Un miliardo di euro per le pulizie nelle scuole italiane e nel centri di formazione della Pubblica Amministrazione per un totale di 13 lotti funzionali. Una maxi gara d’appalto della Consip che finisce in un’indagine dell’Agcom, Autorità per la Garanzia e la concorrenza del Mercato, con l’ipotesi di un accordo tra le società partecipanti per ignorare ogni forma di concorrenza e dividersi tutta la posta.
A sollevare dubbi sull’appaltone onnicomprensivo di pulizie, servizi vari e quello che in gergo viene definito “facility management” è il senatore forzista Francesco Aracri che ha depositato un’interrogazione al ministro per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi per chiedere chiarezza sull’intero affidamento e sulle garanzie che la Consip mette in campo per garantire la libera concorrenza e l’assenza di “pratiche collusive” tra le imprese.
La vicenda ha origine nel luglio del 2012, quando la Consip bandisce una gara divisa in 13 lotti per un importo superiore al miliardo di euro. L’aggiudicazione avviene nel settembre 2013 ma l’8 ottobre del 2014 l’Agcom accende il microscopio sulle società Cns, Exitone e Kuadra, riunite in associazione temporanea d’impresa e la Manutencoop facility management spa. L’Agcom sospetta ed è alla ricerca di prove documentali che tra l’Ati e la Manutencoop ci sia stato un accordo per dividersi i lotti, secondo una legge non scritta ma da sempre in auge, della presentazione dell’offerta a perdere per i lotti non “spartiti” o addirittura della non presentazione. Quando il sistema viene attuato reciprocamente, chi partecipa per vincere è in una botte di ferro. “Due lotti a te, uno a me”, e tutti ci guadagnano.
Ora i partecipanti all’Ati e la Manutencoop sono giganti del settore, aziende che da sempre operano con brillantezza sul mercato tant’è che lo stesso Aracri nell’interrogazione li definisce “Tra i più rilevanti player del mercato pubblico dei servizi di pulizia”. Solo che la torta è talmente grande che si notano alcune “coincidenze” tra le gare del passato, dove, scrive ancora il senatore al ministro, ” emergerebbe che i competitori su cui vi potrebbe essere sospetto di aver formulato delle offerte tra loro coordinate sono risultati aggiudicatari dei ben 9 lotti su 12″. E se non bastasse, il meccanismo osservato dalla Consip si replica “in una successiva gara indetta da CONSIP per “l’affidamento di servizi integrati, gestionali ed operativi, da eseguirsi negli immobili adibiti ad uso ufficio, in uso a qualsiasi titolo alle Pubbliche Amministrazioni, nonché agli immobili in uso alle Istituzioni Universitarie Pubbliche ed agli Enti ed Istituti di Ricerca” ( bando 19/03/2014 relativo alla gara denominata FM4; 14 lotti geografici più 4 lotti accessori)”.
Ammesso che le aziende abbiano messo in piedi un cartello e che questa ipotesi porti ad una vera spartizione del mercato e delle gare, non siamo di fronte ad un’attività illegale, ma ciò comporterebbe uno schiaffo al principio della concorrenza e del mercato e una violazione dei principi esposti dal decreto legge n.90 del 24 giugno 2014 che parla di “”misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari” che concentra tutti gli acquisti della pubblica amministrazione nelle cosiddette “centrali uniche”. Con i cartelli di aziende e tutte maxigare, ci chi rimette è la piccola e media impresa, costretta a tentare la sorte in lotto giganteschi, dove la competizione con i giganti è impossibile”. Così come è impossibile dare un senso alla legge dell’11 novembre del 2011 che dice chiaramente: “.. al fine di favorire l’accesso alle micro, piccole e medie imprese, la PA e le autorità competenti.. provvedono a suddividere gli appalti in lotti o lavorazioni funzionali”. Se c’è il maxi appalto la maxi impresa ha la vittoria in tasca.

IL CASO. Il senatore Fi Francesco Aracri presenta un’interrogazione al ministro Federica Guidi su una appalto del 2013. E solleva il problema della centrale unica d’acquisto: i super lotti facilitano gli accordi e chiudono il mercato alle piccole e medie imprese
