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Malati d’amianto: epidemia senza fine. La mappa della fibra killer

Il Lazio aspetta da vent’anni una legge regionale che finanzi le attività di censimento al fine di ridurre i tempi della successiva bonifica. Nel frattempo ci si continua ad ammalare. Il centro di epidemilogia ha registrato 1043 nuovi casi solo nel 2014: i comuni più colpiti Campagnano, Sezze, Capena e Colleferro, ma anche Pomezia, Gaeta, Civitavecchia e Frascati

Dal 1 gennaio 2001 al 30 novembre 2014, sono stati registrati nel Lazio 1.042 casi di Mesotelioma Maligno (70%uomini e 30% donne), un tumore causato dall’esposizione alla fibra di amianto. A rendere noti i dati aggiornati del Registro regionale dei mesoteliomi maligni, il dirigente del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio Francesco Forastiere, intervenendo ad un convegno sull’emergenza amianto organizzato oggi alla Pisana.
La classe di età maggiormente rappresentata nello studio è risultata essere quella tra i 65 e i 74 anni, sia tra gli uomini che tra le donne, e l’età media alla diagnosi è stata di 70 anni in entrambi i sessi. Bisogna considerare infatti, che la latenza media tra esposizione e insorgenza della malattia è di 30-40 anni. L’attività svolta dal Registro ha consentito di stimare anche l’incidenza del mesotelioma maligno nella Regione Lazio nel periodo 2001-2013, che è risultata essere pari a 3,3 per 100.000 abitanti tra gli uomini e 1,1 tra le donne.

Nel dettaglio, i comuni con tassi di incidenza piu’ elevati della malattia sono risultati: Campagnano di Roma (TI 6.6), Sezze (TI 5.6), Capena e Colleferro (TI 5.5), Pomezia (TI 5.2), Gaeta (TI 5.1), Civitavecchia (TI 4.7), Frascati (TI 4.2). Il comune di Roma presenta un’incidenza di MM pari a 2.8 tra gli uomini e 1 fra le donne. Ad organizzare il convegno, il consigliere Cristiana Avenali, che ha colto l’occasione per illustrare la proposta di legge sull’amianto da lei presentata nell’ottobre del 2013, con lo scopo di colmare un ritardo di oltre vent’anni nel recepimento della normativa nazionale in materia (la legge 257/1992 che proibisce la produzione e il commercio di amianto).

La proposta di legge sull’amianto a firma Avenali e sottoscritta dai consiglieri: De Paolis, Panunzi, Lena, Mitolo, Petrangolini, Bonafoni, Favara, Valentini e Agostini, prevede l’attivazione di politiche di sostegno per la tutela e la prevenzione della salute di ex esposti o potenzialmente esposti ad amianto; corsi di formazione e aggiornamento per medici e operatori delle Asl; l’istituzione di un fondo ad hoc per completare la mappatura del Lazio (ad oggi il Centro regionale amianto ha potuto censire solo il 12% del territorio), oltre a incentivi per i privati che vogliano smaltire piccole quantità di amianto. L’impegno preso dai presidenti dell’Aula Daniele Leodori e della Commissione Salute Rodolfo Lena, è stato quello di accelerare il più possibile la calendarizzazione del testo in Commissione.
Un testo che la regione aspetta da vent’anni: i principi della lotta alla fibra killer furono stabiliti con la legge 257 del 1992, ma ancora manca una normativa che sostenga concretamente il Centro Regionale Amianto, finanziandone le attività di censimento al fine di ridurre i tempi della successiva bonifica.