Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » “La monnezza di Roma ci ucciderà”. Ardeatina, la paura degli agricoltori

“La monnezza di Roma ci ucciderà”. Ardeatina, la paura degli agricoltori

LA STORIA. Una delle due aziende agricole della famiglia Spizzichini confina con il sito che il commissario Sottile vuole trasformare in deposito dei rifiuti trattati. Una perla della green economy che dal 1938 lavora e dà valore alla terra e agli animali nell’Agro Romano. Un produzione di latte d’eccellenza scelta da Granarolo per la sua “alta qualità” a rischio per una decisione senza senso. Tra animali da carne e da latte, governano 1100 “bestie” secondo il rigore bio. E la ricotta è dop, mentre un noto medico romano li ha scelti per commercializzare il hobby: produrre mozzarella di bufala. LA GALLERY

di Claudio Roma

Mentre il sindaco Marino si prende le sue 72 ore per decidere se dare il via libera alla nuova discarica di Roma sulla via Ardeatina, c’è chi teme la fine del mondo. O, meglio: del suo mondo.
Pastori, allevatori e agricoltori di qualità dal 1938, Patrizia, Antonella, Lucilla e Sabatino sono i figli di Sergio Spizzichini, l’allevatore oggi ottantaduenne che dalla fine degli Anni ’30 si è messo a sudare duro nella campagna romana, tra quelle colline che segnano lo skyline unico al mondo del santuario del Divino Amore, immerso nel patrimonio protetto dal decreto Bondi contro il cemento.
La famiglia Spizzichini resiste alla crisi perché oggi ha un vero lavoro: coltivano grano e mais, l’orto; allevano pecore e capre e poi le mucche che pascolano tra distese naturali di finocchio selvatico. In totale tra via di Porta Medaglia e via della Falcognana dove confinano già con la discarica di residui ferrosi, mandano al pascolo qualcosa come 1100 capi di bestiame. L’azienda poi che si affaccia sugli impianti che dovrebbero ospitare la monnezza trattata di tutta Roma è anche un modello di bio-agricoltura integrale da ormai 25 anni, con standard superiori a quelli previsti dai protocolli. Insomma, un gioiello della green economy che ora trema di fronte all’ipotesi di vedere una fila di camion scaricare ogni giorno il residuo della prima lavorazione per i prossimi due anni.
La paura è una sensazione che dividono con le famiglie dei 40 tra dipendenti e collaboratori, perché la sopravvivenza di un modello di economia che la crisi ha trasformato in una “punta di diamante”, è appeso al big client del loro prodotto di punta: il latte altissima qualità che viene ritirato giornalmente dalla Granarolo per poi prendere la via dei supermercati.


Racconta Antonella, una delle tre sorelle che ha sacrificato con gioia la sua vita alla terra: “Noi non andiamo a protestare solo perché non abbiamo tempo. Al posto nostro abbiamo mandato gli animali.. le pecore che hanno dato sostegno ai cittadini sono le nostre…. Certo è che dall’inizio della settimana viviamo con la paura che la discarica possa uccidere la nostra economia e cancellare quasi un secolo di lavoro. Noi non siamo impiegati: ci alziamo quando è notte e non finiamo mai. Siamo riusciti ad avere certificazioni di qualità importanti e oggi il nostro bestiame – parte del quale viene venduto in un piccolo e affollatissimo punto vendita interno all’azienda – è la prova che si può rispettare la natura e produrre in armonia”.
E per capire quale sia il rischio che corre una famiglia e un’impresa, basta pensare che ogni giorno Granarolo carica dall’area attigua alla futura discarica 800 quintali di latte. E sui controlli non c’è mediazione: “Diciamo che ogni 48 ore riceviamo una visita degli ispettori che prelevano una campionatura di latte – aggiunge Antonella – ma può accadere anche che la visita arrivi per due giorni consecutivi. Ecco perché abbiamo paura”.
Con la vecchia discarica del fluff sino ad oggi sono riusciti a sopravvivere: “Vengono sistematicamente a raccogliere campioni di acqua e di latte e li fanno analizzare –  conclude la Spizzichini – è lo stesso gestore che ha a cuore la nostra vita e quella degli animali che alleviamo”.
Frutta e verdura, rigorosamente di stagione. E manze giovani, vitello e vitellone, quindi abbacchio romano e ricotta Dop Lazio, sino agli arrosticini abruzzesi i cui micropezzi vengono inanellati uno ad uno sugli spiedini di legno. Persino l’onore di diventare punto vendita della mozzarella di bufala di un noto produttore di Pontinia in provincia di Latina che di primo mestiere fa il primario ginecologo a Roma. Ed è un’autorità del settore. “Qui è tutto sano – dicono le sorelle – una discarica distruggerà la nostra economia e il nostro mondo. Possibile che nessuno capisca? Possibile che per avere il diritto al lavoro e alla vita ci si debba arrampicare su una gru o minacciare di darsi fuoco? Scusate, ma questa politica prima di decidere, si informa?”.