Sui diritti umani e l’omofobia la Regione Lazio compie il miracolo. Se per trasporti, sanità e lavori pubblici i soldi sono col contagocce, quando si parla di diritti umani e omofobia il denaro raddoppia. Anzi, triplica: da 40 mila a 120 mila euro grazie allo spostamento del progetto “Promozione dei diritti umani e alla lotta all’omofobia, destinato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Lazio” dal bilancio 2014 al pluriennale.
Ora combattere bullismo e omofobia è un comportamento nobile, ma a spulciare gli atti regionali e i vincitori del bando pubblico la vicenda sembra assumere aspetti diversi. Più che un progetto culturale, l’intera vicenda sembra assumere i connotati di un finanziamento ad hoc per la cultura Lgtb da portare direttamente nelle scuole. E a sostenerlo sono i genitori delle scuole Girolami e De André ai Colli Portuensi che la scorsa settimana si sono visti arrivare la richiesta della scuola di firmare una liberatoria per poter fotografare e filmare i ragazzi in classe durante le ore dedicate al progetto regionale che, ancora una volta per miracolo, da diritti umani e omofobia cambia nome e diventa Rainbow. Ora anche Rainbow è materia nobilissima e di rango europeo, se non che sfiora a malapena il bando regionale. E così sotto il cappello dei diritti umani, nella classi romane arriva una specie di corso “che mette in connessione associazioni gay e lesbiche europee, scuole e professionisti dei media attraverso lo studio degli stereotipi e promuove il diritto di bambini e bambine, ragazze e ragazzi alla loro identità – con particolare riferimento al genere e all’orientamento sessuale – aiutandoli a contrastare l’omofobia con l’uso di strumenti didattici”.
Dunque si finanziano genericamente diritti umani e omofobia ma in classe arriva una porzione della materia, curata da associazioni che da anni sono in prima linea per la diffusione della cultura Lgbt e dei diritti omosessuali. E chi vince i 120 mila euro? Il Gay Center con un “laboratorio contro la discriminazione delle persone Lgbt (con 40 mila euro), La Coop T6 (che si occupa di Project Management, It, Ambiente e territorio, nonché Società e Innovazione e Ccoperazione internazionale) con il progetto “Stop Lgbt Bullyng (30 mila e 200 euro), l’associazione Dgp che sta per Di’ Gay Project (30 mila euro) e il Centro Cirses, sempre impegnato nella diffusione dellla cultura tematica, tant’è che si è aggiudicato con il programma LGBT all right i restanti 19 mila e 800 euro. Rispetto al finanziamento programmato, La Regione Lazio è riuscita a risparmiare casualmente 200 euro.
I soggetti portatori della cultura Lgbt, come detto, svolgono un lavoro straordinario, un po’ meno la Regione che sembra voler mascherare contributi quasi mirati con l’obiettivo nobile dei diritti civili, un problema che va dai rom agli immigrati, sino ai rifugiati e ai senza casa. Giulio Andreotti buonanima diveca che “a pensar male non si fa mai peccato” e questo sembra proprio il caso di un finanziamento “mirato”.

Ad accorgersi del cappello magico di Zingaretti i consiglieri regionali Olimpia Tarsia e Fabrizio Santori. La Tarzia non usa mezzi termini: “L’attuale maggioranza continua a proporre e finanziare iniziative che, sotto le mentite spoglie di lotta all’omofobia, celano l’ideologia del gender con lo scopo di compiacere e rabbonire una certa area ormai culturalmente strutturata e politicamente influente”.
E Santori rincara a proposito delle circolari inviate alle famiglie: “Si tratta di una violenza che le famiglie stanno subendo, perché molti genitori per paura di essere tacciati di omofobia non riescono a manifestare esplicitamente la non condivisione del progetto. E noi, come loro, non siamo omofobici, ma vogliamo soltanto ribadire la centralità della famiglia nell’educazione, il fatto che taluni progetti non possano essere erogati a bambini così piccoli e, infine, che la scuola debba insegnare il rispetto, di tutti. Non servono quindi artefatte e ideologiche campagne di educazione di genere da inculcare ai bambini, ma qualcosa di più semplice, più generale e certamente più efficace, se l’obiettivo fosse veramente quello di rispettare il prossimo”.
E poi conclude: “C’è un attacco diretto, frontale, e anche finanziato, contro i bambini, le famiglie e l’educazione. In alcuni casi si tratta di specifici progetti di educazione di genere, in altri pur avendo gli stessi contenuti dei precedenti sono celati sotto la bandiera della lotta al bullismo. Ma intanto questi progetti continuano a destare preoccupazione tra i genitori e di segnalazioni ne arrivano quotidianamente. Dopo i menù etnici, poi quelli europei, ecco un altro progetto ideologico della sinistra che si vuole imporre ai bambini romani e alle famiglie di questa città. La Regione Lazio interrompa immediatamente l’erogazione di questo servizio non gradito”.
