di Alberto Berlini
Li vedi aggirarsi giorno e notte, instancabili, trascinando dietro un carrello recuperato chissà dove e riempito di cinfrusaglie di ogni genere. Si avvicinano ai cassonetti della spazzatura e ci infilano dentro la testa rovistando servendosi di una specie di arpione artigianale. Il cassonettaro è diventato una vera e propria professione e in tempi di raccolta differenziata il compito è quantomeno facilitato: la missione è trovare l’oro rosso: il rame.
Sulle sponde del Tevere, non lontano dal ponte Marconi è nata una vera e propria fonderia. Lo sanno bene gli abitanti dei palazzoni che affacciano sul lungotevere di Pietra Papa. Proprio da lì, dove la recinzione si interrompe per consentire un accesso al gretto del fiume, parte un sentiro che conduce ad un accampamento di otto tende fatte di plastica, canne e “monnezza”.
Basta aspettare l’imbrunire per vedere i primi fuochi, poi la notte tutto il quartiere si riempie di un fumo acre di plastica bruciata. La fonderia abusiva è in piena attività da due giorni: si bruciano cavi e tutto ciò che contiene rame per poter estrarre il prezioso materiale che poi viene rivenduto sul mercato nero.
Una storia che si ripete: ogni volta che un campo viene smantellato presto ne rinasce uno nuovo in un’altra area, fino a che le proteste dei cittadini esasperati dall’aria tossica che sono costretti a respirare non smuovono le forze dell’ordine. Questa zona al confine tra la città e la periferia è la preferita dai nuovi cercatori d’oro: ricca di materiale e di aree semiabbandonate in cui operare senza attirare troppo l’attenzione. Così ogni notte sale una nebbia tossica che oscura un’intero quartiere.
