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La leggerezza delle startup. “La ripresa è un’altra cosa”

ROMA PRODUCE. Delle 311 aziende innovative censite nel Lazio il 27% ha meno di 4 dipendenti e faticano a superare i tre anni di vita. “Occorre un progetto serio e capace di traghettare l’economia verso una ripresa anche occupazionale”. Così ad Affaritaliani.it Fausto Bianchi, neo presidente del Gruppo giovani imprenditori di Unindustria: “Scontiamo ritardi infrastrutturali e abbiamo perso anche il traino dell’Expo”. “Lazio Valley”, ecco la ricetta per ripartire

Uscire dall’abisso si può ma non ci sono prestigiatori o formule magiche anticrisi. Serve impegno e sopratutto servono idee. “Scontiamo anni di ritardi nel creare una comfort-zone per il capitale umano”.
Affaritaliani.it ha chiesto la “ricetta” a Fausto Bianchi, neo presidente del Gruppo giovani imprenditori di Unindustria, l’Unione degli industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, eletto per il triennio 2015-2018, designato con il 92% dei voti. ll Gruppo Bianchi Assicurazioni, in cui è presente anche un ramo finanziario, opera nei servizi assicurativi per più compagnie con un portafoglio di oltre 10mila clienti e 3mila imprese. Bianchi è, inoltre, Socio fondatore della Whitericevimenti Srl e Project Manager del Polo Fieristico di Latina.
Alla guida un gruppo di imprenditori che hanno fatto dell’information technology, sicurezza, elettronica, edilizia e logistica il core business delle loro attività, Fausto Bianchi racconta ad Affari le linee guida del suo mandato: gli ingredienti creatività ed innovazione.

“Occorre essere chiari, un progetto serio e capace di traghettare l’economia laziale verso una ripresa anche occupazionale non può che essere un progetto a medio-lungo termine. Serve una visione sempre più regionale attraverso la creazione di incubatori e di progetti, per attivare finanziamenti che sostengano tutti quelli più significativi ed innovativi”.
Parliamoci chiaro, le start-up non possono essere la soluzione al problema occupazionale della Regione, una Regione divenuta il regno dei cassaintegrati. Le ore di cig sono balzate dai 20 milioni del 2012 ai 96 milioni dello scorso anno. Eppure la Regione sembra puntare molto sulle nuove imprese…
“Scontiamo anni di ritardo nel creare una comfort-zone per il capitale umano che invece di rimanere sul territorio prende la via dei grandi centri dell’innovazione, sopratutto all’estero. Le medio-grandi aziende hanno fame di idee mentre gli innovatori hanno paura nel comunicare i proprio progetti, alcuni davvero rivoluzionari, nel timore che vengano scippati ancora prima di ricevere una qualunque forma di finanziamento”.
Ha parlato di un ritardo, immagino sopratutto infrastrutturale…
“In assenza di idonee infrastrutture il Lazio corre il pericolo di perdere parte dell’opportunità Expo, la Roma-Latina è rimasta un progetto ancora sulla carta mentre la regione è ancora fanalino di coda nell’autostrada telematica a banda larga”.
Proviamo a scrivere una ricetta per la ripresa. Parole chiave:
“Innovazione e ricerca permettendo il ritorno delle menti, e ancor più garantendo uno spazio per coloro che da qua non se ne vorrebbero andare”.
La coperta dei finanziamenti è al solito, corta per non dire cortissima, quali le scelte attuabili?
“Non bisogna commettere l’errore di seguire mode e filoni che poi non porterebbero a nulla. Puntiamo su “Remanufacturing” ovvero riattivare i consorzi industriali già presenti sul territorio. E poi abbiamo una grande occasione, i nostri porti. Fare “economia del mare” non è solo puntare sul turismo ma sopratutto sulle merci favorendo gli impianti di trasformazione penso a realtà come Civitavecchia e Fiumicino.”

Già con Pietro Biscu, ad di Assembly, Affaritaliani.it ha messo sotto la lente di ingrandimento il territorio di Pomezia, guardando a realtà che alla giusta distanza dalle grandi città ripartono puntando all’eccellenza. E’ la realtà dei distretti a rappresentare il futuro? O parlando di una Silicon Valley a Pomezia brucio una sua proposta?
Penso più ad una Lazio Valley, e vorrei chiamarlo accrescitore di imprese più che incubatore: vogliamo creare una nursery in cui l’associazione possa fornire menthoring, coaching, servizi di comunicazione per accudire coloro che si apprestano a brevettare il futuro. I nostri imprenditori fungeranno da “business angels” per aiutare le imprese innovative a superare i tre anni di vita, una soglia che rappresenta il vero momento critico considerando che il 53.1% ha un capitale sociale inferiore a 10.000 euro e il 27% meno di 4 dipendenti.”
Togliamoci da un equivoco: start-up non è solo un termine legato al mondo del digitale.
“Nel Lazio sono censite 311 start up, il 9.7 % rispetto al dato nazionale, dietro solo a Lombardia (22%) ed Emilia Romagna (11.3%). L’83.9% opera nel settore dei servizi e solo l’8.4% opera nel manifatturiero. C’è ancora tanto da fare, ci stiamo svegliando ma serve fiducia. Il nostro è un territorio che ha eccellenze che vanno solo valorizzate. Invito ogni giovane imprenditore, non solo inteso come dato anagrafico ma come realtà imprenditoriale, a presentarsi tramite Unindustria”.