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La vita di Rizzoli è già un romanzo. “Quando Silvio fu l’unico ad aiutarmi”

La vita di Rizzoli è già un romanzo. “Quando Silvio fu l’unico ad aiutarmi”
angelo rizzoli
Nel Dna aveva stampato l’editoria e una terribile malattia che non gli impedì di diventare a soli trent’anni uno degli editori più importanti d’Europa. Poi rimase stritolato nelle vicende del Banco Ambrosiano e della Loggia Massonica di Licio Gelli. “Uscito di galera negli Anni Ottanta ero un morto che cammina” disse di sè: la moglie lo aveva abbandonato, la casa editrice non era più sotto il suo controllo, la malattia lo stava distruggendo e la sorella si era suicidata.LA GALLERY
La vita di Rizzoli è già un romanzo. “Quando Silvio fu l’unico ad aiutarmi”
La vita di Rizzoli è già un romanzo. “Quando Silvio fu l’unico ad aiutarmi”

di Patrizio J. Macci

L’editoria ce l’aveva nel sangue Angelo Rizzoli, anzi stampata nel Dna del cognome insieme alla terribile malattia che lo aveva perseguitato sin da giovane, ma che non gli ha impedito di diventare un produttore e un distributore cinematografico di assoluto rilievo, sviluppando il fiuto ereditato dal padre e dal nonno. Nato a Como nel 1943 da Andrea erede del capostipite “Angelone” Rizzoli, commentava amaramente che in Italia un imprenditore deve scontare due peccati originali: i soldi e il successo. A lui erano toccati in sorte entrambi: l’affermazione economica e personale la raggiunse prestissimo; a soli trenta anni era uno degli editori più importanti d’Europa, a quarantanni rimase stritolato nelle vicende del Banco Ambrosiano e della Loggia Massonica P2 di Licio Gelli.

Nonostante la malattia conclamata scontò un anno di carcere, ma dopo le sbarre lo attendeva un destino ancora più terribile: la moglie, la bellissima attrice Eleonora Giorgi lo aveva abbandonato, la casa editrice non era più sotto il suo controllo, la malattia lo stava distruggendo e la sorella si era suicidata. “Uscito di galera negli Anni Ottanta” ero un morto che cammina, le persone per strada mi scansavano come se fossi un alieno . L’unico ad aiutarmi moralmente e dal punto di vista lavorativo è stato Berlusconi, che mi disse di dimenticare il passato e di dedicarmi a quello che sapevo fare: i film. Lui si sarebbe occupato della distribuzione. E così è stato”.
Leggendo con il distacco dello storico le carte di quegli anni, appare evidente come Rizzoli rimase stritolato in un meccanismo più grande di lui: per tentare di salvare il Corriere della Sera dal tracollo economico accettò i suggerimenti degli “amici” e dei politici che gli consigliarono di rivolgersi a Licio Gelli. Errore fatale che segnò l’inizio della sua discesa nell’inferno giudiziario.

Negli ultimi anni era tornato al lavoro dedicandosi al suo antico amore ma  trasposto sul piccolo schermo, la produzione di serial televisivi. Ma le vicende giudiziarie hanno continuato a tormentarlo, meno di un anno è trascorso da una nuova richiesta di arresto con l’accusa di bancarotta fraudolenta.
Nella Capitale aveva scelto di vivere nel borghese quartiere dei Parioli, lontano dalla città dove una strada che ospitava un palazzo con il suo cognome e costruito dal nonno, agitava spettri di ricordi insostenibili. Una vita da romanzo la sua che forse solo l’ultima moglie, la parlamentare del Pdl Melania Rizzoli, potrà un giorno raccontare con crudo realismo.