Una mostra affascinante che disegna un percorso tra manichini artistici e di moda dedicata alla creatività artigiana dal 1922 ai giorni nostri. Il racconto dell’evoluzione nell’estetica della donna, della ricerca dei materiali e delle tecniche di lavorazione. Una quarantina di pezzi originali storici, laboratori, installazioni, video che illustrano l’artigianalità italiana di Artevetrinaroma, un’azienda tra le più creative che il Made in Italy abbia creato.
Mànneken significa piccolo uomo, poiché i primi manichini risalenti agli ultimi anni del 1700 avevano dimensioni molto ridotte, alti circa cinquanta centimetri sui quali le sarte confezionavano copie delle loro creazioni da inviare da Parigi a tutte le corti d’Europa, oltre che presso le più ricche famiglie d’ Oltreoceano, in modo che le signore potessero scegliere i loro vestiti all’ultima moda.
Il primo laboratorio nasce a Milano, non lontano dal Teatro alla Scala per poi giungere negli anni ’50 alla fabbrica di manichini a Roma che oggi è tra le più accreditate realtà del settore a livello nazionale ed estero. Nel laboratorio si respira aria creativa e si vive un’atmosfera che oscilla dall’antica manualità al moderno concept. Qui ci si può imbattere nei prototipi disegnati per maison storiche quali Chanel, Valentino, Fendi, Cavalli, Dolce & Gabbana, Moschino e Loro Piana e per alcune accademie di moda e design.
In questo laboratorio si sono sperimentati e ancora si sperimentano forme e materiali e se la moda non può più fare a meno del computer e delle sfilate virtuali, anche questi nuovi modelli si ispirano a forme e fogge del manichino. Supporto usato dalle sarte in tempi passati e poi diventato oggetto di culto anche artistico adottato dalle più grandi firme della panorama della moda italiana.
Per realizzare questi modelli, se da una parte vi sono realtà industriali, dall’altra vivono ancora laboratori artigianali di altissimo livello. “Questa mostra” – affermano i curatori – “intende raccontare il percorso creativo ed artigianale per realizzare un manichino che non solo valorizzi il capo ma che viva anche di vita propria; una mostra che racconti questa esperienza con l’esposizione di manichini d’epoca e di quelli più sperimentali e moderni. Ricostruzione del laboratorio corredata da immagini e video relativo al processo manifatturiero artigianale per poi finire nelle vetrine delle grandi firme”.
L’esposizione si apre con una delle prime opere datata 1922, Un manichino pensato per l’esposizione di tessuti pregiati quali sete e stole di pelliccia. Tra i numerosi pezzi esposti, dal busto “Rose” realizzato per Ferragamo nel 1996 alla serie “Scala” dedicata all’estetica classica della bellezza italiana realizzata dalla casa giapponese Kyoya, fino al manichino gigante plasmato per la Maison Fendi.
Grande attenzione anche al tema dell’eco-sostenibilità con il manichino “Replique” realizzato con materiale riciclato e riciclabile. All’interno del l’esposizione anche l’installazione artistica della giovane designer Ludovica Cirillo – impegnata nelle ricerca sul riuso – che ha ideato appositamente per la manifestazione la sua opera “Fuori dalla Rete” utilizzando parti di manichini in disuso recuperati nel archivio storico di Artevetrinaroma. “Scoprendo il laboratorio” – dice la giovane Cirillo – “ho pensato di dare nuova vita ad oggetti non finiti”.
Curatori: Stefania Giacomini, Gianluigi Contesini, Emilio Sturla Furnò

