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L’ultimo dei banchieri romani apre la cassaforte. Liberati: “Pronti 700 mln per imprese e famiglie”

L’assemblea dei soci approva il bilancio 2014 e conferma il 78enne alla guida dell’Istituto di cooperazione di Roma. Con un utile di 25,9 milioni di euro, la Bcc Roma mostra un ottimo stato di salute e allarga il cordone del credito. IL PROFILO

Cesare Geronzi, Luigi Abete e, andando indietro, la famiglia Nattino e la Banca Finnat  sembrano lontani anni luce. L’ultimo dei grandi banchieri romani è Francesco Liberati. Classe 1937, nato a Scurcola Marsicana a 78 anni si prenota un nuovo trienno alla guida della potente Banca di Credito Cooperativo di Roma forse nel periodo più difficile dell’istituto quello del traghettamento in società per azioni oppure il rigido confine territoriale.
All’appuntamento con l’assemblea dei soci (su 30 mila ne sono arrivati al PalaBcc della Nuova Fiera di Roma, oltre cinquemila), Liberati si è presentato con un bilancio rose e fiori, segno che la cooperazione paga e fa utili non solo per chi la gestisce ma anche per chi ci scommette. Il bilancio 2014 ha segnato un utile di 25,9 milioni, mentre gli ultimi tre esercizi sono decisamente anticiclici. Mentre le banche commerciali ristrutturano e puntano sull’effetto Draghi, quella di Liberati sembra un treno in corsa: “impieghi + 14,5, e raccolta diretta +16,9 a fronte degli “altri” che sono andati in rosso. Per non parlare del patrimonio: con un aumento di capitale sottoscritto dai soci,  il Total Capital Ratio ha raggiunto il 17% spingendo la Bcc tra le banche più patrimonializzate della categoria della cooperazione e tra le più solide del Paese.
Così il quasi ottantenne si è rimesso saldamente al comando della locomotiva, prenotando quasi per acclamazione la gestione sino al 2017, segnando un record di longevità professionale unico: è entrato nell’ex Cassa Rurale e Artgiana di Roma nel 1962 e, tranne un’esperienza di due anni nella Marsica, ha scalato il vertice partendo dal basso.
Sarà per questo che dopo la rielezione ha sfoderato il consueto sorriso e ha comunicato alla platea che il motore non si ferma: “Ci aspetta un triennio molto importante per dare seguito alla storica missione della Banca a sostegno di famiglie e piccole imprese dei territori di riferimento (Roma, Lazio, Abruzzo). A ciò si affiancherà il processo di autoriforma dell’intero Credito Cooperativo, nel quale BCC Roma – la più grande BCC italiana – ha rilevanti specificità di cui tenere conto”. Infine un numeor che fa bene al mercato: “Solo nel 2015 sono pronti 700 milioni di euro per sostenere imprese e famiglie”.
E visto che la legge di riordino-rivoluzione delle banche cooperative metterà a dura prova le piccole ma anche le grandi, è arrivato il sostegno di Federcasse. Sempre ai soci in riunione, il presidente di Federcasse Alessandro Azzi, ha chiarito: “Il processo di riforma che sta interessando il mondo del Credito Cooperativo non dovrà in alcun modo mettere in discussione le peculiarità di fondo delle BCC e la loro natura localistica. Il pluralismo bancario è un valore a cui non dobbiamo rinunciare”.