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Marino: “A giugno salta il banco”. Pasticcio Acea, via al rimpasto

INSIDE. Dopo le nomine Acea definite dal Pd “inadeguate”, anche uno degli assessori più fedeli perde le staffe e parla di rivoluzione post Europee. Il titolo di piazzale Ostiense dopo la caduta del giorno 8, viaggia in altalena; investitori nervosissimi

di Fabio Carosi

Semmai fosse stato amore, è finito. E ora si aprono le pratiche per il divorzio. Giusto il tempo di attendere la procpamazione dei vincitori (e dei perdenti, ndr) alle prossime elezioni europee del 25 e poi nella prima settimana di giugno salterà il banco. Via al rimpasto di Giunta o, meglio, alla versione duepuntozero di Ignazio Marino sindaco.
La notizia circolava giovedì in Campidoglio, per bocca di uno degli assessori più attivi e insospettabili di “altro tradimento”, ma ormai stanco di un sindaco che “viaggia da solo, senza méta e ormai isolato da partito che lo ha portato”. L’ultimo atto, proprio giovedì 8 maggio. Nella serata si è consumato lo strappo, epilogo della storia infinita di Acea, partita con gli strali e terminata con l’indicazione di nomi per il cda che prima hanno fatto sorridere e poi hanno fatto alzare l’asticella dell’ira.
Scrivono i membri della Commissione Bilancio (Tempesta, Policastro, Piccolo e Ferrari: “I membri Pd della commissione, nell’esprimere il nullaosta alle proposte per il cda di Acea e rimarcando l’autonomia della decisione del sindaco in ordine alla scelta dei membri, rilevano che nel complesso la proposta del cda di Acea non appare del tutto adeguata alla complessità dei compiti che l’azienda ha difronte e auspica che possa essere modificata e resa più autorevole”.
Più chiari di così… “Inadeguati”, un po’ come l’agettivo che accompagna il chirurgo nella sua gestione solitaria del Comune di Roma e che rischia mlto di più del commissariamento già in atto per la redazione del bilancio. Non solo. Marino, dopo aver sbandierato ai quattro venti la teroria dei curricula, l’ha poi ignorata nell’indicazione di  Alberto Irace e Catia Tomasetti rispettivamente per la carica di ad e presidente, insieme a Elisabetta Maggini, Paola Profeta e Franco Paparella e la panchina composta da  Giovanni Campa, Salvatore Monni, Fausto Valtriani e Donatella Visconti, ma è riuscito anche a dare forza all’opposizione che ha visto e denunciato la “lunga mano” di “Nicola Zingaretti” grazie all’indicazione della sua consulente Maggini, senza che  – si dice nel Pd – “lo stesso presidente di Regione ne sapesse nulla”.
E l’effetto Marino si è visto sulle azioni della socità patrimonio dei romani, del socio francese Suez e del cavalier Caltagirone. Mentre scriviamo il titolo è in altalena e segna un – 1,754 rispetto alla chiusura del giorno 8. Segno che gli investitori sono irrequieti: d’altronde chi sommetterebbe su un’azienda che dovrebbe mandare a casa un management affidabile per illustri sconosciuti “Inadeguati”? E’ un po’ come Roma che ha scommesso su Marino.