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Perché “la Boschi” sì e “il Renzi” no? Giulia, la guerra al sessismo linguistico

Perché “la Boschi” sì e “il Renzi” no? Giulia, la guerra al sessismo linguistico
maria elena boschi 04
La rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome in tutta Italia ha raccolto l’adesione di oltre ottocentocinquanta professioniste, partendo dalla tesi che la parità dei diritti passa anche attraverso l’uso della lingua. E con l’aiuto dell’Accademia della Crusca ha realizzato “Donne, grammatica e media”. Non solo per comunicatori
Perché “la Boschi” sì e “il Renzi” no? Giulia, la guerra al sessismo linguistico
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Perché “la Boschi” sì e “il Renzi” no? Giulia, la guerra al sessismo linguistico
Perché “la Boschi” sì e “il Renzi” no? Giulia, la guerra al sessismo linguistico
Perché “la Boschi” sì e “il Renzi” no? Giulia, la guerra al sessismo linguistico

di Valentina Renzopaoli

Si può dire ministra? e ingenera? È meglio avvocata o avvocatessa? E perché viene spontaneo dire “la” Boldrini, “la” Boschi e non “il” Renzi o “il” Grillo? E ancora: perché il femminile di parrucchiere, ovvero parrucchiera, è entrato nel lessico comune e il femminile di sindaco, ovvero “sindaca”, ancora no?
Si potrebbe parlare, e con buone ragioni, di “sessismo linguistico” ma, a guardar bene, spesso è molto più semplicemente e banalmente una questione di pigrizia o, peggio, di ignoranza. Diciamocelo: non sempre i giornalisti e i comunicatori conoscono  le regole grammaticali. In un modo o nell’altro, il risultato è che troppo spesso, la mancata parità tra uomo e donna parte proprio dalla lingua e dell’uso che se ne fa. Anche sui giornali e in televisione.
A studiare la giungla lessicale e le sconclusionate combinazioni sintattiche disseminate sulle pagine dei quotidiani, nei dibattiti radiofonici, nei talk televisivi e pure nei telegiornali, ci hanno pensato le donne di G.I.U.L.I.A.
La rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome in tutta Italia ha raccolto, nel giro di quattro anni, l’adesione di oltre ottocentocinquanta professioniste. Partendo dalla tesi che la parità dei diritti passa anche attraverso l’uso della lingua, l’Associazione ha realizzato una vera e propria guida “Donne, grammatica e media. Suggerimenti per l’uso dell’italiano”, rivolto a chi ha fatto della comunicazione il proprio mestiere, scritto da Cecilia Robustelli con la collaborazione dell’Accademia della Crusca. da Un piccolo “bignami” della parità di genere affinché l’informazione riconosca le differenze, a partire da un uso corretto del linguaggio. “L’idea è nata durante l’ultima assemblea annuale di G.I.U.L.I.A. che si è svolta a Roma due anni fa” racconta Maria Teresa Manuelli, la curatrice della guida, esperta di linguistica e segretaria nazionale dell’associazione. “Ci siamo accorte di questa disparità linguistica dovuta non sempre per cattiva volontà: spesso i colleghi e le colleghe proprio non sanno come usare il femminile di certi termini”.
Tra tutti gli usi della lingua con effetto discriminante quello più diffuso è l’uso delle forme maschili che indicano ruoli istituzionali o titoli professionali in riferimento alle donne, in pieno contrasto con le regole grammaticali. “Fateci caso” spiega Maria Teresa Manuelli “le professioni vengono declinate al femminile fino a quando si arriva ad un certo livello sociale, andando sù nella scala gerarchica, chissà come mai, il femminile scompare”. Come se l’uso “discriminante” della lingua volesse avallare il fatto che certi mestieri, nella mentalità comune, non sono ancora a portata di donna. E’ normale infatti parlare di fioraia, parrucchiera, segretaria, molto meno frequente è l’uso dei termini sindaca, deputata, assessora, ingegnera, questora o chirurga. “Eppure nella storia ci sono esempi eccellenti che documentano la presenza delle donne in ruoli importanti della società” spiega la dottoressa Manuelli. “Nella Divina Commedia Dante parla di “ministra” mentre nell’antica preghiera del Salve Regina la Madonna viene definita addirittura “avvocata” nostra. Cosa è accaduto nel frattempo?” si chiede l’esperta. Dubbi, spiegazioni e soprattutto tanti esempi: il vademecum di G.I.U.L.I.A., scaricato dal sito internet dell’associazione da circa 67mila utenti, risponde a ogni domanda.