“La chiusura, anche per pochi mesi, dell’Istituto di Medicina legale dell’Universita’ di Roma, il piu’ grande d’Europa, costituirebbe per la citta’ un disagio enorme e mostruoso”. Lo dice Vittorio Fineschi, direttore dell’obitorio comunale di Roma, preoccupato e amareggiato: “L’Istituto non è affatto fatiscente, mostra indubbiamente i suoi 50 anni ma necessita di una serie di lavori che negli anni passati, nonostante precise prescrizioni imposte dai Nas, non sono mai stati effettuati per motivi che non conosco. Io spero che qualcuno faccia un passo indietro e scongiuri questa chiusura per consentire a noi tutti di tornare a svolgere le autopsie, magari facendo, a macchia di leopardo, quei lavori che sono necessari e urgenti ai tavoli per le autopsie, agli impianti elettrici e degli scarichi, perfino alle lampadine che non sono mai state cambiate, ma senza bloccare l’intera struttura”.
Diventa così un caso la chiusura dell’Istituto di medicina legale della Sapienza di Roma decisa per ragioni igieniche e sanitarie dal rettore dell’università Eugenio Gaudio, che ha adottato il provvedimento prima che a muoversi fosse procura. A piazzale Clodio gli inquirenti, infatti, sono in attesa del deposito di una relazione dei Nas, dove sono sottolineate gravi carenze igieniche nella gestione dell’istituto. La chiusura è stata necessaria per prevenire l’insorgere di questioni legate ai risultati delle autopsie che in futuro avrebbero rischiato di essere inattendibili. Nelle ispezioni sarebbero stati rinvenuti resti di cadaveri conservati dal 1990. Un’anomalia dovuta al fatto che nessuno ha mai reclamato le salme. L’altro problema sollevato dai dottori dell’istituto e rilevata dai Nas è la confusione che regna nell’istituto dove è possibile vedere i cadaveri nei corridoi per mancanza di posti in cui riporli
Ma il professor Fineschi smentisce quest’eventualità: “Escludo con forza che questa chiusura dell’Istituto, decisa dal Rettore e dalla direzione del Policlinico a seguito di una nuova ispezione dei Nas, abbia qualcosa a che vedere con presunti motivi di igiene. E’ falso che ci siano cadaveri in giro come ho letto su alcuni giornali. Perfino l’Istituto di Igiene, che fece di recente una ispezione, ha detto che siamo perfettamente in regola“. Tra gli addetti ai lavori circola il sospetto che tra Policlinico e Universita’ ci sia stato un palleggiamento di responsabilita’ e che alla fine nessuno abbia voluto esporsi in prima persona per non avere guai di natura penale. Una chiusura totale dell’Istituto, insomma, accontenterebbe tutti, tranne quelli che ci lavorano.
“Personalmente l’ho detto anche al procuratore Pignatone: io e gli altri medici legali – spiega Fineschi – siamo disposti a svolgere la nostra normale attivita’ anche a lavori in corso. Una chiusura temporanea della struttura, oltre a rappresentare un grosso problema per la città, rischia di vanificare quel poco di buono che e’ stato fatto in questi quindici mesi quando la Sapienza mi ha chiamato a Roma per risolvere alcune criticita’ riguardanti le autopsie. Stavamo portando avanti dei progetti, che ora rischiano un inevitabile rallentamento. In fondo e’ gia’ successo in passato: quando la magistratura ha imposto determinate prescrizioni al Policlinico perche’ venissero fatti certi lavori urgenti, mica e’ stato chiuso tutto l’ospedale. Perche’ non si puo’ fare la stessa cosa con l’obitorio?”.
