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Processo Cerroni: sul banco sale il Noe. Udienze avanti tutta, gli avvocati al palo

Il 9 dicembre parte la sfilata dei testimoni. I primi a deporre saranno i carabinieri che hanno indagato sul cdr di Albano Laziale. Il presidente Mezzofiore respinge la memoria collettiva della difesa che protestava per l’impossibilità di visionare i verbali delle intercettazioni telefoniche. Le proteste dei legali: “E’ stata scelta la strada di assumere a valore assoluto la celerità del processo, anche a scapito delle garanzie difensive”

di Valentina Renzopaoli

Archiviare la battaglia delle intercettazioni e andare avanti: non si può più perdere tempo visto che se n’è già perso pure troppo. Il mega processo sui rifiuti che vede imputato il patron di Malagrotta Manlio Cerroni non può rimanere fermo al palo. Questa è “l’indicazione” che arriva dall’esito della settima udienza: ci sono volute quasi sei ore di Camera di consiglio ma alla fine il Collegio giudicante, presieduto da Giuseppe Mezzofiore, ha confermato l’ordinanza emessa lo scorso 22 novembre con la quale si stabiliva la trascrizione della maggior parte delle telefonate intercettate e finite negli atti. Ed ha disposto la citazione dei primi testi dell’accusa: ad essere ascoltati il prossimo 9 dicembre saranno tre militari del Noe che hanno condotto l’indagine sul filone che riguarda il Cdr di Albano Laziale, il comandante del Nucleo Operativo del Noe Pietro Raiola Pescarini, e gli agenti Cangemi e Lomonaco.
E dai legali si è alzato un coro di proteste: “Mi pare sia stata scelta la strada di assumere a valore assoluto la celerità del processo, anche a scapito delle necessarie garanzie difensive. Questa ordinanza lascia insoluta le questioni sollevate dalle difese” ha commentato Domenico Oropallo, legale dell’ex dirigente regionale Luca Fegatelli.
Dunque, a poco è valsa la nuova memoria collettiva dei legali della difesa presentata all’inizio dell’udienza che chiedeva di revocare l’ordinanza pronunciata dai giudici la scorso 22 ottobre, ritenuta, si legge “fondata su erronei presupposti di fatto”. Un’istanza che contiene argomentazioni sulla difficoltà o, addirittura, impossibilità di visionare i verbali e i brogliacci depositati dal pm. “Dai dischetti originali rilasciati dalla Procura al difensore del De Filippis, che aveva formulato richiesta di copia integrale, risulta che gli atti citati nell’indice del materiale depositato sono solo le richieste di autorizzazioni, mentre non vi sono tutti i verbali di cui all’art. 268, co. 1 c.p.p. (la cui mancanza determina l’inutilizzabilità delle intercettazioni ex art. 271, co. 1 c.p.p.), né i files audio, che pure dovevano essere nel fascicolo del P.M. (art. 269 c.p.p.)” si legge nell’istanza.
L’unica concessione che il Tribunale ha stabilito è stata la proroga per la difesa dei termini prefissati per l’individuazione delle intercettazioni da trascrivere, dal 31 dicembre al 31 marzo del 2015. Tempo necessario per esaminare le centoventimila pagine di verbali che il pm ha fatto estrapolare dai famosi quattrocento dischetti contenti brogliacci, intercettazioni e file audio, e che sono stati consegnati la scorsa settimana.
Nel frattempo si va avanti con i primi testimoni, si parte il 9 dicembre con i Carabinieri del Noe, e poi si prosegue con la Guardia di Finanza.