadership di Monti in questi mesi. Il nostro essere fuori dall’unione monetaria non ci rende indifferenti rispetto alle vicende economiche dell’Europa e della sua moneta”.
Con la sola Italia, il Regno Unito ha una bilancia commerciale importantissima: su 20 miliardi di sterline (oltre 23 miliardi di euro) totali di scambi commerciali, 12 (14 miliardi di euro circa) si spostano dall’Italia verso il Regno Unito, 8 (poco più di 9 miliardi di euro) dal Regno Unito verso l’Italia. “Cifre queste che, sebbene già importanti, non rappresentano il limite di ciò che può scaturire dalla collaborazione tra i due Paesi”, aggiunge l’Ambasciatore. “Ritengo che le potenzialità siano di gran lunga maggiori e che il Governo italiano potrebbe ottenere molto di più con una serie di piccoli incentivi. Abbiamo investitori pronti a scommettere sull’Italia e ad avviare collaborazioni fruttuose ed interessanti nella ricerca, nella moda e nell’industria di precisione. Nell’ultimo anno l’Italia ha compiuto dei passi importanti verso un ritorno alla competitività: tuttavia, pur non essendo nelle nostre intenzioni dare lezioni a nessuno, è evidente a qualsiasi osservatore straniero che il mercato del lavoro in Italia è tuttora ancorato a modelli che molti Paesi europei hanno superato”.
Ad affaritaliani.it racconta la sua esperienza a Roma e ne parla in termini entusiastici. Scopriamo addirittura che ha un legame familiare importante con il nostro Paese avendo sua moglie origini piemontesi e valdostane. Insieme a lei ha imparato a conoscere l’Italia venendoci spesso per le vacanze a partire dal 1978 e con visite frequenti proprio a Roma. Una Roma di cui ama leggere le scritte in latino che gli ricordano gli anni dell’università e che lo rende orgoglioso dell’interazione tra la città ed il Regno Unito mantenuta anche attraverso le numerose istituzioni culturali britanniche. Una Roma di cui, purtroppo, non riesce a godere appieno essendogli stata assegnata una scorta dopo le ultime vicende internazionali, scorta che gli complica non poco la possibilità di girovagare per la città serenamente interagendo in modo più naturale con i romani. “Vorrei apprezzare di più lo scambio con i cittadini e vivere appieno la città, magari ritagliandomi più tempo per mangiare un filetto di baccalà a largo dei Librari oppure prendere il caffè seduto in un bar. In effetti abbiamo misure di sicurezza che sono piuttosto severe ma, per fortuna, ho il privilegio di avere la residenza a Villa Wolkonsky che ogni giorno mi regala una delle vedute più belle della città: una vista meravigliosa sull’acquedotto romano che, forse, è inferiore solo a quella dell’ufficio del sindaco di Roma”.
In conclusione, gli chiediamo qual è il progetto a cui è maggiormente legato: “Se è vero che uno dei modi per unire il mondo è attraverso la lingua, è altrettanto vero che la diffusione e la padronanza della lingua inglese oggi sono un obbiettivo a cui nessuna nazione può sottrarsi. Per questo uno dei progetti di cui sono più orgoglioso è Read On, progetto avviato con il vostro Ministero della Pubblica Istruzione e finalizzato a divulgare la lettura di testi in inglese, essendo ancora il libro lo strumento migliore per far apprendere la lingua ai giovani. L’esperienza italiana è stata magnifica e Read On è uno dei progetti che più ha unito questa piccola fetta di Gran Bretagna a Roma con l’Italia, un progetto che ci rende orgogliosi di essere una grande famiglia britannica di cui ho l’onore di essere il rappresentante”.

