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Le mafie s”e so’ pijate Roma”. “Non ora, ma quarant’anni fa”

L’INTERVISTA. La scomoda verità il procuratore capo della Repubblica di Tivoli, Luigi de Ficchy, per quasi trentanni “sostituto” a piazzale Clodio, la confessa ai microfoni di Roma Uno. “I gruppi criminali hanno approfittato del vuoto lasciato al comando dalla Banda della Magliana che era l’unico gruppo predominante, ma che è finito nel 1988”. Il denaro arriva dalla droga, dalla prostituzione e dall’usura. Predominante è però il riciclaggio in attività lecite. Un esempio? Gli esercizi commerciali per le scommesse

di Giulia Loy

Roma e le mafie: “un fenomeno che c’è da almeno 40 anni”. Come il segreto celato nell’ultima pagina di un libro, è nel finale della lunga intervista concessa all’emittente televisiva Roma Uno, che il procuratore capo della Repubblica di Tivoli, ma per quasi trentanni “sostituto” a piazzale Clodio, Luigi de Ficchy,  dice la sua scomoda verità.
Alla domanda, “da dove avrebbe iniziato a mettere le mani, se il plenum del Csm lo scorso luglio l’avesse eletto a capo della procura nazionale Antimafia, la risposta è pacata: “Dalla corruzione che vede tutti gli apparati statali, regionali, comunali esposti ai grandi capitali della mafia. Questo è il grande problema, del nostro paese. Bisogna tornare ad una reale trasparenza dell’attività amministrativa pubblica, perché le mafie, che tutto corrodono, sono arrivate ad infiltrare da tempo i luoghi in cui si decide della vita e del lavoro altrui”.
E allora, quasi quasi de Ficchy perde il consueto governo dei toni, quando gli viene chiesto “Come e quanto a Roma, la criminalità organizzata si sia evoluta“.
Risposta durissima che apre capitoli interessanti sulla storia della città e dei suoi protagonisti. Dice  de Ficchy: “Per decenni mi sono scontrato con chi sosteneva che a Roma non esisteva la grande criminalità. E’ ora di finirla di ragionare sull’emergenza. Questo è un fenomeno che c’è da 40 anni. Roma è la capitale di attività mafiose non visibili. Attività gestite da gruppi criminali, che hanno approfittato del vuoto lasciato al comando dalla Banda della Magliana che era l’unico gruppo predominante, ma che è finito nel 1988. Dalla BDM questi gruppi hanno ripreso il modus operandi, rimanendo sul territorio e infiltrandosi silenziosamente nei quartieri della città eterna, puntando i giri di affari più lucrosi fino ad arrivare a gestire capitali ingenti. Denaro sporco, che arriva dalla droga, dalla prostituzione, dall’usura. Predominante è però il riciclaggio in attività lecite. Un esempio? Gli esercizi commerciali per le scommesse consentite dallo stato. Lecite sì, ma dalle quali poco si ricava e che troppo compromettono la vita delle famiglie”.

piazza navona roma
 

Tra ludopatia e crisi, de Ficchy alza il tiro: “Sarebbe il caso di rivedere le norme che hanno consentito l’apertura eccessiva verso questo mercato. Quindi, capitali sporchi, frutto di attività mafiose non visibili, che rendono assai complicato il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura nella Capitale”.
E ancora ma sulle procedure giudiziarie: “Mentre a Palermo, Napoli, Reggio Calabria è facilissimo contestare il reato del 416 bis a Roma si deve combattere con un vecchio pregiudizio: non c’è criminalità mafiosa. E’ una questione culturale”.