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Orfini: “Cinque Stelle come la mafia”. La guerra Pd-5S finisce in Tribunale

Orfini: “Cinque Stelle come la mafia”. La guerra Pd-5S finisce in Tribunale
J’accuese cinguettato dal presidente del Partito Democratico dopo la mozione di sfiducia presentata dai 5 Stelle capitolini contro Improta e Ignazio Marino. La replica di De Vito che annuncia la querela: “Ne riparleremo in altre sedi”
Orfini: “Cinque Stelle come la mafia”. La guerra Pd-5S finisce in Tribunale

“Il Movimento 5 Stelle è come la Mafia”. “Ci vediamo in Tribunale”. Questo lo scambio via twitter tradotto del politichese tra il commissario del Pd Roma Matteo Orfini e il portavoce pentastellato al Comune di Roma Marcello De Vito. Lo “J’accuese” cinguettato dal presidente del Partito Democratico dopo la mozione di sfiducia presentata dai 5 Stelle capitolini contro Improta e Ignazio Marino in seguito all’indiscrezione che vuole l’assessore alla mobilità e uomo forte delle Giunta, tra gli indagati per gli appalti per la costruzione della Metro C.

Una querelle che arriva al termine di una settimana di tensione tra maggioranza ed opposizione e che minaccia di accendere ancor di più gli animi proprio mentre in Assemblea Capitolina si sta approvando il bilancio 2015. A pesare su tutto gli strascichi dello scandalo di Mafia Capitale e il commissariamento del X Municipio dopo le dimissioni annunciate dal minisindaco di Ostia Andrea Tassone.

Al cinguettio corale si aggiunge Francesco Storace: “Un po’ di pazienza e prima o poi il Pd romano si costituisce”. Scrive in un tweet il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale de La Destra, mentre uno spaccato dell’atmosfera tutt’altro che serena all’interno del Pd romano viene da Daniela Tiburzi, che del Pd è consigliera al Comune: “Orfini evoca una nuova classe dirigente, Esposito chiede l’ausilio dei militari per Ostia e Rughetti suggerisce di chiudere i falsi circoli e di non rinnovare le tessere ai capi bastone. Continua la caccia all’untore di cui sono vittime tanti esponenti, istituzionali o semplici sostenitori del PD, che ogni giorno continuano a fare il proprio dovere per le strade ascoltando i cittadini. Il problema è grave. La psicosi che infuria da mesi sul futuro dell’attuale classe dirigente non affligge solo gli iscritti, ma tutta la città perché è in corso un autentico linciaggio che, qualora continuasse con tali forme, porterà al suicidio politico collettivo. Chi opportunamente sta facendo pulizia dentro al Partito deve anche indicare chi ha avuto le responsabilità di tale situazione, altrimenti ad Ostia l’elefante ha partorito un topolino e a farne le spese continuano ad essere gli esponenti delle forze sane del PD romano. Al momento solo tristi spettatori di questa tragica situazione”.

devito orfini
 

Proprio mentre tra Orfini e De Vito andava in scena il botta e risposta social, l’assessore alla legalità del comune di Roma, Alfonso Sabella, disegnava l’immagine di un litorale diventato simile alla Palermo anni ’70. Ai microfoni di Radio Cusano, il comissario per il litorela in pectore ha spiegato come ad Ostia la criminalita’ ha cercato di infiltrarsi all’interno delle istituzioni e come sia quindi un rafforzamento del controllo sul litorale romano si impone individuando il profilo del nuovo commissario per il municipio dopo le dimissioni del presidente Tassone: “deve essere una persona di altissimo rilevo politico e istituzionale”, mentre per le elezioni “ci sono tempi tecnici e non si puo’ andare domani a votare. Al momento continuo ad occuparmi del litorale avendo la delega”.